Colei che aveva concepito verginalmente per opera dello Spirito Santo non aveva bisogno di sottomettersi a questo rito. Tuttavia, l’incomparabile umiltà della Regina delle Vergini la portò a presentarsi al sacerdote insieme al suo Divin Figlio.

 

Circa duemila anni fa, l’umanità era pervasa da orgoglio e infedeltà alla Legge di Dio.

I gentili seguivano le loro pratiche peccaminose, avendo per legge l’amore per se stessi e l’oblio degli altri. Gli ebrei, pur possedendo la luce delle profezie e conoscendo il vero Dio, si erano intiepiditi in attesa della venuta del loro Redentore e, di conseguenza, non facevano alcuno sforzo per condurre una vita virtuosa.

Essi non sapevano però che nella piccola città di Betlemme una Coppia nobile e santa già venerava il Dio Bambino che era appena nato. Era il Divino Infante che la Santissima Vergine aveva dato alla luce e accarezzava tra le sue braccia in attesa del compimento dei quaranta giorni necessari alla Sua purificazione e alla presentazione del Bambino al Tempio, come ordinava la Legge di Mosè.

“Dio dà la sua grazia agli umili”

Che necessità c’era a che l’Autore della Legge e la Madre della grazia osservassero i precetti mosaici? Certamente nessuna. Tuttavia, per amore della legge che Egli stesso aveva creato, e per una profonda umiltà, si recarono al Tempio, accompagnati da San Giuseppe.

Colui “che ancora non faceva uso della parola per assomigliare agli uomini in tutto, tranne che nel peccato (cfr. Eb 4, 15), comunicava continuamente in forma mistica con i suoi genitori. E a loro aveva fatto conoscere il suo desiderio di adempiere la Legge in tutto, per dare un buon esempio di umiltà e di obbedienza”.1

Fedeli all’ispirazione soprannaturale, la Madonna e il suo santo Sposo presero la strada di Gerusalemme portando con sé il Divino Infante. Il Dio-Uomo sarebbe passato per la prima volta in quella città che, anni dopo, avrebbe percorso di nuovo facendo il bene, e che alla fine avrebbe attraversato portando la Croce sulle spalle per consumare la sua opera d’amore.

Così, nascosta agli occhi umani, ma servendo da spettacolo agli Angeli, la Sacra Famiglia si avvicinava al Tempio. Quando arrivò presso le mura, Maria Santissima si fermò sulla porta, come le altre madri di Israele che non potevano entrare prima di purificarsi.

Colei che aveva concepito verginalmente per opera dello Spirito Santo non aveva bisogno di sottomettersi a questo rito. Tuttavia, l’incomparabile umiltà della Regina delle Vergini La portò a presentarSi al sacerdote insieme al suo Divin Figlio.

“Conveniva che la Madre si conformasse con l’umiltà del Figlio, poiché ‘Dio dà la sua grazia agli umili’ (Gc 4, 6)”,2 insegna il Dottore Angelico.

Il premio di una fede incrollabile

È in questo momento che avviene l’incontro con il vecchio Simeone.

Mosso dallo Spirito Santo, egli si avvicina alla giovane coppia che portava la creatura più preziosa, la prende tra le braccia e canta la sua gloria: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 34-35). Fragile creatura, in apparenza senza intendimento, Nostro Signore comprendeva quel canto che Egli stesso aveva ispirato…

La sintetica narrazione di questo incontro, che occupa appena undici versetti del Vangelo di San Luca, risveglia nei nostri cuori il desiderio di conoscere le meraviglie ineffabili che il succinto racconto biblico non svela. Infatti, deve essere stato commovente l’incontro di Simeone con il Divino Infante, essendo l’anziano rimasto per molti anni in attesa del Messia.

Già travolto da una vita di lunghe prove e sofferenze, ebbe tra le braccia il compimento della promessa, come ricompensa per la sua incrollabile fede. E Nostro Signore lo accarezzava con le sue manine, facendo sgorgare dagli occhi di quell’incrollabile monumento inaspettate lacrime di gioia. “La fedeltà di Simeone era giunta all’estremo e, per questo, fu ricompensata con una sovrabbondante consolazione”.3

Presentazione del Bambino Gesù al Tempio, del Beato Angelico – Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Valdarno (Arezzo)

Gli umili sono sempre esaltati

Un aspetto di questo episodio della vita di Nostro Signore Gesù Cristo richiama in particolar modo la nostra attenzione.

Durante la sua permanenza nel Tempio, la Madonna e il Bambino  cercarono di nascondersi sotto il velo dell’umiltà, ma non mancò chi Li riconobbe e proclamò Lui come Luce delle Nazioni e Gloria del Popolo d’Israele (cfr. Lc 2, 32) e Lei come Madre della Luce e Corredentrice del genere umano, perché non è altro che questo il senso della profezia di Simeone: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35). Acconsentendo alla Passione di Nostro Signore e soffrendo con Lui, Maria ha fatto parte dell’opera redentrice di Cristo.

Questo è il premio degli umili: quanto più si annullano, tanto più Dio li esalta, facendoli risplendere di una luminosità crescente. Gli orgogliosi, al contrario, quanto più corrono dietro alle glorie mondane, più si sentono isolati e sono sepolti nell’oblio.

Seguiamo l’esempio di Maria, Regina dell’umiltà. Se con una sola parola rivolta al suo Divin Figlio Ella può ottenere per noi qualsiasi grazia, chiediamoLe di renderci umili e rispettosi della Legge. Preghiamo anche perché, sull’esempio di Simeone, ci faccia crescere costantemente nella fede e nella fedeltà, affinché prima di partire per il Regno eterno possiamo dire: “Ora prendi pure la mia anima perché i miei occhi hanno visto, già su questa terra, la gloria della tua Santissima Madre!”

Note

1 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. São José: quem o conhece?
São Paulo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.250.
2 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. III, q.37, a.4.
3 CLÁ DIAS, op. cit., p.253.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui