Fede e ragione – Molteplicità, gerarchia e armonia dell’universo

La costante battaglia tra il bene e il male si svolge nella Storia attraverso i più svariati scontri. La vittoria dell’uno o dell’altro, tuttavia, si decide in funzione di un unico principio, spesso ignorato dai buoni.

Storia, maestra di vita – dicevano gli antichi1 a buon diritto. Soprattutto se consideriamo la Storia non come una semplice successione di fatti, ma nella sua prospettiva più alta, come «il cammino dell’umanità e di tutto l’universo verso l’obiettivo per il quale sono stati creati»2 da Dio.

Questo cammino, a partire dal momento in cui Satana cadde dal Cielo come un fulmine (cfr. Lc 10, 18) e il peccato entrò nel mondo (cfr. Rm 5, 12), consiste essenzialmente in una grande lotta tra il bene e il male. Infatti, tutti gli avvenimenti che hanno definito il destino dell’umanità, a livello universale o individuale, sono stati o trionfi della virtù, nella realizzazione dei disegni divini, o successi dell’iniquità, per la perfidia del demonio.

Considerando quindi ciò che, da questa prospettiva, ha da insegnarci la sapienza del passato, possiamo comprendere quali astuzie utilizzino gli inferi per far avanzare il loro piano di disordine e, d’altra parte, conoscere anche di quali armi debba dotarsi il cattolico militante dei nostri giorni, desideroso di aiutare la Santa Chiesa a far crescere sulla terra il Regno di Cristo e di Maria.

Astuzia millenaria del Maligno

Analizzando i secoli che ci hanno preceduto, prendiamo come esempio iniziale il primo peccato collettivo commesso all’interno della Cristianità.

Divisore per definizione, il nemico infernale sa che la condizione del suo successo sta nella disgregazione del bene… Perché questa unione del bene è così importante?

Wittenberg, 1517. Un frate predicatore di nome Martin Lutero, già fortemente influenzato da correnti spirituali e filosofiche contrarie al Cattolicesimo, si indignò contro presunti abusi commessi dal Santo Padre e commise a sua volta l’abuso di affiggere sulla porta della cattedrale della città novantacinque tesi che attaccavano l’azione e la dottrina della Chiesa. Era scoppiata una vera e propria rivoluzione che, in poco più di cento anni, avrebbe rotto per sempre l’unione delle nazioni europee sotto l’egida della Sposa Mistica di Cristo. Lutero fu condannato come eretico; però, con il Trattato di Westfalia del 1648, il protestantesimo ottenne il titolo di “religione” e diritto di cittadinanza.

Un fatto successivo, dalle conseguenze più ideologiche che politiche, può essere altrettanto illuminante. Il XVIII secolo è chiamato “dei lumi”, delle scoperte scientifiche, delle grandi invenzioni, della crescita intellettuale e materiale. Tuttavia, tante novità erano già nate contrarie alla mentalità della Chiesa, senza che essa avesse assunto nei loro confronti alcuna posizione di condanna preventiva. Si sarebbe potuto pensare che, esistendo un solo Dio creatore delle realtà spirituali e fisiche, il progresso delle scienze avrebbe contribuito alla diffusione e alla conferma della religione. Ma così non fu. La scienza si sviluppò separatamente dalla fede. Di conseguenza, senza incontrare ostacoli significativi, nell’umanità si rafforzarono lo spirito antireligioso, lo scetticismo, il materialismo e, infine, l’ateismo dichiarato.

Discordia, divisione e conquista di cittadinanza: ecco la strategia millenaria utilizzata dal male per insediarsi nel mondo. Dopo aver separato, in primo luogo, l’uomo da Dio – con il peccato originale –, il demonio ha separato lo spirituale dal temporale, il religioso dal laico, la nobiltà dal popolo, la vita intellettuale dalla vita morale, la pietà dalla combattività; e continua a fare sempre così con innumerevoli splendori creati, da quelli metafisici a quelli più pratici, come il concetto di unione tra corpo e anima che costituisce l’uomo.

Divisore per definizione – poiché il nome diavolo deriva dal greco διάβολος (diábolos), che vuol dire colui che disunisce3 –, il nemico infernale sa che la condizione del suo successo risiede nella disgregazione del bene. Tuttavia, quale sarà la ragione più profonda di questo suo modo di agire? Perché l’unione del bene è così importante al punto che, una volta rotta, ne provoca la rovina? Uno sguardo alla Teologia della creazione chiarirà la questione.

Armonia nella molteplicità

Se esistono molte realtà inimmaginabili per la mente umana limitata, poche lo sono in modo così speciale come il momento benedetto in cui il Divino Artefice decise di creare dal nulla tutte le cose e di iniziare l’opera per eccellenza, della cui perfezione le forme d’arte inventate dall’uomo non sono che pallidi riflessi. Ebbene, la Santissima Trinità produsse una tale meraviglia «per comunicare la sua bontà alle creature, bontà che esse devono rappresentare»,4 afferma San Tommaso d’Aquino.

Nell’immenso insieme dell’universo, tutte le creature si uniscono per formare una rappresentazione completa del Divino Artefice

Ciò avviene in due maniere. La prima si realizza a livello individuale, poiché ogni essere, per quanto piccolo sia, riflette Dio a modo suo. Ma riflette anche come parte integrante dell’immenso insieme dell’universo, in cui tutte le creature si uniscono per formare una rappresentazione completa di Colui che le ha create.

Su questo secondo punto, la Teologia spiega che le perfezioni divine sono infinite e immense e non potrebbero essere rappresentate in modo soddisfacente da un’unica creatura. Queste perfezioni, quindi, che sono uniche in Dio, si riflettono negli esseri creati in maniera molteplice e distinta,5 alla maniera di un raggio di luce che si rifrange nei diversi colori dell’arcobaleno.

La creazione dell’universo – Morgan Library & Museum, New York

Da ciò si comprende la necessità dell’unione degli esseri tra loro e con il Creatore. In questa armonia, essi formano come una grande orchestra che loda la magnificenza dell’Altissimo. Disarticolati, non possono che produrre una cacofonia, indegna dell’integrità divina. E l’antico Serpente, conoscendo questa verità e non riuscendo nel suo odio a distruggere Dio, cerca di rovinare la creazione, inoculandole in punti strategici il veleno della divisione e soffocando in essa i riflessi dell’Onnipotente.

Inoltre, Satana non si limita solo a distruggere l’opera divina, ma mira a usare le creature per costruire il proprio regno, l’inferno sulla terra, come sinistra scimmiottatura del regno di santità che il Salvatore è venuto a instaurare nel mondo. A tal punto arriva l’insolenza della sua ribellione contro Dio.

Apice in funzione del quale tutto si ordina

D’altra parte, sbaragliando trionfalmente gli inganni infernali, il piano di Dio si realizza nella Storia, in tutta la sua ricchezza e pienezza, grazie alla Redenzione operata dal Verbo Incarnato.

Se l’unità del bene venne ferita dal peccato degli angeli e degli uomini, Nostro Signore Gesù Cristo l’ha ristabilita per sempre con il suo Sangue versato sulla Croce. Unendo nella sua Persona la natura umana e quella divina, Egli ha riconciliato con Dio tutte le creature (cfr. Col 1, 20) e ha realizzato il misterioso disegno divino di riunire in Sé tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra (cfr. Ef 1, 9-10), come afferma l’Apostolo.

La creazione è come una montagna: vi è una gradazione che parte dagli esseri più terreni, alla base, fino a quelli che sono più soprannaturali, in cima

Parlando della riconciliazione di tutti gli esseri, San Paolo si riferisce anche alla natura animale, vegetale e minerale che, secondo il suo insegnamento, riceveranno in un determinato momento gli effetti della grazia redentrice: «[La creazione] è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8, 20-21). Secondo le parole di San Tommaso d’Aquino, «nella [manifestazione della] gloria dei figli di Dio, tutta la creazione sensibile otterrà una certa qualità di gloria, secondo l’Apocalisse 21, 1: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra”».6

L’Agnello Divino è, quindi, il centro dell’universo, la pietra angolare in funzione della quale tutto armoniosamente si ordina (cfr. Ef 2, 20-22) e alla quale tutti gli esseri sono vincolati, nella misura che compete a ciascuno.

Postura cattolica per eccellenza

Le considerazioni precedenti rendono chiara ai nostri occhi una verità fondamentale, quasi sempre dimenticata o persino ignorata: il cattolico deve saper discernere e mantenere la relazione di tutti gli esseri con Cristo, e in questo senso deve essere unitivo e armonioso per eccellenza. Non promiscuo, abbracciando allo stesso modo la verità e l’errore, la virtù e il peccato, ma integro, preservando dalle insidie infernali l’unum del bene, come ci insegna ancora una volta San Paolo: «Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto, infatti, ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre?» (2 Cor 6, 14).

Naturalmente, questa postura cristocentrica così necessaria comporta una gerarchia, poiché l’aggregazione arbitraria di molte cose buone non è altro che una forma diversificata di disordine… Parlando ai propri figli spirituali di come le realtà più elementari percepite dall’uomo lo conducano, in modo graduale e sano, alle riflessioni più elevate, il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira7 sviluppa una metafora che si adatta molto bene al nostro caso.

L’unità della creazione, afferma, assomiglia a una montagna, costituita alla base da una catena di creature il cui legame con Dio è più elementare, poiché sono più terrene che celesti; nella sua parte centrale, in modo progressivo, è costituita da catene di creature sempre più elevate; e nella sua cima dallo strato più soprannaturale dell’universo, che ha una relazione stretta con la Santissima Trinità. E tutte queste catene formano un unico insieme gerarchicamente armonioso.

Essendo l’adorabile Persona di Nostro Signore Gesù Cristo la “vetta” della montagna della creazione – e qui applichiamo la metafora –, il cristiano deve saper ordinare la propria vita, e la vita della società in cui è inserito, in una gerarchia di valori che abbia il Redentore come regola e misura di tutto, ossia, dando sempre la precedenza a quello che ha un legame maggiore con Lui e, infine, unendo sotto questa regola tutte le cose, in una sana armonia.

Modello perfetto di questa attitudine è la Santa Chiesa Cattolica. Non c’è aspetto della vita umana su cui essa non abbia posato la sua sollecitudine materna, dalle più alte necessità di santificazione fino alle più acute miserie a cui l’uomo è soggetto. Pur non essendo un’istituzione filantropica, è sempre stata il rifugio e la fonte di sostentamento dei poveri; pur non essendo una clinica, ha fondato gli ospedali e ne ha mantenuti innumerevoli; pur non essendo un’accademia, è diventata la grande propagatrice delle università e degli istituti di insegnamento; e in tutto questo, come esimia esecutrice del mandato di Cristo (cfr. Lc 12, 31), ha sempre cercato prima di tutto di avvicinare le anime al Regno di Dio e alla sua giustizia, considerando il resto come un semplice extra.

Nostro Signore Gesù Cristo è la “cima” della montagna della creazione, e in funzione di Lui il cristiano deve saper ordinare la propria vita e quella della società

Per rendere ancora più chiare queste considerazioni, immaginiamo: come sarebbe il mondo se tutti praticassero i Dieci Comandamenti? Che generazione di uomini si formerebbe se gli insegnanti, nelle scuole, cercassero di educare non solo le menti alle future sfide professionali, ma soprattutto le anime alla battaglia della santificazione? Quale splendore raggiungerebbero le arti se, oltre a deliziare i sensi, esprimessero agli spiriti qualcosa della bellezza di Dio? Cosa sarebbe l’architettura se, accogliendo non semplici esseri razionali, ma anime battezzate, le conducesse alla compostezza e guidasse il pensiero alle realtà celesti?

Questo accadrebbe se l’umanità fosse autenticamente cattolica apostolica romana, poiché l’anima così formata esprime Cristianesimo in tutto ciò che fa. Si instaurerebbe nell’universo quella suprema e genuina armonia che Dio aveva in mente quando creò tutto dal nulla, e per la quale la nostra anima sospira, spesso senza che ce ne rendiamo conto.

“Ascensione”, di Jacopo di Cione – National Gallery, Londra

Il regno della pace sarà instaurato!

Questo sospiro latente, però, non cadrà nel vuoto. Il regno della pace cristiana non è utopico come la vittoria del male. Al contrario, per i meriti infiniti del Salvatore e per le suppliche di Maria Santissima, Sovrana dell’Universo, esso si instaurerà sulla terra, e forse in un futuro non molto lontano.

Se dunque il diavolo lavora con zelo, «pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12, 12), cerchiamo di non essere meno diligenti nell’edificazione del Regno di Cristo e, come degni figli dell’armonia, lottiamo incessantemente affinché la volontà di Dio si compia presto, stabilmente, «come in Cielo così in terra». 

 

Note


1 Cfr. CICERONE, Marco Tullio. De oratore. L.II, n.36.

2 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 17/1/1967.

3 Cfr. GARCÍA SANTOS, Amador Ángel. Diccionario del griego bíblico. Estella: Verbo Divino, 2011, p.198.

4 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.47, a.1.

5 «Poiché una sola creatura non sarebbe in grado di rappresentarla [la bontà di Dio] in modo sufficiente, Egli ha prodotto creature molteplici e diverse, affinché ciò che manca a una per rappresentare la bontà divina sia completato da un’altra. Così, la bontà che è in Dio in modo assoluto e uniforme è presente nelle creature in modo molteplice e distinto. Di conseguenza, l’universo intero partecipa alla bontà divina e la rappresenta più perfettamente di quanto non possa farlo una singola creatura, qualunque essa sia» (Idem, ibidem).

6 SAN TOMMASO D’AQUINO. Super Epistolam ad Romanos expositio, c.II, lect.4.

7 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 10/1/1981.

 

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