Il Papato – Guida, modello e speranza

Nel corso dei secoli, la figura del Romano Pontefice è diventata sempre più chiara e preziosa. Infallibile e supremo, il Papa non rappresenta forse qualcosa di più per i fedeli?

«Nessuno è un buon giudice nella propria causa», recita un adagio popolare. Oppure, per usare le parole di Nostro Signore Gesù Cristo: «Se fossi Io a render testimonianza a Me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera» (Gv 5, 31). Il lettore avrà forse già applicato questo principio, anche se in modo involontario, o lo avrà sentito applicare da qualcun altro – probabilmente da uno non cattolico – alla dottrina dell’infallibilità pontificia.

In effetti, sembra un circolo vizioso quando il Papa afferma: «Poiché tutto ciò che dico è infallibile, dichiaro di non poter sbagliare». Ossia, l’unica garanzia della sua infallibilità consisterebbe nella sua stessa parola. Sarebbe come il «quia nominor leo»1 della vecchia favola romana.

Ma la realtà è ben diversa. Innanzitutto perché nessun Papa ha creato il dogma dell’infallibilità pontificia; poi perché non tutto ciò che il Papa dice è infallibile. Chiariamo…

Il primato romano nel corso dei secoli

Per cominciare, dobbiamo tenere conto del fatto che fin dagli inizi della Chiesa il Papa è stato considerato la massima autorità nella Chiesa.

La prima testimonianza che la Chiesa romana abbia il primato su tutte le altre si trova nella penna di un autore non romano, già nel I secolo. Sant’Ignazio di Antiochia, nella sua lettera ai fedeli della comunità di Roma, la chiama «la Chiesa che presiede nella regione dei romani […], che presiede alla carità».2 Va notato che alcuni teologi interpretano la parola carità come un riferimento alla Chiesa universale; altri, invece, affermano che essa indichi la totalità della vita soprannaturale e, in tal modo, la Chiesa romana avrebbe l’autorità per guidare e dirigere tutto ciò che si riferisce all’essenza del Cristianesimo.3

Anche San Girolamo, trovandosi in Siria, scrive a Papa San Damaso per consultarlo su alcune questioni relative all’eresia ariana e dichiara: «Io, intanto, proclamo: chi è unito alla Cattedra di Pietro, è con me!»4 Nello stesso senso, Sant’Ireneo spiega che è sempre stato necessario che tutta la Chiesa, cioè la totalità dei fedeli, si unisse alla Sede Romana, «a causa della sua superiore sovranità».5 E, nel corso dei secoli, è diventata famosa l’espressione di Sant’Ambrogio: «Ubi Petrus, ibi Ecclesia».6

Infine, risparmieremo ai lettori un lungo elenco di riferimenti ai Padri e ai Dottori che hanno difeso la sovranità del Papa nella Chiesa, nonché i fondamenti biblici di tale dottrina. Citando il Concilio di Efeso, celebrato nel 431, il Concilio Vaticano I la sintetizza bene:

«Nessuno può nutrire dubbi, anzi è cosa risaputa in tutte le epoche, che il santo e beatissimo Pietro, Principe e capo degli Apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ricevette le chiavi del regno da Nostro Signore Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano: Egli, fino al presente e sempre, vive, presiede e giudica nei suoi successori, i Vescovi della santa Sede Romana, da Lui fondata e consacrata con il suo sangue».7

L’oro e l’argento emergono tra i tuoni

Arriviamo, dunque, al XIX secolo. Nonostante le innumerevoli rivoluzioni, gli scismi e le eresie che la Chiesa ha attraversato, una verità non ha potuto essere strappata dal cuore dei fedeli: la massima autorità terrena del Corpo Mistico di Cristo è il Papa.

Tuttavia, in cosa consisteva tale autorità? Alcuni esageravano, poiché credevano che fosse assoluta in tutti gli ambiti. Altri temevano che una definizione dogmatica al riguardo sarebbe sfociata in un abuso del Magistero ecclesiastico.

In effetti, nel corso dei secoli non sempre il Santo Padre è stato un modello di santità; il sovrano della Chiesa Cattolica ha talvolta espresso opinioni politiche inadeguate; il timoniere della Nave di Pietro ha commesso degli errori…

Era giunto, pertanto, il momento – dopo diciannove secoli di fede implicita – di rendere tale dottrina perfettamente chiara.

Sul Soglio Pontificio sedeva il Beato Pio IX. Avendo già accumulato ventitré anni in questo ministero – il suo pontificato è stato uno dei più lunghi della Storia – egli comprese chiaramente che, in una situazione così delicata, non c’era niente di meglio che convocare un concilio ecumenico, cioè, una riunione dei Vescovi di tutto il mondo per trattare una questione vitale per la Chiesa.

Pio IX voleva un concilio all’altezza del tema in questione; era suo desiderio che il maggior numero possibile di Vescovi partecipasse a questo momento storico. Così, più di settecento dignitari ecclesiastici entrarono in processione solenne, in quel 8 dicembre 1869, sotto un cielo che, come sul monte Sinai, rendeva il suo fragoroso omaggio alle nuove tavole della Legge, che, pur continuando ad essere di pietra, erano ora rappresentate dall’oro e dall’argento delle chiavi del Pescatore.

Aveva inizio così il Concilio Vaticano I, che, inaugurato dai saluti dei tuoni celesti, era destinato a finire sotto l’attacco di quelli terrestri…

Il piano iniziale del concilio, manifestato nello schema Supremi Pastoris, mirava a trattare della Chiesa e del primato del Papa. Solo in seguito Pio IX aggiunse il tema dell’infallibilità, che entrò in agenda il 7 marzo. Dopo innumerevoli discussioni e vicissitudini, la quasi unanimità dei padri conciliari votò a favore dell’infallibilità pontificia – solo due prelati votarono contro – che fu solennemente proclamata il 18 luglio, ancora una volta sotto il saluto celeste dei fulmini.

Il 19 luglio, il Papa sospese per qualche mese le sessioni conciliari; in questo stesso giorno, però, scoppiò la guerra franco-prussiana e le truppe francesi si ritirarono da Roma, lasciando campo libero ai liberali italiani per invadere gli Stati Pontifici. Impossibilitato a far proseguire il concilio, in ottobre, Pio IX sospese le sessioni sine die, ma l’obiettivo più importante era già stato raggiunto: la proclamazione del dogma dell’infallibilità pontificia.

Il Principe degli Apostoli ricevette da Nostro Signore Gesù Cristo le chiavi del Regno e, ora e sempre, presiede la Chiesa nei suoi successori
Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione – Chiesa di Saint-Sauveur, Plancoët (Francia)

Si conferma così quanto abbiamo affermato sopra: nessun Papa ha creato questo dogma – esso era già vivo nella Tradizione della Chiesa, fondato sulle Scritture, ed è stato esplicitato e proclamato per decisione di un concilio ecumenico. Basta analizzare ciò che è stato definito con precisione.

Il Papa è davvero infallibile in tutto?

La risposta alla domanda in epigrafe è semplice: no.

Un curioso paradosso circonda questa dottrina: l’infallibilità è garantita alla persona del Romano Pontefice, anche se non si può parlare propriamente di una infallibilità personale.

In altre parole, il Papa, capo e guida della Chiesa universale – cioè come persona pubblica possiede l’infallibilità, ma la persona individuale del Vescovo di Roma non gode di tale privilegio.8 È per questo che, ad esempio, se egli rinunciasse a tale munus, perderebbe immediatamente l’eccezionale assistenza dello Spirito Santo.

Pertanto, il Papa è infallibile solo quando fa uso della sua autorità in un atto in cui invoca in modo manifesto tale privilegio, cioè, simbolicamente seduto sulla sua cattedra pontificia – da cui l’espressione latina ex catedra e non quando esprime le sue opinioni personali.

È necessario, inoltre, che l’argomento trattato riguardi la Divina Rivelazione, cioè questioni di fede o di morale. Non sarà pertanto infallibile un pronunciamento pontificio su temi politici, sociali, ecologici, ecc.

Guida, modello e speranza

Fatte queste considerazioni, può rimanere un dubbio: sappiamo che il Papa non è un tiranno che inventa le dottrine a suo piacimento, e abbiamo visto che è infallibile solo in determinate condizioni – che sono così restrittive che pochi pronunciamenti veramente infallibili sono stati fatti da Pio IX in poi; concludiamo, quindi, che un fedele cattolico può vivere scollegato dal Pontefice Romano, purché segua la dottrina infallibile proclamata nel corso dei secoli? Assolutamente no!

Anche se l’infallibilità pontificia si limita a questioni di fede e di morale, e il Primato Romano si riferisce alla disciplina della Chiesa universale, il Papa non è solo una sorta di faro da seguire per non perdere la rotta.

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18); «Pasci le mie pecorelle» (Gv 21, 17). Queste parole del Divin Maestro a San Pietro non lo mostrano solo come il detentore di un’autorità, come giudice e arbitro. Dimostrano, altresì, che il Sommo Pontefice è anche – e, oseremmo aggiungere, principalmente – il Pastore Supremo, il padre di tutti i fedeli, il dolce Cristo in terra.

Il senso dei fedeli, pertanto, ha il diritto e il dovere di guardare al Vescovo di Roma come a una guida, un modello e una speranza.

Guida, perché con il suo magistero – non solo quello infallibile, ma anche quello ordinario – egli è fonte di insegnamenti relativi alla Fede.

Modello, perché il Santo Padre non ha solo l’obbligo di essere santo, come tutti gli altri battezzati, ma, in quanto Vicario di Cristo, il Salvatore stesso gli concede in modo sovrabbondante le grazie affinché la sua vita sia un modello per le pecore. Basta che non opponga resistenza all’azione divina.

Speranza, perché in un mondo caotico e destabilizzato come il nostro, in cui vengono presentate tante guide cieche e tanti falsi modelli, dove la verità è distorta o nascosta, il bene negato e la bellezza vilipesa, dove, infine, la fede sembra esclusa dalle istituzioni e dalle anime, ricordiamo le parole del Salvatore: «Simone, Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22, 32).

In altre parole, è dovere di tutti i cattolici dedicare i propri migliori sentimenti al Papa felicemente regnante e pregare affinché egli sia sempre il «faro che illumina le notti del mondo».9 

 

La più grande forza morale del mondo

Scritto all’inizio degli anni ‘40, con immagini tipiche dell’epoca, l’articolo del Dott. Plinio, parzialmente trascritto di seguito, rivela il potere di attrazione sempre attuale del Vicario di Cristo sulla terra.

Plinio Corrêa de Oliveira

Pietro, primo Pontefice, nel ricevere dal Maestro le chiavi del Regno dei Cieli, riceveva innanzitutto il suo Cuore Divino. Possedendo il Cuore di Cristo, capace di amare l’umanità intera, Pietro può essere Cristo sulla terra. […] Ecco l’augusto mistero che fa del Pontefice Romano il Padre universale dei popoli, il provvido distributore del pane della verità, la guida sicura nei tortuosi sentieri della pace e della giustizia.

Da venti secoli l’umanità lo riconosce come tale. Nonostante le lotte, le persecuzioni, le aberrazioni di tutti i tempi, individui e popoli, grandi e piccoli, nei momenti di dolore e di sventura, si rivolgono a Roma, appellandosi a colui che, senza distinzione di casta o di razza, ascolta tutti, accoglie tutti, consola e benedice tutti. La forza morale del Pontefice è la stessa di sempre, di oggi, di ieri, di tutti i periodi della sua storia. Egli è il punto di attrazione di tutte le intelligenze e di tutti i cuori. La sua maestà, sublime ed eccelsa tra tutte, supera l’umano, raggiunge il divino. Re di un piccolissimo Stato, siede su un trono che è la garanzia di tutti i troni, perché è il grande infallibile della morale che difende l’ordine più degli apparati della forza e del coraggio degli eserciti.

Chi volesse conoscere, nella sua realtà, il potere morale del Pontefice, non dovrebbe fare altro che mettersi, per un solo giorno, sui primi gradini della scalinata che conduce al Vaticano. — Chi passa? chiederebbe, meravigliato, ad ogni istante. — È un ricco signore, figlio d’oltremare. Ha viaggiato per il mondo intero; ha visitato tutte le meraviglie della terra. Ha riservato per ultima la più grande di tutte: prima di tornare alle isole della sua Bretagna o alle capitali della sua America, vuole vedere il Papa di Roma.Chi passa? — È una suora della carità, con il suo candido velo che svolazza al vento. Ha lasciato un orfanotrofio, un ospizio, una scuola nell’entroterra più deserta dell’India: viene a baciare i piedi del Santo Padre, per tornare felice tra i suoi orfani e consacrare a lui tutta la sua vita. — Chi passa? — È un venerato prelato, dai capelli bianchi, carico di anni, provato dalle fatiche. Viene dal Canada, dalle montagne rocciose o dalle immense pianure dell’America meridionale. Viene a vedere il Santo Padre, a implorare la sua benedizione. — Chi passa? — È l’ambasciatore del sovrano più potente del mondo. È protestante, ma non disdegna di rendere omaggio al settantenne, che non è re se non di un minuscolo Stato, ma che è il Padre universale di tutti i popoli. — Chi passa? — È un missionario dal Giappone, un religioso dalla Spagna, un missionario dall’Africa. Vengono a riferire al Vicario di Cristo il successo dei loro sforzi, il frutto delle loro fatiche apostoliche. — Chi passa, con tutto questo apparato, con tutto questo corteo? — È un principe cristiano, augusto discendente degli antichi guerrieri che respinsero i barbari, che fecero le crociate. Custodendo nelle vene il sangue e nel cuore i sentimenti dei suoi avi, non esita a venire a deporre ai piedi del dolce Cristo in terra il tributo del suo affetto, gli omaggi dei suoi sudditi.Chi passa? — È un pellegrino dalla Polonia, è un monaco dall’Armenia o dalla Siria, è un uomo di lettere, è un’umile figlia del popolo, è un libero pensatore, è un capitano di marina. Tutti salgono ansiosi quelle scale. Percorrono impazienti le sale del Vaticano, per vedere l’anziano vestito di bianco, baciarne le mani e i piedi, ascoltarne la voce, riceverne la benedizione. E poi scendono raggianti di gioia, tornano beati alle loro terre, alle loro case, alle loro faccende, e non dimenticheranno mai questo giorno così fortunato.

Questa è la storia di tutti i giorni, di tutte le settimane, di tutti i mesi, di tutti gli anni. Questa è la storia di tutti i secoli. Tale è la forza misteriosa, centro della Roma nuova che, partendo dal Vaticano, si irradia nel mondo, tocca i cuori, tutto penetra, tutto muove. E quando un’anima afflitta o devota non ha la fortuna di avvicinarsi al Santo Padre per presentare un reclamo o protestare il proprio amore, eccola, anche da luoghi lontanissimi, lanciare uno sguardo e un grido verso il lato dove si erge, faro di giustizia, la Cupola di San Pietro.

Filippo Augusto, re di Francia, intendendo ripudiare la sua legittima moglie, Ingeburge, principessa di Danimarca, si unisce ad Agnese di Merania. L’infelice regina, vedendosi sola, in esilio, lontana dai suoi, ripudiata e disprezzata dal marito infedele, prorompe in un grido di angoscia, ma anche di una sublimità senza pari: — Roma! Roma! Oh, com’è bello questo grido dell’anima oppressa, dell’innocenza, della vittima, che invoca da Roma giustizia. […]

Forza che, grazie all’amore, tutto penetra e tutto muove

Ecco la forza morale del Pontefice. La stessa di ieri, la stessa di oggi; la stessa nel passato, la stessa nel futuro, l’unica in grado di salvare il mondo. 

O papa, Vigário de Cristo.
A maior força moral do mundo. In: Legionário.
São Paulo. Anno XV. N.496 (15 mar., 1942), p.1

 

 

Note


1 Dal latino: «Perché mi chiamo leone».

2 SANT’ IGNAZIO DI ANTIOCHIA. Lettre aux romains, Salutation: SC 10, 125.

3 Cfr. QUASTEN, Johannes. Patrología. 3a ed. Madrid: BAC, 1978, vol.I, p.78.

4 SAN GIROLAMO. Epistola XVI. Ad Damasum Papam, n.2: PL 22, 359.

5 SANT’IRENEO DI LIONE. Adversus hæreses. L.III, c.3, n.2: PG 7, 849.

6 Dal latino: «Dove è Pietro, lì è la Chiesa» (SANT’AMBROGIO DI MILANO. In Psalmo XL, n.30: PL 14, 1082).

7 CONCILIO VATICANO I. Pastor Æternus, c.2: DH 3056.

8 Cfr. GASSER, Vincentius. Relatio in caput IV emendationes eiusdem. In: MANSI, Johannes Dominicus. Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio. Graz: Akademische Druck, 1961, vol .LII, col.1213.

9 LEONE XIV. Omelia, 9/5/2025.

 

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