La Chiesa che Gesù ha voluto

Se oggi mi fosse dato il potere di guidare i passi della Chiesa nascente, lo farei come fece Nostro Signore?

12 aprile – Domenica nell’Ottava di Pasqua

Tra le innumerevoli espressioni eloquenti che l’ingegno francese ha coniato nel corso dei secoli per esprimere determinate attitudini dello spirito umano, vi è la seguente: «Si j’étais le Bon Dieu… – Se fossi il Buon Dio…». Si tratta della vecchia tentazione dell’anima umana di giudicare le proprie concezioni superiori a quelle del Signore onnipotente, tendenza che ci porterebbe, se per assurdo ciò ci fosse concesso, a “scrivere” una Storia diversa da quella che Dio ha voluto.

Questo pensiero può affacciarsi alla nostra mente quando riflettiamo sulle origini della Chiesa, così come emergono dalla Liturgia di questa domenica.

Nel Vangelo troviamo quel pugno di uomini, che avrebbe dovuto predicare il Vangelo ad ogni creatura (cfr. Mc 16, 15), oppresso dallo scoraggiamento e dalla paura tra le quattro mura del Cenacolo, privo di comunione d’intenti – come dimostra l’atteggiamento di San Tommaso nel dubitare della testimonianza dei suoi compagni (cfr. Gv 20, 25) –, fragile nella fede… Come avremmo potuto pensare a una Chiesa nascente più “perfetta”!

Eppure, Nostro Signore ci offre una lezione di onnipotenza. Così come era entrato in quel luogo nonostante «le porte fossero chiuse per paura dei Giudei (Gv 20, 19)», non vi sarebbe stato alcun ostacolo insormontabile per Lui quando si trattò di guidare nei suoi primi passi l’istituzione che aveva fondato. Lo dimostra bene la prima lettura, nella quale vediamo quel medesimo piccolo seme, apparentemente così imperfetto, dopo la Pentecoste.

La codardia dei discepoli diventò «letizia e semplicità di cuore» (At 2, 46), tanto che essi cominciarono ad essere stimati dagli stessi Giudei che prima li spaventavano. La disarmonia lasciò il posto all’«unione fraterna», per cui «tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune» (At 2, 42.44). E quelle porte chiuse per timore umano e per un timido spirito di parte, si aprirono con tale fede, audacia e desiderio di conquista che «il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» (At 2, 48).

Sì… Quanto sono diversi i nostri criteri da quelli di Dio! Come sarebbe stata diversa la “nostra” fondazione della Chiesa rispetto a quella che Nostro Signore Gesù Cristo aveva desiderato. Egli voleva mostrarci che è normale che ogni opera divina sia segnata all’inizio e, soprattutto, nel suo sviluppo dalla difficoltà e dalla sofferenza, proprio come, nella seconda lettura, insegna San Pietro ai primi cristiani: «ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove» (1 Pt 1, 6). In questo modo, il contrasto tra la contingenza umana e l’onnipotenza divina rende a Dio la gloria che Gli è dovuta.

È una bella lezione per noi, che tante volte scegliamo criteri troppo personali e distanti dai disegni divini per guidare la nostra vita. Dobbiamo, dunque, analizzare con occhi soprannaturali le circostanze che dobbiamo attraversare, soprattutto quando esse ci sono di ostacolo, considerando che Dio invia sempre delle prove per santificarci, come ha fatto con la sua Chiesa nascente e lungo tutti i secoli

 

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