La vera azione nasce solo dalla contemplazione

Due Sante, due missioni e – in apparenza – due percorsi completamente differenti. A prima vista, nulla sembra più diverso di Santa Teresina e Santa Giovanna d’Arco. Eppure, le due Sante condividono una profondità d’animo sorprendentemente simile che offre un’importante lezione all’uomo moderno.

In un precedente articolo,1 abbiamo potuto considerare l’eroicità delle virtù di Santa Giovanna d’Arco. Sono state ricordate le sue imprese in battaglia, il suo genio militare ispirato dal Cielo, la sua audacia guidata dalle “voci” e il suo coraggio incrollabile, visto, peraltro, come presunzione e temerarietà dai codardi.

Sconcertò tanto i più esperti nell’arte della guerra quanto i più grandi luminari nelle scienze teologiche. Per un breve periodo, la sua tragica fine parve confermare che la sua vita fosse stata un fallimento, prima che i fatti dimostrassero il glorioso successo della sua missione. Profetessa, consigliera, generale, armonizzatrice, apologeta, guerriera – sempre sublime, sia nella vittoria che nella sconfitta –, divenne un prodigioso modello per tutti gli uomini d’azione.

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In apparente antagonismo si trova Santa Teresina del Bambino Gesù, la dolce e serena dottoressa della piccola via, stroncata dalla malattia nella solitudine del Carmelo. Salvo il fatto di essere state entrambe strappate alla vita in giovanissima età, tutto in loro sembra contrapporsi: l’austerità del chiostro contro lo sfarzo della vita di corte; il silenzio della cappella contro il fragore del campo di battaglia; il raccoglimento della contemplazione di Dio contro la sollecitudine delle decisioni operative; la lunga agonia della malattia contro il repentino fulgore del martirio… Nulla sembra esservi di più opposto della Santa di Lisieux e della Santa di Orléans. Soprattutto, nulla sembra più distante dall’ideale dell’uomo d’azione di Santa Teresina. Ma… è davvero così?

Santa Teresina del Bambino Gesù nel cortile del Carmelo di Lisieux, nel 1896

In realtà, non si può dimenticare che la religiosa fu proclamata da Pio XI patrona universale delle missioni. Un errore o arbitrarietà infondata? In effetti, come si può giustificare questo patrocinio, se Santa Teresina non è mai partita per una missione?

In primo luogo, è noto che la santa carmelitana diresse spiritualmente due missionari e, dalle sue lettere, si evince che aveva compreso le missioni meglio di entrambi e con maggiore profondità rispetto a molti altri. In secondo luogo, il suo amore per Dio e il suo ardore per le anime la spingevano a desiderare di dedicarsi all’apostolato, desiderio che convertiva in intenzioni, preghiere e offerte di sé, ricompensate da abbondanti frutti di conversione.

Così, sebbene fisicamente limitata dalla clausura religiosa, la veemenza della sua anima non conobbe frontiere né limiti. Di conseguenza, non esiste oggi terra remota in cui non vi sia una chiesa, un convento, un ospedale o una scuola a lei dedicata.

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Quale relazione si intende dunque stabilire tra Santa Teresina e Santa Giovanna d’Arco?

Così come Santa Teresina può essere considerata, a suo modo, un’anima d’azione, anche Santa Giovanna d’Arco deve essere intesa come un’anima contemplativa. Le sue voci, infatti, si dimostrarono veritiere: erano, quindi, soprannaturali, e il contatto mistico con il soprannaturale è un frutto caratteristico della contemplazione, senza la quale non esiste autentica mistica.

La stessa docilità di Santa Giovanna d’Arco alle mozioni provenienti dalle voci è una dimostrazione non solo del vigore della sua fede, ma anche del suo acuto senso del soprannaturale, formato in un costante rapporto spirituale con Dio, comunione questa che costituisce l’essenza della contemplazione. Inoltre, le risposte piene di sapienza che la Pucelle rivolse ai suoi giudici provenivano da uno spirito tipicamente meditativo.

Santa Teresina del Bambino Gesù vestita come Giovanna d’Arco, nel 1895

Un eloquente segno della profonda affinità tra le due Sante si trova non solo nel ruolo interpretato da Santa Teresina in un’opera teatrale rappresentata nel Carmelo, ma soprattutto nel riferimento a Santa Giovanna d’Arco come «la mia cara sorella»,2 presente nei suoi scritti.

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Ciascuna a suo modo, entrambe le Sante hanno dimostrato che la vera azione nasce dalla contemplazione. Infatti, se lo si considera da una prospettiva più elevato, agire consiste nel realizzare qualcosa che Dio ha pianificato affinché fosse realizzato da noi. L’uomo deve quindi scrutare questo disegno divino, ed è capace di farlo solo attraverso la comunione interiore con il Creatore, in regime di contemplazione. A ragione Mons. Chautard3 attribuiva ogni frutto apostolico al fervore della vita interiore!…

Tuttavia, molto prima dell’abate di Sept-Fons, il nostro Divin Modello ci aveva dato l’esempio supremo. Prima di iniziare la sua vita pubblica, Nostro Signore Gesù Cristo trascorse quaranta giorni in ritiro nel deserto; nei tre anni in cui predicò in Israele, prima di ogni grande azione Si ritirava nella solitudine dei monti per pregare il Padre; infine, nel dare inizio alla sua Passione salvifica, Si recò nell’Orto degli Ulivi per meditare e pregare. Nessuno ha mai agito come il Redentore, né con risultati migliori; nessuno, inoltre, ha mai contemplato come Lui.

L’uomo moderno pensa di essere fatto tutto di azione e per l’azione, con molta agitazione inclusa. Ricorderà che, come il calore dipende dal fuoco, il successo dell’azione dipende dall’aver consolidato le proprie radici nella contemplazione, nella relazione dell’anima con Dio?  

 

Note


1 Virtù antagoniste o complementari?, pubblicato nel numero di marzo di questa Rivista.

2 SANTA TERESA DI LISIEUX. Manoscritto B, 3r.

3 Cfr. CHAUTARD, OCR, Jean-Baptiste. A alma de todo apostolado. 2a ed. São Paulo: Cultor de Livros, 2015.

 

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