Le domande dei lettori

Alcuni dicono che Dio castiga, altri che Dio perdona perché è misericordioso. Come è possibile concepire che lo stesso Dio sia giusto con alcuni e clemente con altri? È forse perché le persone sono predestinate?

Lucas F. – Rio de Janeiro

Per molti secoli la Teologia ha cercato di spiegare questa apparente “tensione” esistente tra il rigore e la misericordia in Dio. Da un lato vediamo Dio, offeso dal peccato, infliggere immediatamente al colpevole la pena dovuta. In altre occasioni, al contrario, contempliamo nello stesso Dio uno straordinario traboccamento di bontà. Basta leggere le Scritture per constatare questa realtà.

Per alcuni la giustizia divina si manifesta soprattutto nell’Antico Testamento, mentre il Nuovo rappresenta una svolta radicale nella linea della misericordia, come attestano alcuni esempi sorprendenti, quali il perdono concesso alla donna adultera (cfr. Gv 8, 3-11), il dialogo di Gesù con la samaritana (cfr. Gv 4, 7-26) e, infine, la supplica di perdono sul Golgota a favore di quegli stessi che crocifiggevano il Signore (cfr. Lc 23, 34).

Questa concezione relativa all’opposizione tra il rigore punitivo e la misericordia giunse all’assurdo del filosofo gnostico Marcione, secondo il quale vi era una completa discontinuità tra l’Antico e il Nuovo Testamento, al punto da considerare che in ciascuno di essi si rivelavano divinità diverse.

A partire dalla riflessione cristiana sulla Fede, e in modo particolare nel libro Cur Deus Homo? – Perché Dio Si è fatto uomo? –, di Sant’Anselmo, si è cercato di dare una spiegazione conciliante, per così dire, a ciò che è stato pittorescamente chiamato il “conflitto delle figlie di Dio”, ovvero l’apparente tensione o addirittura contraddizione tra le esigenze della giustizia e quelle della misericordia nel seno stesso della Trinità. La soluzione trovata da Dio per placare la giustizia e, allo stesso tempo, riversare la sua misericordia sarebbe stata la Passione di Cristo. Sulla Croce la giustizia sarebbe stata placata nella Sacra Vittima e, per mezzo di questa stessa Vittima, i torrenti dell’amore e del perdono si sarebbero riversati sui peccatori.

Tuttavia, sarà San Tommaso a spiegare compiutamente la questione (cfr. Somma Teologica, I, q.21), cercando di ragionare più a partire da Dio stesso, in cui tutte le perfezioni si trovano ben unificate nella meravigliosa semplicità della sua essenza.

Per comprendere la proposta del Dottore Angelico, è opportuno ricordare alcuni principi essenziali della Filosofia scolastica, a cominciare dal fatto che Dio non ama come gli uomini. Essi amano ciò che è amabile, che attrae. Nessuno ama a prima vista cinquecento grammi di farina, ma ama piuttosto una torta gustosa… Pertanto, per ottenere l’affetto dell’uomo, è necessario che qualcosa sia buono, desiderabile. Dio, al contrario, amando le sue creature le rende amabili. Nessuno è buono se l’amore divino non lo rende tale (cfr. Somma Teologica. I, q.20, a.2). Come si può facilmente intuire, si tratta di un cambiamento di prospettiva molto importante.

Pertanto, per San Tommaso la misericordia consiste nella capacità di correggere qualsiasi carenza e, in questo senso, la creazione e la Redenzione sono manifestazioni radicali della misericordia di Dio. D’altra parte, per lui la Passione – sebbene sotto un certo aspetto sia avvenuta per placare la giustizia – costituisce soprattutto una grandissima opera di misericordia, poiché attraverso di essa il Signore ci rivela l’estremo del suo amore.

Che cosa sarebbe, allora, la giustizia in Dio?

Essa si manifesta soprattutto in due aspetti. In primo luogo, nella misura esatta con cui Egli distribuisce le grazie. Non rende tutti gli esseri umani eccellenti al massimo grado, ma crea una disuguaglianza tra loro, che dipende dall’amore con cui ricompensa ciascuno: ad alcuni di più, ad altri di meno, ma a tutti con abbondante generosità, secondo l’Aquinate.

In secondo luogo, nella punizione del male. Si tenga presente che i castighi inflitti su questa terra hanno una carica di misericordia maggiore rispetto a quella di giustizia perché, sebbene siano dolorosi, aprono i cuori alla conversione, li purificano e li elevano alla considerazione delle realtà spirituali. San Tommaso spiega che, quando si tratta della punizione eterna, Dio condanna il peccatore dopo che questi ha rifiutato ogni ricorso alla misericordia. E anche nel caso della condanna all’inferno, Egli, nella sua bontà, attenua le pene dovute.

 

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