Se Cristo ha ordinato a tutti di essere «luce del mondo» (Mt 5, 14), i Sommi Pontefici sono i veri fari della civiltà. Sia nell’era apostolica o medievale, sia nei tempi moderni o nei nostri giorni, il Papato rimane il punto di riferimento delle aspirazioni umane.
Il suo potere non deriva dall’intelligenza umana, poiché persino i demoni la superano; né dalla potenza bellica, poiché la sua lotta è trascendente; né dall’estensione territoriale, sebbene con la carità abbracci tutto il mondo. Il suo potere si fonda sulla facoltà di unire la terra al Cielo, dignità non concessa nemmeno agli Angeli.
Unicamente su Pietro Cristo ha edificato la sua Chiesa, e solo per lui Gesù ha pregato in modo così speciale: «Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede» (Lc 22, 32). Oggetto di così eccelse grazie di stato, gli è richiesto un amore insigne: «Mi vuoi bene tu più di costoro?» (Gv 21, 15). Simone rimase un uomo mortale; Pietro, invece, divenne un’istituzione.
Il Santo Padre è il vicario di Cristo, il continuatore mistico dell’Uomo-Dio su questa terra nell’applicare nel tempo i meriti della Redenzione come rinnovata vittima sul Calvario. È dall’alto della Croce che la cattedra di Pietro diventa incrollabile, perché da lì, con il Salvatore, attira tutti a sé.
Nel corso dei secoli, molti hanno cercato di trasformare questa pietra in rovine. Nella rivoluzione protestante, tutti sarebbero stati Papi; nella Rivoluzione Francese, con la messa al bando della Chiesa, non vi sarebbero più stati Pontefici; nelle rivoluzioni autocratiche, i tiranni avrebbero assunto ogni potere, compreso quello del Principe degli Apostoli. Tuttavia, come confessò M. Thiers, erede intellettuale dell’anticlericale Voltaire, «Ecco una lezione della Storia: chi divora il Papa, soccombe».
I Successori di Pietro sono figli del tempo, e con Papa Leone XIV non è diverso. In ogni Pontefice c’è una sorta di “luce primordiale”, una vocazione unica, che lo porta a illuminare una particolare dimensione del ministero petrino.
Ebbene, cosa risalta maggiormente nell’attuale capo visibile della Chiesa?
Senza dubbio, qualcosa legato al motto agostiniano del suo pontificato: In illo uno unum – Nell’unico [Cristo], siamo uno. Sant’Agostino non si riferisce a un’unità amorfa, compiacente con il male. Gesù è stato inequivocabile: «Chi non raccoglie con me, disperde» (Mt 12, 30).
Cristo è uno, testa e corpo uniti. Ora, tutti i membri del suo Corpo Mistico devono cercare solo l’unica cosa necessaria, a imitazione di Santa Maria Maddalena (cfr. Lc 10, 42). Ecco l’unica vocazione del cristiano: unirsi a Gesù, sorgente di tutte le vocazioni particolari.
Allo stesso tempo, la pienezza della vita spirituale è chiamata via unitiva, unione trasformante che compete in modo speciale ai Vescovi e in particolare al Santo Padre. Questa via ha come obiettivo non solo la perfezione, ma lo stato di esercizio della perfezione, compito che spetta oggi a Papa Leone essendo stato chiamato, come Pietro, a confermare i suoi fratelli nell’unità (cfr. Lc 22, 32).
Esattamente un quarto di secolo fa, con l’approvazione pontificia del 22 febbraio 2001, gli Araldi del Vangelo hanno stretto un vincolo indissolubile con la cattedra petrina. Come un tempo Silvano, essi intendono essere un “fratello fedele” (1 Pt 5, 12) dei Successori di Pietro, cercando di percorrere con loro la via unitiva, al fine di collaborare alla ricapitolazione di tutte le cose in Cristo. Per gli Araldi, come per Leone XIV, il modello di tale unione si trova nella Madre del Buon Consiglio che, con la sua materna intercessione, ha unito il Salvatore all’umanità nella persona di Giovanni. ◊


