Ti rendiamo grazie, Signore, per le persecuzioni!

La persecuzione è una beatitudine! Pertanto, viviamo in un’epoca in cui essere cattolici equivale ad essere beati.

1° febbraio – IV Domenica del Tempo Ordinario

Quanti Santi hanno manifestato la loro gratitudine a Dio per il fatto di essere perseguitati, dando prova inequivocabile di aver compreso il Vangelo di questa domenica! In esso Nostro Signore Gesù Cristo pronuncia la più alta delle sue prediche: il sermone delle beatitudini. La più alta, sì, e la più radicale. Solo labbra divine potevano affermare che sono beati i poveri in spirito, quelli che piangono e i misericordiosi (cfr. Mt 5, 3-7)…

Tuttavia, solo alla fine del discorso il Salvatore presenta la beatitudine più incisiva: «Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5, 10-11). La persecuzione è una beatitudine! Pertanto, viviamo in un’epoca in cui essere cattolici equivale a essere beati.

A livello individuale, infatti, quale vero cristiano oggi non sperimenta la persecuzione? Al lavoro sopporta le prese in giro perché è onesto. Nelle conversazioni viene messo da parte perché non si sporca le labbra con parole indecenti. Ovunque diventa vittima di sguardi freddi e di saluti falsi da parte di coloro che vedono in lui uno strano essere che prega, va a Messa, e non si rende schiavo della moda.

Anche in ambito istituzionale, che dire della persecuzione generalizzata contro la Chiesa? Basta enumerare sommariamente i templi cattolici vandalizzati o dati alle fiamme in questi ultimi anni. Basta ricordare che la nostra epoca rivaleggia con quella dei romani per il numero dei martiri. Mai tanti martiri sono stati tenuti in così poco conto. E mai tanta persecuzione è stata così evidente… e così dimenticata.

Cosa fare, dunque? Piangere? Annacquare e cedere, per non perdere? Lasciarsi schiacciare? Niente affatto.

Prima di tutto, dobbiamo ringraziare. Dio sta scrivendo i nostri nomi oltraggiati nel Libro della Vita: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5, 12). Grazie, Signore, perché siamo perseguitati! Grazie per averci incluso nel numero degli eletti!

E la nostra gratitudine deve andare oltre. Non può rimanere un semplice atto di riconoscimento. Deve trasformarsi in fierezza.

Infatti, non solo non ci è permesso piangere, annacquare o lasciarci schiacciare, ma, al contrario, dobbiamo formulare il proposito di affrontare con coraggio la persecuzione, di alzare la testa quando ci chiamano cattolici pensando di insultarci. Perché è solo a petto in fuori e con fede robusta che si soffre degnamente per il Nome di Nostro Signore Gesù Cristo.

Come affermava il Dott. Plinio, «questo è il cattolico senza paura, intrepido, che non si vergogna di seguire il Divin Maestro, di dirsi figlio e devoto della Santissima Vergine, alla quale rivolge la sua preghiera accorata: «O Madre di misericordia, mia vita, mia dolcezza e speranza. Fa’ di me l’anima coraggiosa che devo essere, imbevuta di una forza leonina cattolica, apostolica, romana, piena di fierezza cristiana! E così, o Vergine, la mia lode a Te sarà il tributo dell’uomo che, sopra ogni cosa, crede nelle verità divine e per esse lotta; sarà la lode dell’eroismo e dell’epopea. Amen».1 

 

Note


1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A ufania de ser católico. In: Dr. Plinio. São Paulo. Anno X. N.115 (ott., 2007), p.4.

 

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