Asse della Storia

Per il Dott. Plinio, l’infallibilità pontificia divenne la ragione della sua gioia e della sua ammirazione. Era la gioia della persona fedele che aveva trovato in chi riporre la propria fedeltà e senza la quale sarebbe stato irrimediabilmente triste, non avendo nessuno che guidasse i suoi passi.

Una volta, rovistando in fondo a un cassetto di mia nonna,1 , ho scoperto in mezzo a una pila di vecchi fogli qualcosa che non avevo mai visto prima: una fotografia allungata che raffigurava un corteo papale. Faceva parte di una serie di cartoline che formavano un dépliant interamente stampato a colori, in cui si vedeva la Basilica di San Pietro dall’ingresso fino in fondo, le colonne del Bernini2 attorno all’altare e il trono del Papa.

Nella fotografia del corteo apparivano, uno dopo l’altro, i Cardinali, i vari dignitari e la Guardia Svizzera, in una cerimonia celebrata in Vaticano. E da alcune di quelle alte finestre della Basilica di San Pietro entravano fasci di luce che illuminavano parti del corteo. Alla fine c’era il Papa, trasportato sulla sedia gestatoria.

Erano sicuramente ricordi portati dall’Europa, dal viaggio che i miei familiari ed io avevamo fatto nel 1912. Quelle cartoline erano state conservate senza che nessuno le guardasse, affinché i bambini potessero vederle al momento opportuno. Ricordo che rimasi incantato, estasiato da ciò che vedevo! Fu una vera emozione!

Confrontando quelle immagini con ciò che già sapevo dal catechismo e dalla Storia Sacra, pensavo: «Com’è giusto tutto questo! Anzi, molto di più: è sublime! E, più che sublime, è sublimissimo! Non trovo una parola che traduca ciò che penso al riguardo!».

Questo è il più antico ricordo che ho di me stesso mentre contemplo il Papato.

Un bambino dai gusti definiti

Così, la mia mentalità mi preparava all’accettazione entusiastica di una delle verità che la Chiesa insegna e che mi ha colpito più di ogni altra cosa: la dottrina dell’infallibilità papale.

Come si è formata in me questa mentalità? A partire da un tratto innato: la determinazione. Intellettualmente parlando, e in relazione a qualsiasi cosa, i miei gusti nella prima infanzia erano sempre decisi. Mi sorprendeva persino vedere che molti altri bambini esitavano, in diverse occasioni, e non riuscivo a capire che stavano ancora definendo se stessi, mentre io ero nato già definito, come una moneta coniata.

Ad esempio, al momento di uscire a comprare un giocattolo, ricordo che già a casa sapevo a priori cosa avrei scelto. Arrivato al negozio, facevo una breve ricerca e dicevo al commesso:

— Voglio questo!

E quello veniva comprato. Gli altri bambini giravano per tutto il negozio, svolazzavano, esitavano e, a volte, un bambino o una bambina mi chiamava e diceva:

— «Plinio, vieni a vedere!».

Li vedevo agitati o nervosi e riflettevo: «Non capiscono che perdono tempo con tutta questa fatica per scegliere? Io ho già scelto in anticipo e sono a posto».

Riflessione sulla diversità di opinione tra le persone

Man mano che crescevo, cominciavo a capire che questa incertezza si faceva sentire in mille piccole e minuscole circostanze della vita, e non riguardava solo le scelte, ma anche le opinioni.

Notavo anche che le persone più anziane che mi circondavano – e che rispettavo profondamente – erano in disaccordo su innumerevoli opinioni. Ognuno di loro la pensava in un modo e non erano mai completamente d’accordo. Così, sentivo intorno a me molte discussioni e notavo un disaccordo senza fine su innumerevoli argomenti… E pensavo: «Qui ci sono persone ragionevolmente intelligenti e istruite, che dissentono l’una dall’altra su quasi tutto. Ora, dove c’è molto disaccordo, una delle parti ha torto. Quindi, se una delle parti è sempre nel torto, essendoci molte tesi opposte, devono esserci molti errori; e se ci sono molti errori, esistono numerose persone profondamente in errore! Vedo che l’errore sta nella loro natura! Dove porta tutto questo? E se tutti sbagliano, a che serve ragionare?».

Nel fare queste considerazioni, avevo l’idea di un caos e provavo una tremenda insicurezza, preso dall’impressione che, in fondo, non valesse la pena pensare perché, se su dieci idee che avevo, almeno una era sbagliata, la mia situazione sarebbe stata come quella di qualcuno che cammina e, ogni dieci passi, cade una volta a terra. «Allora», mi chiedevo, «vale la pena camminare? Per cosa? Per schiantarmi sulla strada?».

Se tutti gli uomini sono passibili di errore, qual è la bussola che dà orientamento al mondo? La soluzione sarebbe l’esistenza di qualcuno a cui tutti devono conformarsi
Il Dott. Plinio nel 1989

E pensavo: «Non so che tipo di fiducia potrò avere in me stesso e nel mio ragionamento quando sarò un uomo adulto. So già in anticipo e mi rendo conto che, su molti punti, sbaglierò. Questo dove mi porterà? D’altra parte, quale soluzione si può dare ai problemi del mondo, se tutti sbagliano? È forse questo un mondo di pazzi?».

Alla ricerca di una persona senza errori

E continuavo: «Non può essere, perché vedo che in questo mondo esiste una cosa che non è folle: la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ma sarà vero che la Chiesa non sbaglia? È fatta di uomini! I preti sono come le altre persone, figli di genitori che sbagliano o hanno sbagliato! Tale padre, tale figlio, e il figlio di persone che hanno sbagliato, sbaglia anche lui! Allora, qual è la bussola che dà un orientamento al mondo? L’unica soluzione sarebbe che esistesse qualcuno con il potere di comandare su tutti gli altri, i quali dovrebbero conformarsi a questa persona. Tuttavia, non potrebbe essere, per esempio, un uomo come me, perché vedo che non ho la statura, la stoffa né il valore per fare della mia personalità la norma per gli altri. È inutile! Se quest’uomo fosse come me, finirebbe per sbagliare anche lui e sarebbe un cieco che guida altri ciechi. Non sarebbe tutto un’immensa cecità? Come scegliere quest’uomo, allora? Non lo so, non lo so… Ah! Se potessi appoggiarmi a un uomo che non sbagliasse!».

Desideravo che ci fosse qualcuno da contemplare, una persona la cui elevazione fosse al di sopra di tutte le altezze. Sapevo che Dio, nel più alto dei Cieli, è esattamente questo, così come lo è la Madonna, nell’ordine delle mere creature. Ma affinché l’ordine della terra imitasse quello del Cielo, sarebbe stato necessario che anche in essa ci fosse qualcuno così.

Questo, però, non era in me un ragionamento così esplicito né una ricerca così consapevole come ora la descrivo. Si trattava piuttosto di impressioni, sopravvenute nel corso di mille episodi della vita quotidiana che tornavano sempre alla mia mente e formavano qualcosa di simile a una stalattite e a una stalagmite. La prima era costituita dagli eventi recenti che venivano “gocciolando”, mentre la seconda era costituita dalla memoria remota di fatti passati. E queste impressioni, fissandosi nella mia mente, mi portavano sempre alla stessa conclusione, ancora implicita.

Spiegazione dell’infallibilità pontificia

Più tardi, quando stavo già entrando nell’adolescenza, apparve la soluzione al problema.

Credo di aver sentito parlare per la prima volta dell’infallibilità papale durante le lezioni di catechismo, in occasione della preparazione alla mia Prima Comunione, ma ero ancora troppo piccolo e non collocai questo argomento nella prospettiva dei problemi che in quel momento mi occupavano. Quindi, all’epoca non ebbi un’idea chiara su questo tema.

Tuttavia, essendo alunno del Collegio São Luís3 e ricevendo lezioni metodiche di religione, un bel giorno qualcuno – non ricordo chi – mi spiegò che il Papa è infallibile. Va detto che i gesuiti parlavano molto del Papa e della devozione che gli si deve.

Conobbi allora la dottrina cattolica sull’infallibilità: mi dissero che il Papa insegna la verità e non sbaglia, perché parla in nome di Gesù Cristo, e Dio lo assiste in virtù di una promessa fatta da Nostro Signore stesso in circostanze mirabili, nel momento più maestoso di tutti in cui istituì il Papato. Così, ogni volta che il Papa parla, invocando il potere di infallibilità e dichiarando di farne uso, da quelle labbra benedette può uscire solo la verità.

Quindi, compresi che se pensavo una cosa e il Papa insegnava il contrario, era lui ad avere ragione e non io.

Uno dei maggiori incanti della vita

Ricordo di aver pensato tra me e me: «Ecco! È questa la formula, la soluzione! Com’è giusto tutto questo! Com’è giusto che sia così!».

Non riesco ad esprimere la completa consonanza che sentii con questa dottrina, né si può avere idea di quale fu il benessere che provò la mia anima. Per me fu un incanto, un volo! Qualcosa dentro di me cominciò a «suonare le campane», provocandomi un entusiasmo enorme, straordinario, incalcolabile, oltre ogni limite. Era una meraviglia! Fu un grido della mia anima che nessuno può immaginare! La gioia di Colombo nello scoprire l’America è nulla in confronto a quella che provai quando scoprii il dogma dell’infallibilità. Mi sentii interiormente illuminato da quella gioia che segnò un’epoca nella mia storia.

Ma per quale ragione la mia anima si rallegrò così tanto nel sapere che Nostro Signore Gesù Cristo aveva dato alla Chiesa il carisma dell’infallibilità?

Perché compresi che il cammino della verità mi era accessibile, dato che esisteva un’autorità che comandava su di me e mi serviva da protezione contro le mie follie. Provai un enorme sollievo e allo stesso tempo mi sentii libero, pensando: «So di essere una creatura umana e avverto la mia stessa fallibilità. Potrei cadere in errore e, solo con la mia intelligenza, non riuscirei a trovare la strada. Ma questa strada mi viene indicata da una guida infallibile, sostenuta da Dio, e davanti alla quale posso mettermi nella posizione di discepolo e di suddito! Mi sento come un uomo che camminava in mezzo a dei precipizi, con la paura di cadere, e all’improvviso qualcuno gli ha detto: ‘Guarda bene: c’è il corrimano!’. Ora sono tranquillo e posso godermi il panorama. È arrivato il mio momento di respirare!».

La pietra nell’anello e l’aquila sulla montagna

«La conoscenza di questo dogma si poggiava su un’intera costruzione psicologica precedente, come un’aquila che si posa sulla cima di una montagna»

A quel punto avevo già vinto la battaglia contro la mollezza e stavo realizzando il mio programma, che era quello di essere innocente come Giacobbe e duro come Esaù (cfr. Gn 25, 27). E uno dei risultati di questa scoperta dell’infallibilità fu che la mia naturale determinazione, basata sul buon senso e sul ragionamento, era ora sostenuta da un solido muro di contenimento. Tuttavia, mi rendo conto che, se prima la Madonna non mi avesse aiutato a decidere di essere puro e forte, e se non avessi odiato il caos rivoluzionario che predominava in tanti ambienti, questa determinazione si sarebbe dissolta.

In tal modo, attraverso i sentieri interiori della natura e della grazia – di quelli che la Provvidenza prepara per ogni persona – andò formandosi in me uno stato d’animo che mi disponeva a ricevere questa dottrina. Proprio come un anello può essere predisposto per incastonarvi una pietra preziosa, la mia mentalità era pronta a ricevere la pietra delle pietre, di inestimabile valore: la dottrina dell’infallibilità papale.

La conoscenza di questo dogma si posava su tutta una costruzione psicologica precedente, come un’aquila potrebbe posarsi sulla cima di una montagna.

La chiave di volta di ogni ordine umano

Da quel momento in poi, la dottrina dell’infallibilità divenne la ragione della mia gioia e del mio incanto. Era la gioia della persona fedele che aveva trovato in chi riporre la propria fedeltà, e senza la quale sarei finito per essere un uomo irrimediabilmente triste, non avendo nessuno che guidasse i miei passi.

D’altra parte, questa dottrina divenne la grande difesa della mia mentalità e la chiave con cui si aprivano per me tutti i tesori. E giunsi alla seguente conclusione: «Anche se non fossi cattolico, ma sapessi che esiste una religione che sostiene che il suo capo è infallibile, solo per questo penserei che quella è la vera Chiesa, la Religione di Dio!».

Capivo che Dio, creando una Chiesa vera, doveva renderla infallibile, e che la chiave di volta di tutto l’ordine umano, così come la linea retta per arrivare al Cielo, era nel Papato, perché senza di esso la terra sarebbe stata una follia, un antro di confusione e di orrore. Come evitare il caos nel mondo, se esso si instaura nelle idee? E come non avere caos nelle idee, se per esse non esiste un governo? E come è possibile un governo per le idee, se esso non ha garanzie divine di infallibilità? Necessariamente, Dio doveva rendere qualcuno infallibile! Il Papa, pertanto, è l’asse della Storia del mondo.

Fu allora che cominciai a prestare maggiore attenzione alle cerimonie religiose, ai gesti e agli atteggiamenti. Capivo meglio che il sacerdote era un rappresentante del Papa, il che, per me, aveva un significato straordinario! Cominciai anche a comprendere più chiaramente i lineamenti, la gerarchia e l’organizzazione della Chiesa cattolica.

In fondo, era la Madonna che aiutava un bambino – come ogni cattolico – ad avere entusiasmo, venerazione, affetto e obbedienza nei confronti dell’autorità suprema della Santa Chiesa, così come verso ogni autorità legittima e cattolica, perché era come un virgulto, un ramo dell’albero della Chiesa, che prolunga il tronco senza separarsene.

«Il fondamento della mia fermezza»

Grazie a Dio, sono un uomo che possiede molta convinzione e sicurezza in ciò che pensa, ma in realtà è così perché credo nell’infallibilità papale, fondamento della mia fermezza. Senza questa fede, le mie certezze e il mio buon senso si indebolirebbero e sarei meno di niente!

All’età che ho,4 in tutto ciò che affermo la mia preoccupazione essenziale è: «Cosa ne penserà la Santa Sede? Esistono documenti dei Papi che confermano questo o quello?». E so che, se mi appoggio alla dottrina infallibile dei rappresentanti di Cristo sulla terra, posso andare avanti senza pericolo, perché non sbaglierò!

Dio, nel creare una Chiesa vera, doveva renderla infallibile, e la chiave di volta di tutto l’ordine umano, così come la linea retta per giungere al Cielo, risiedeva nel Papato
Proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria, il 1° novembre del 1950

E se il Papa, usando il potere delle chiavi, affermasse come vero ciò che sembrerebbe contrario alle mie convinzioni più evidenti, mi alzerei e applaudirei a lungo. Quando arriverà il momento della mia morte, voglio essere persuaso di questo, più che mai nella mia vita.

Nel pronunciare l’augusta parola «il Papa», mi sembra di sentire, dal profondo dei secoli, la voce divina di Nostro Signore Gesù Cristo che proclama: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (cfr. Mt 16, 18).

Non c’è nulla al mondo che valga tanto quanto l’uomo a cui Dio ha fatto questa promessa. 

Tratto, con piccoli adattamenti, da:
Notas Autobiográficas.
São Paulo:Retornarei, 2012, vol.III, pp.237-248

 

Note


1 Sig.ra Gabriela Ribeiro dos Santos, nonna materna del Dott. Plinio.

2 Il Dott. Plinio si riferisce al baldacchino sopra l’Altare della Confessione, opera di Gian Lorenzo Bernini, architetto e scultore italiano.

3 Collegio dei padri gesuiti, aperto a São Paulo nel 1918 e situato in Avenida Paulista.

4 La presente annotazione risale all’agosto 1994. Il Dott. Plinio aveva allora ottantacinque anni.

 

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