Conquistare figli alla Santa Chiesa Cattolica è l’opera di carità più importante. A partire da Benedetto XV, i Pontefici hanno pubblicato documenti con lo speciale obiettivo di istruire e incentivare coloro che si lanciano in questo compito.

 

Cosa significa essere missionario?

La grande e sublime missione che, sul punto di ritornare al Padre, Nostro Signore Gesù Cristo affidò ai suoi discepoli quando disse: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16, 15), non doveva certamente terminare con la morte degli Apostoli, ma durare, per mezzo dei loro successori, sino alla fine dei tempi, cioè sino a quando fossero esistiti sulla terra degli uomini da salvare col magistero della verità. […]

Persino durante il periodo dei primi tre secoli del cristianesimo, quando la furia delle persecuzioni, scatenate dall’inferno, pareva dovesse affogare nel sangue la Chiesa nascente, la voce del Vangelo fu bandita e risuonò fino agli estremi confini dell’Impero Romano. E quando poi furono concesse pubblicamente alla Chiesa la pace e la libertà, assai maggiori furono i suoi progressi compiuti con l’apostolato in tutto il mondo, per opera specialmente di uomini insigni per zelo e santità. […]

Molti, anelando alla salvezza dei propri fratelli, sull’esempio degli Apostoli giunsero ai fastigi della santità. E molti altri, coronando con il martirio il loro apostolato, suggellarono la loro Fede con il sangue.

Predicazione di San Pietro Claver – Chiesa di Sant’Ignazio, Bogotà

In verità, è motivo di grande stupore constatare che, dopo tante così gravi fatiche sofferte dai nostri nel propagare la Fede, dopo tante illustri imprese ed esempi di invitta fortezza, siano ancora così numerosi coloro che giacciono nelle tenebre e nelle ombre della morte […].

Noi, pertanto, commiserando l’infelicità di una così rilevante moltitudine di anime, e desiderosi, per sacro dovere Apostolico, di renderle partecipi della divina Redenzione, vediamo con viva gioia e conforto che, sotto l’influsso dello Spirito di Dio, va ogni giorno aumentando in varie parti della cristianità lo zelo dei buoni nel promuovere e sviluppare le sacre Missioni fra gl’infedeli. […]

Ma innanzi tutto, a colui che si accinge all’apostolato è indispensabile […] la santità della vita. Infatti è necessario che sia uomo di Dio colui che Dio predica, e abbia in odio il peccato chi tal odio intìma […]. Sia pur dotato il Missionario dei più bei pregi di mente e di cuore, sia pur pieno di dottrina e di cultura; ma se queste qualità non sono congiunte ad una vita intemerata e santa, ben poca o nessuna efficacia esse avranno per la salvezza dei popoli; anzi il più delle volte saranno di nocumento a lui stesso ed agli altri.

Sia egli adunque esemplarmente umile, obbediente e casto: sia specialmente pio, dedito alla preghiera e in continua unione con Dio, patrocinando con zelo presso di Lui la causa delle anime. Poiché quanto più sarà congiunto con Dio, tanto più abbondantemente gli sarà concessa la grazia del Signore. […]

Rimossi tutti gli ostacoli con l’aiuto di queste virtù, l’accesso della verità nei cuori degli uomini è facile ed agevole, e non vi è volontà tanto pervicace che possa resistere. Pertanto il Missionario che, ad imitazione del Signore Gesù, arda di carità, riconoscendo anche nei più perduti pagani dei figliuoli di Dio, redenti con lo stesso prezzo del sangue divino, non si irrita per la loro rozzezza, non si sgomenta dinnanzi alla perversità dei loro costumi, non li disprezza o disdegna, non li tratta con asprezza e severità, ma cerca di attirarli con tutte le dolcezze della benignità cristiana, per condurli un giorno all’abbraccio di Cristo, il Buon Pastore […].

E quale mai avversità, quale traversia o pericolosa contingenza potrà scoraggiare un simile messo di Gesù Cristo? Nessuna: poiché, riconoscente come egli è verso Dio che l’ha chiamato ad una missione così eccelsa, egli è disposto a tutto, a tollerare generosamente i disagi, le villanie, la fame, le privazioni, la stessa morte più dura, pur di strappare anche una sola anima dalle fauci dell’inferno.

Tratto da: BENEDETTO XV. Maximum
illud
: AAS 11 (1919), 440-450

L’opera di carità più grande

Non occorre insistere per dimostrare quanto sarebbe alieno dalla virtù della carità, che riguarda Dio e tutti gli uomini, se coloro che appartengono all’ovile di Cristo non si dessero pensiero dei miseri i quali vanno errando lontano.

Certo il debito di carità che ci stringe a Dio richiede non solo che procuriamo di accrescere il numero di coloro i quali lo conoscono e lo adorano «in spirito e verità» (Gv 4, 24), ma altresì che assoggettiamo al regno dell’amabilissimo Redentore quanti più possiamo, affinché riesca ogni giorno più fruttuosa «l’utilità nel sangue suo» (Sl 29, 10) e ci rendiamo sempre meglio accettevoli a lui, mentre sopra ogni altra cosa a lui torna gradito che gli uomini si salvino e giungano al riconoscimento della verità (cfr. 1 Tim 2, 4).

Che se Gesù Cristo diede come carattere distintivo dei suoi seguaci l’amore vicendevole (cfr. Gv 13, 35; 15, 12), potremmo noi forse dimostrare ai nostri prossimi carità maggiore o più insigne, che procurando di trarli dalle tenebre della superstizione e d’istruirli nella vera fede di Cristo? Anzi, questo supera qualunque altra opera o prova di carità, come l’anima è più pregevole del corpo, il cielo della terra, l’eternità del tempo.

Tratto da: PIO XI. Rerum
Ecclesiæ
: AAS 18 (1926), 68

Due campi di battaglia: per Cristo o contro Cristo

Martirio di Sant’Isacco Jogues e San Gio­vanni de la Lande, particolare de “I martiri gesuiti del Canada”, Quebec (Canada)

Vi è ben noto, venerabili fratelli, che oggi quasi tutta l’umanità va rapidamente dividendosi in due schiere opposte, con Cristo o contro Cristo. Il genere umano al presente attraversa una formidabile crisi che si risolverà in salvezza con Cristo o in funestissime rovine. L’alacre opera dei predicatori dell’evangelo s’adopera, sì, a diffondere il regno di Cristo; ma vi sono altri banditori, che predicano il materialismo e, rigettando ogni speranza di un’eternità beata, cercano di ridurre gli uomini a una condizione di vita quanto mai indegna.

A più forte ragione quindi la chiesa cattolica, madre amorosissima di tutti gli uomini, chiama a raccolta tutti i suoi figli sparsi in ogni parte del mondo, perché cerchino secondo le possibilità di collaborare con gli araldi dell’evangelo, per mezzo delle elemosine, della preghiera e dell’aiuto prestato alle vocazioni missionarie. Maternamente inoltre li esorta a rivestire viscere di misericordia (cfr. Col 3, 12), a prendere parte al lavoro missionario col desiderio, se non possono con l’opera, e finalmente a non lasciar inappagato il voto del benignissimo cuore di Gesù, che «venne … a cercare e a salvare ciò che era stato perduto» (Lc 19, 10).

Tratto da: PIO XII. Evangelii
præcones
: AAS 43 (1951), 527-528

 

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