27 settembre – XXVI Domenica del Tempo Ordinario(Ez 18, 25-28; Sal 24; Fil 2, 1-11; Mt 21, 28-32)
La Liturgia di questa domenica ci presenta il brano del Vangelo di San Matteo nel quale Nostro Signore Gesù Cristo, dopo la cacciata dei mercanti dal Tempio e la risposta ai capi dei Giudei circa la sua autorità (cfr. Mt 21, 12-13; 23-27), lancia un severo monito ai sommi sacerdoti e agli anziani: i pubblicani e le prostitute li precederanno nel Regno dei Cieli. Questi peccatori, infatti, avevano creduto a Giovanni Battista, mentre quei cuori induriti avevano rifiutato perentoriamente il Precursore.
Il paragone è, senza dubbio, umiliante per quei capi religiosi. Perché il Signore usa un linguaggio così duro? Mancanza d’amore? Al contrario: li tratta così proprio perché li ama.
Il Divino Artefice ama le sue creature (cfr. Sap 11, 24) e desidera che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tim 2, 4). La Santissima Trinità conosceva da sempre quei membri del Sinedrio, li scelse e li creò affinché, in quanto autorità del popolo eletto, glorificassero Dio con la loro vita e si unissero a Lui. A tal fine, il Figlio Si sarebbe dovuto incarnare e, «assumendo la condizione di servo» (Fil 2, 7), avrebbe dovuto subire la Passione e morire sulla Croce. Non c’è prova d’amore più grande (cfr. Gv 15, 13).
Ebbene, per Dio non siamo semplici numeri; siamo figli. Così, da buon Padre, il Signore adatta la sua pedagogia al temperamento, alle circostanze, alla situazione spirituale di ciascuno, persino nel rimprovero.
Possiamo contemplare nei Santi Vangeli diverse forme di correzione. Con alcuni, Gesù usa espressioni dure: rimprovera Pietro, definendolo «satana» (Mt 16, 23); denuncia l’ipocrisia dei farisei, paragonandoli a «sepolcri imbiancati» (Mt 23, 27) e a «serpenti, razza di vipere» (Mt 23, 33). Con altri, invece, è indulgente: perdona la donna adultera, esortandola a non peccare più (cfr. Gv 8, 11); insegna a Marta a non affannarsi per tante cose, poiché una sola è necessaria (cfr. Lc 10, 41-42); cerca incessantemente di salvare persino Giuda, fino all’ultimo momento, interrogandolo sul tradimento nell’Orto degli Ulivi (cfr. Lc 22, 48).
Questo amore infinito è costato al Redentore la sua stessa Passione e Morte ignominiosa. Di fronte a ciò, come ci comportiamo? Tralasciamo di correggere per paura delle conseguenze, temendo, ad esempio, di perdere un’amicizia? E, quando correggiamo, cerchiamo davvero il bene del prossimo, o ci limitiamo a scaricare su di lui il nostro orgoglio? Infine, accettiamo con umiltà la correzione che ci viene fatta, o ci ribelliamo, ci giustifichiamo?
Preghiamo la Vergine Maria affinché interceda per noi presso il suo Divin Figlio, al fine di ottenere grazie sovrabbondanti per avere un cuore come il Suo: pieno d’amore, disinteressato, forte, compassionevole, paziente e umile. In questo modo, potremo davvero partecipare agli «stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2, 5). ◊

