20 settembre – XXV Domenica del Tempo Ordinario(Is 55, 6-9; Sal 144; Fil 1, 20-24.27; Mt 20, 1-16)
È durante il suo ultimo itinerario verso Gerusalemme che Nostro Signore Gesù Cristo pronuncia la parabola degli operai della vigna. In essa il Salvatore rivela l’estrema bontà che emana dal suo Cuore Divino.
Per il lavoro della vendemmia era necessario un buon numero di lavoratori supplementari. Così, il padrone di casa esce più volte nel corso della giornata alla ricerca di operai. Allo stesso modo, Dio agisce con noi: in un determinato momento della nostra vita, Egli ci invita a lavorare nella sua vigna. Ecco la supplica amorevole, piena di speranza e di perdono, affinché «l’empio abbandoni la sua via, […] ritorni al Signore, che avrà misericordia di lui» (Is 55, 7). Quanta benevolenza!
Tuttavia, come osserva Fillion, «non tutti iniziano a lavorare alla propria salvezza e santificazione nello stesso momento della propria vita. Alcuni lo fanno nella prima ora, l’infanzia; altri, nella giovinezza; altri ancora, nell’età matura; e alcuni iniziano quando si manifestano già i segni precursori della morte».1 Non importa il momento in cui la grazia ci ha raggiunti: se nella prima o nell’ultima ora. Il premio per tutti sarà insuperabile. Ciò che conta è la prontezza del nostro “sì!”: «Beati gli operai della prima ora, che hanno vissuto solo per Dio! Beati anche coloro che, avendo udito in qualsiasi momento della vita la chiamata della grazia, vi corrispondono e accorrono presso il loro Salvatore, al fine di lavorare con Lui e per Lui!»2
Dio non rinuncia a nessuno di noi. Se il demonio dello scoraggiamento ci suggerisce che le nostre colpe ci rendono indegni, ricordiamoci che i pensieri del Signore sono tanto al di sopra dei nostri «quanto il cielo sovrasta la terra» (Is 55, 9). La contabilità divina non segue la logica umana: la misericordia del Cuore di Gesù copre una moltitudine di peccati. Dio non è un «padrone» che remunera in base al merito lavorativo; Egli è un Padre che convoca tutti per andare in Cielo. Ci basta dire «sì!».
Anche se dicessimo «sì!» e poi passassimo a un «no!», neppure così dobbiamo scoraggiarci, perché la grazia non ci abbandona mai! Se cadiamo nei sentieri tortuosi e maledetti del peccato, ci sarà sempre un Padre che attende il nostro ritorno. L’invito a lavorare nella vigna del Signore scade solo quando esaliamo l’ultimo respiro.
Pertanto, «nessuno deve scoraggiarsi se ha rimandato troppo a lungo la preoccupazione per la propria salvezza, poiché a tutti la misericordia di Dio riserva una ricompensa. Tuttavia, è anche necessario rispondere subito alla chiamata di Gesù, con determinazione. Nessuno di coloro che in questa parabola furono chiamati al lavoro giunse a proporre un orario posticipato, ma si mise immediatamente al lavoro. Nessuno, inoltre, rifiutò. Così dobbiamo fare anche noi: non dobbiamo ritardare il nostro “sì” alla chiamata del Maestro».3
Le difficoltà e il pondus diei et æstus – il peso e il calore del giorno (cfr. Mt 20, 12) – sono inevitabili, ma la ricompensa infinitamente grande che ci è riservata in Cielo supera qualsiasi sacrificio patito su questa terra. ◊
Note
1 FILLION, Louis-Claude. Vida de Nuestro Señor Jesucristo: Vida pública. Madrid: Rialp, 2000, vol. II, p.435.
2 Ibid.
3 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. O verme roedor da inveja. In: O inédito sobre os Evangelhos. Città del Vaticano-São Paulo: LEV; Lumen Sapientiæ, 2013, v.II, p.352.

