Entriamo nel vero asse

La parabola del banchetto nuziale sembra rispecchiare un certo disordine del mondo attuale. Come riportarlo “in asse”?

11 ottobre – XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Is 25, 6-10; Sal 22; Fil 4, 12-14.19-20; Mt 22, 1-14)

Nel vasto teatro della creazione, dal macrocosmo al microcosmo – l’uomo –, tutto ruota attorno a un asse. Da questo principio derivano espressioni comuni come “fuori asse”, “rientrare in asse”, “mantenersi in asse”. Che il mondo soffra di una crisi radicale – trovandosi, in larga misura, “fuori asse” – e che sia urgente un intervento divino per riportarlo “in asse” è una verità che non ha bisogno di dimostrazioni!

La parabola del banchetto nuziale sembra rispecchiare il disordine del mondo attuale: alcuni non prestano attenzione all’invito del re, altri picchiano i suoi messaggeri e li uccidono, un uomo penetra nella sala senza l’abito appropriato.

Sebbene la funzione primaria del cibo sia il mantenimento della vita e della salute fisica, esso possiede, su un piano superiore, la capacità di favorire la conviviale comunione umana e la pratica della virtù. Nella Sacra Scrittura, il Regno dei Cieli viene paragonato innumerevoli volte a un banchetto. E la Divina Provvidenza ha voluto che il nostro bisogno di nutrimento ci preparasse al Banchetto Eucaristico, nel quale Gesù stesso Si offre a noi come pane per il sostentamento delle nostre anime.

Per millenni il Divino Artista ha lavorato al restauro del suo capolavoro, deturpato dalla disobbedienza dei nostri progenitori, preparando provvidenzialmente le nozze di suo Figlio con l’umanità. Dopo la caduta, alla cui radice c’era il frutto proibito (cfr. Gn 2, 16-17), il Signore ha educato il popolo attraverso diversi segnali sensibili, come la manna e i sacrifici rituali. Nella «pienezza dei tempi» (Ef 1, 10), quando l’iniquità giunse all’estremo di pretendere di eliminare Dio stesso, Egli plasmò la Nuova Eva, capace di concepire il Verbo Eterno. È in questo momento che, per intermediazione di Maria Santissima, Madre della Grazia, la Trinità ha offerto ai battezzati i frutti rinnovati della vita e della scienza divina.

Con l’Eucaristia, Cristo concede ai figli di Adamo il «Pane della Vita» (Gv 6, 51), prefigurato dal frutto dell’«albero della vita» (Gn 3, 24) nel Paradiso Terrestre e promesso al vincitore nell’Apocalisse (cfr. Ap 2, 7).

Nella parabola, l’abito nuziale designa la candida tunica battesimale, che dobbiamo conservare senza macchia mediante la rettitudine della vita, la pratica delle buone opere e l’osservanza dei Comandamenti. Nel banchetto della Santa Messa, quando Cristo dona Se stesso in alimento (cfr. Mt 26, 26), riceviamo le grazie necessarie per raggiungere una così elevata meta.

Occorre dunque accostarsi all’Eucaristia con le dovute disposizioni, poiché San Paolo avverte che mangiare indegnamente la Carne di Cristo e bere indegnamente il suo Sangue significa mangiare e bere la propria condanna (cfr. 1 Cor 11, 27-29). Se il Sacramento dell’Altare sarà il centro della nostra esistenza, tutto tornerà “in asse”: in primo luogo la nostra anima e, di conseguenza, tutto ciò che ad essa si ricollega nell’ordine dell’universo. ◊

 

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