Essenzialmente egualitaria e sensuale, la Rivoluzione si ribella nel corso dei secoli contro ogni forma di verità, di bellezza e di bene. Il suo fine ultimo, destinato a un inevitabile fallimento, è quello di detronizzare Dio stesso.
D’altra parte, la Santa Chiesa Cattolica ha come missione quella di perpetuare la presenza del Divin Maestro tra gli uomini, conducendoli al porto sicuro della salvezza eterna e promuovendo sempre la maggior gloria del Creatore.
Proprio per questo motivo, «il grande obiettivo della Rivoluzione è, dunque, la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, Maestra infallibile della verità, custode della legge naturale e, quindi, fondamento ultimo dell’ordine temporale stesso».1
La Contro-Rivoluzione è figlia della Chiesa
Tuttavia, sebbene il carattere militante contro ogni forma di male sia indissociabile dalla Nave di Pietro, la lotta controrivoluzionaria costituisce solo un episodio circoscritto della sua storia bimillenaria. Tanto circoscritto quanto lo è, dal punto di vista cronologico, il medesimo «dramma dell’apostasia dell’Occidente cristiano»,2 che costituisce la Rivoluzione.
La Contro-Rivoluzione è dunque figlia della Chiesa e non vive se non per servirla, come il corpo serve l’anima. Un servizio importantissimo, tanto più perché essa mira alla rimozione del principale ostacolo alla finalità del Corpo Mistico di Cristo: «Se la Rivoluzione esiste, se è ciò che è, rientra nella missione della Chiesa, è nell’interesse della salvezza delle anime, è fondamentale per la maggior gloria di Dio che la Rivoluzione sia schiacciata».3
Istituzione contro-rivoluzionaria per eccellenza
In questo senso, ciò che si afferma della Sposa di Cristo deve essere detto, a fortiori, del suo Vicario, il Sommo Pontefice. La stessa istituzione del Papato è, per sua natura, ciò che vi è di più contrario allo spirito rivoluzionario: non c’è nulla di più anti-egualitario della semplice esistenza di un uomo infallibile in materia di fede e morale, al quale tutti devono sottomettersi.
Non c’è, dunque, da stupirsi se tante volte nel corso della Storia le forze del male si sono scagliate con odio furioso contro il Dolce Cristo in terra.
Ricordiamo, a titolo di esempio, l’infame attentato di Anagni, il 7 settembre 1303. In quell’occasione, gli emissari del re di Francia, Filippo il Bello, tentarono di imprigionare e deporre il Santo Padre, Bonifacio VIII. C’è chi afferma4 che uno di loro arrivò persino a schiaffeggiare il Pontefice! Questi avrebbe allora risposto semplicemente: «Ecco il mio collo, ecco la mia testa…»5
Fortunatamente il tentativo non ebbe successo, grazie all’intervento della popolazione locale che cacciò gli aggressori. Tuttavia, la salute già cagionevole del Papa ne risentì profondamente: morì circa un mese dopo, a Roma, l’11 ottobre di quello stesso anno.
Non sempre, però, l’atteggiamento del Vicario di Cristo fu di mera passività.
Esempi luminosi
Nel 1077, l’intransigenza di San Gregorio VII nella difesa dei diritti della Santa Chiesa, ad esempio, fu responsabile di uno degli episodi più gloriosi della storia del Papato. Poiché l’imperatore tedesco Enrico IV si mostrava inflessibile sulla questione delle investiture, arrivando all’assurdo di proclamare inutilmente la deposizione del Papa, questi reagì a tale rivolta scomunicando il monarca e dispensando tutti i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà. In poco tempo, il re scomunicato si sarebbe presentato alle porte della fortezza di Canossa – scalzo, in abiti penitenziali e sotto una fitta neve – implorando il perdono del santo Pontefice che lì si trovava.
Avanzando fino al XVI secolo, ci imbattiamo nella figura eminente di San Pio V. Mentre combatteva la Rivoluzione in campo ecclesiastico, applicando zelantemente le riforme del Concilio di Trento, non trascurava i pericoli esterni. Di fronte alla calamitosa minaccia musulmana che si levava dall’Oriente, chiamò a raccolta i principi cristiani per costituire una Lega Santa in difesa della Cristianità. Questa iniziativa, del tutto provvidenziale, sarebbe culminata nella miracolosa vittoria navale di Lepanto, nel 1571.
Il XX secolo, a sua volta, ci porta alla memoria la meticolosa e instancabile reazione di San Pio X contro il modernismo. Come un pastore zelante che nota i lupi avanzare verso il gregge, egli uscì incontro al nemico armato del bastone dell’autorità pontificia: le sue coraggiose encicliche – soprattutto la Pascendi Dominici gregis –, i suoi ammonimenti pubblici e privati e il suo esempio di vita sbarrarono il cammino alla funesta eresia.
Dolorose incognite
Tuttavia, lo studio della Storia Ecclesiastica ci fornisce anche altri spunti, capaci di suscitare perplessità.
Le novità rinascimentali dei secoli XIV e XV sarebbero riuscite a paganizzare la Cristianità se non avesse prevalso lo sguardo indifferente, quando non addirittura favorevole, dei Pontefici Romani? La pseudo-riforma luterana del 1517 sarebbe riuscita a trascinare migliaia di anime verso una tragica rottura con la Santa Chiesa se avesse trovato nel Papa mecenate Leone X6 la sagacia di un San Pio X o lo zelo per la fede di un San Pio V?
E che dire della tanto ingiustamente celebrata Rivoluzione Francese? Che ne sarebbe stato di essa se, invece della timida e silenziosa semi-condanna di Pio VI,7 avesse dovuto affrontare la franchezza apostolica di un San Gregorio VII o l’intrepidezza di un Beato Urbano II, il Papa delle Crociate?

Certamente il Giudizio Universale risponderà a queste e a molte altre domande simili.
Il potere delle chiavi: pegno di vittoria
Ad ogni modo – oggi, come sempre – possiamo affermare con il Dott. Plinio: «Il Papato possiede risorse straordinarie per imporsi. A condizione che coloro che abbiano in mano tali risorse le utilizzino, il Papato gode di possibilità di azione, anche nella nostra epoca, completamente insospettabili, completamente inimmaginabili».8
Quali siano queste risorse, Nostro Signore stesso lo dichiara: «A te darò le chiavi del regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli» (Mt 16, 19).
Con queste parole Dio stesso – rimanendo sempre sovrano e onnipotente – ha affidato a San Pietro e ai suoi legittimi successori non solo il potere di influenzare la società temporale, così ben simboleggiato dalla chiave d’argento che fa parte delle insegne pontificie, ma soprattutto la custodia aurea della «serena, nobile ed efficacissima forza propulsiva della Contro-Rivoluzione»:9 la grazia.
Così, il dinamismo della Contro-Rivoluzione si rivela, nel potere pontificio, infinitamente superiore alle potenze rivoluzionarie: «Tutto posso in Colui che mi dà la forza» (Fil 4, 13).
Dobbiamo, quindi, avere questa certezza: il Successore di Pietro, anche da solo, ha nelle sue mani il potere di rovesciare l’opera distruttiva della Rivoluzione. Verrà il giorno in cui il Papa, come un tempo il Principe degli Apostoli a Tabità (cfr. At 9, 40), dirà alla Cristianità: «Alzati!». E lei risorgerà. ◊
Note
1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Revolução e Contra-Revolução. 9ª ed. São Paulo: Arautos do Evangelho, 2024, p.207.
2 Idem, ibidem.
3 Idem, p.209.
4 Cfr. LLORCA, Bernardino. Manual de História Eclesiástica. 3a ed. Barcelona: Labor, 1951, p.319.
5 DANIEL-ROPS, Henri. A Igreja das catedrais e das cruzadas. São Paulo: Quadrante, 1993, p.638.
6 Cfr. DANIEL-ROPS, Henri. A Igreja da Renascença e da reforma. A reforma protestante. São Paulo: Quadrante, 1996, v.I, p.241.
7 Cfr. DANIEL-ROPS, Henri. A Igreja das revoluções. São Paulo: Quadrante, 2003, pp. 23-24.
8 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 6/8/1973.
9 CORRÊA DE OLIVEIRA, Revolução e Contra-Revolução, op. cit., p.187.

