La paternità di San Giuseppe prefigurata nell’Antico Testamento – San Giuseppe, il padre perfetto!

Quanta consolazione ebbe il Divin Bambino nel riposare per la prima volta tra le braccia virili e paterne di San Giuseppe! Egli, fin dall’eternità, era stato pensato per essere la rappresentazione di Dio Padre presso il Figlio che Si era incarnato.

Molte anime, nel corso dei secoli, si sono commosse nel considerare la gioia e la grazia del Bambino Dio cullato per la prima volta dalle braccia materne di Maria Santissima. Quanto compiacimento deve aver provato il Bambino Gesù in quel momento, vedendoSi avvolto dall’amore purissimo della sua Santa Madre, creata da Dio per incarnarSi in Lei e redimere gli uomini, restaurando l’opera della creazione!

Pochi, però, si ricordano di contemplare la consolazione che il Divin Bambino ebbe nel riposare per la prima volta tra le braccia virili e affettuose del padre verginale che, sebbene non Lo avesse generato secondo la carne, era stato scelto dal Padre Celeste perché fosse la sua rappresentazione presso la Seconda Persona della Santissima Trinità che Si faceva Uomo.

La figura di Giuseppe nel caleidoscopio dell’Antico Testamento

Come Maria Santissima, il Santo Patriarca è stato più volte prefigurato nell’Antico Testamento, essendo intimamente connesso al mistero dell’Incarnazione. Infatti, durante i millenni che precedettero la nascita del Signore Nostro Gesù Cristo, Dio Padre andò “modellando” e “ideando” l’immagine dell’uomo e del padre perfetto che più tardi sarebbe sbocciata nella figura eccelsa di San Giuseppe.

Quando leggiamo le Sacre Scritture, restiamo ammirati per la santità del giusto Abele, che offrì a Dio le primizie del suo gregge e inaugurò il culto divino (cfr. Gn 4, 1-4); o per la fedeltà di Noè che, avendo creduto nella parola divina, costruì un’arca per salvare dal castigo del diluvio gli eletti e gli animali di ogni specie (cfr. Gn 6, 8-22).

Anche Abramo, ormai anziano, ricevette da Dio una promessa: la nascita di un figlio la cui posterità sarebbe stata più numerosa della sabbia del mare e delle stelle del cielo (cfr. Gn 15,4-5). Poiché aveva creduto, generò con Sara, fino ad allora sterile, Isacco, che più tardi il Signore stesso avrebbe chiesto che fosse offerto in sacrificio… O sublime prova di fede e di fedeltà! Disponendosi ad adempiere il comando divino, Abramo immolò per primo il suo cuore di padre! E da quest’atto di amore supremo per Dio sbocciò il compimento della promessa che gli era stata fatta (cfr. Gn 22, 1-18).

Giacobbe, figlio di Isacco, uomo prediletto al quale Dio rivelò che sarebbe sceso sulla terra attraverso una scala misteriosa che la sua posterità avrebbe conosciuto (cfr. Gn 28, 10-14), generò diversi figli, tra i quali si distinse Giuseppe, che fu venduto all’Egitto dai suoi fratelli e finì per diventare, dopo molte difficoltà, il governatore e il dispensatore di tutti i beni del faraone (cfr. Gn 41, 37-45).

Nel corso dei millenni, Dio Padre “modellò” l’immagine dell’uomo e del padre perfetto che sarebbero sbocciati poi nella figura di San Giuseppe

Poco più avanti, vediamo la scelta di Mosè per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù egizia e ricevere da Dio l’alleanza e le Tavole della Legge sul Monte Sinai. A lui la Scrittura attribuisce il mirabile elogio: «Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè – lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia» (Dt 34, 10).

Consideriamo anche Elia, l’uomo di fuoco che non è mai sceso a patti con le derive della sua epoca (cfr. 1 Re 18, 20-46), essendo il padre spirituale dei profeti e del filone di anime fedeli che durerà fino alla consumazione dei secoli.

Tutti questi uomini-legge furono creati per mantenere vivo, nel corso dei millenni, il seme dell’integrità e della santità nel popolo eletto – tante volte infedele alla sua missione – che sarebbe culminato nella venuta del Messia. Per fare questo, avrebbero dovuto prefigurare la persona e le virtù dell’uomo per eccellenza che, intimamente unito al mistero dell’Incarnazione, sarebbe stato il padre umano del Salvatore atteso.

Elevato in previsione della Redenzione che sarebbe venuta

Scelto dallo Spirito Santo come sposo della Madonna e padre di Gesù Cristo, il Glorioso Patriarca fu rivestito di una pienezza incomparabile di grazie e di doni che lo avrebbero aiutato a compiere la sua altissima missione.

Sotto il velo della sua umiltà, si nascondevano virtù eccelse, concesse in previsione dei meriti della Redenzione, dei quali Maria era l’aurora splendente. Infatti, per la sua vicinanza a Lei, Giuseppe fu il primo a beneficiare di tutte le meraviglie e le ricchezze che emanavano dalla Regina dell’Universo.

Non c’è da sorprendersi, quindi, che in lui si trovassero in modo super-eminente tutte le virtù che adornavano le anime dei santi dell’Antico Testamento, e che la contemplazione di queste virtù costituisse un vero paradiso per il Divino Infante durante tutta la vita nascosta della Sacra Famiglia.

Verificando nel padre le eccellenze della promessa

Mentre si trovava ancora nel grembo materno, il Verbo Eterno contemplò nell’anima di suo padre una generosità superiore a quella di Abele, perché se quest’ultimo offrì al Signore le primizie del suo gregge, San Giuseppe, decidendo di fuggire perché si riteneva indegno del mistero che avvolgeva la Santissima Vergine, sacrificò a Dio il dono più grande di tutti: vivere con Lei.

Vedendo con quanto amore e affetto San Giuseppe si prendeva cura della sua Sposa, anche il Redentore si commosse nel considerare che a lui, quale nuovo Noè, Dio Padre aveva affidato l’Arca che aveva portato la salvezza all’umanità, Colei che era l’intramontabile Arcobaleno divino che univa il Cielo alla terra.

La fede, che fu la corona di gloria di Abramo nelle più grandi perplessità, risplendeva con un fulgore ancora più grande nell’anima del Santo Patriarca in ognuna delle prove e difficoltà affrontate nel corso della vita di Gesù. VedendoLo provare la fame e la sete, soffrire le inclemenze del clima o addirittura essendo costretto a fuggire da Erode, oltre a molte altre contingenze, credeva fermamente nella sua divinità, riempiendo di gioia l’anima del suo amato Figlio.

«Inoltre, egli sa che la vita della Santissima Vergine e, ancor più, quella di Nostro Signore Gesù Cristo sono dedicate a salvare gli uomini e si associa a questa finalità redentrice. Non è possibile che, stando così vicino a Gesù e a Maria, egli non conosca i disegni di Dio riguardanti la Passione. Contemplando questo mistero con profonda interiorità e spirito profetico, ancor prima che Nostro Signore rivelasse pubblicamente di essere il Redentore, San Giuseppe lo aveva già intuito. E in quanto padre Suo sulla terra, accetta la determinazione del Padre Celeste nel silenzio e con autentica rassegnazione, disposto, come Abramo, a vedere suo Figlio sacrificato sull’altare della Croce».1

Abramo, Mosè e Noè, di Bicci di Lorenzo – Metropolitan Museum of Art, New York

Molte volte le sante conversazioni tra i suoi genitori facevano ricordare al Divin Bambino il sogno del patriarca Giacobbe, perché essi erano davvero la scala per la quale Dio era sceso sulla terra. E ricordando anche il sogno di Giuseppe d’Egitto (cfr. Gn 37, 9) in cui il sole, la luna e le stelle si prostravano davanti a lui, vedeva che, in un senso spirituale, questo presagio si stava realizzando in suo padre Giuseppe, al quale obbedivano pienamente Lui stesso, il Sole di Giustizia, sua Madre e, in futuro, tutta la Chiesa Gloriosa.2

Ascoltando altre volte il padre verginale raccontarGli le altre imprese di Giuseppe d’Egitto, rifletteva sul fatto che quest’uomo giusto, «nella casa di Potifar, diede una notevole prova di castità eroica; tuttavia, finì per essere relegato per qualche tempo nell’oscurità di una prigione e fu quasi dimenticato. Il secondo Giuseppe diede un esempio molto più sublime di verginità angelica, promesso sposo com’era della più pura di tutte le vergini»,3 e non scese in nessuna prigione, ma fu elevato «ai seggi più nobili nella Casa del Signore e nella Corte dei Cieli».4

Durante i trent’anni della sua vita nascosta, Gesù considerò certamente come San Giuseppe fosse più eccelso di Mosè perché, se quest’ultimo parlava con Dio come un uomo parla con un suo amico (cfr. Nm 12, 8), l’altro viveva quotidianamente con la Seconda Persona della Santissima Trinità come un padre fa con suo figlio! D’altra parte, sarebbe stato anche più glorioso del profeta Elia, perché avrebbe guidato non solo una schiera di giusti, ma gli eletti di tutta la Storia, come Patriarca e Protettore della Santa Chiesa Cattolica.

Era il padre perfetto: di santità immacolata, pieno di affetto, desideroso di educare, sollecito nel proteggere e nel sostenere in ogni necessità

Quale non fu l’incanto di Nostro Signore, all’età di dodici anni, nel vedere la forza d’animo “eliatica” di San Giuseppe manifestarsi, ad esempio, nell’episodio dello smarrimento e del ritrovamento nel Tempio? In questo fatto il piccolo Gesù intravide due estremi di eroismo in suo padre: da un lato, lo zelo che dimostrò nel difendere il Bambino-Dio contro i dottori della Legge; dall’altro, la sua ineffabile fiducia nell’accettare con piena fedeltà un “rimprovero” del suo stesso Figlio Divino, pur non comprendendolo appieno: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 49).

San Giuseppe con il Bambino Gesù – Museo d’Arte Religiosa di Cuzco (Perù)

Come ci insegna Mons. João, «Dio ha permesso lo smarrimento e il ritrovamento del Bambino Gesù nel Tempio per sfatare l’idea sbagliata che la vita dell’uomo debba essere prospera, senza contrattempi o difficoltà, senza sorprese o contraddizioni. […] C’è una sorta di prova che Dio chiede a coloro che chiama di più: quella di sentirsi apparentemente ingannati e abbandonati da Lui, tanto che persino ciò che costituisce il loro ideale, la loro consolazione e la loro ragione d’essere sembra talvolta servirsi di un sotterfugio per sfuggire alla loro compagnia. La fedeltà a questo tormento rende questi eletti dei veri eroi. […] Ora, di San Giuseppe possiamo dire che, in questa occasione, è diventato l’eroe della fiducia».5

Per un tale Figlio, un padre perfetto!

Indubbiamente, in tutti questi fatti della vita della Sacra Famiglia, così come in quelli che conosceremo solo in Cielo, il Dio Bambino manifestava sempre più amore per il padre verginale, alter ego del Padre Divino, con un affetto e un’ammirazione mai conosciuti nel corso della Storia.

Egli era il Padre perfetto: di santità immacolata, pieno di affetto, desideroso di educare, sollecito nel proteggere e sostenere, forte e coraggioso, sostegno in tutte le necessità e in tutti i pericoli!

Seguiamo anche noi le orme di Gesù Bambino: ammiriamo, amiamo e confidiamo senza riserve nella protezione e nel sostegno di San Giuseppe, il padre perfetto e l’amico sempre fedele che ci condurrà, in mezzo alle battaglie della vita, al Regno di Maria, al Regno dei Cieli! ◊

 

Note


1 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. San Giuseppe: chi lo conosce?… San Paolo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.203.

2 Cfr. THOMPSON, Edward Healy. Vida e glórias de São José. Dois Irmãos: Minha Biblioteca Católica, 2021, p.20.

3 Idem, p. 21.

4 Idem, ibidem.

5 CLÁ DIAS, op. cit., p. 348.

 

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