5 aprile – Domenica di Pasqua nella Resurrezione del Signore
L’incrollabile regolarità con cui si svolgono le celebrazioni dell’Anno Liturgico, nonostante le oscillazioni degli avvenimenti terreni, è una dimostrazione della maestà celeste della Chiesa, sempre altera di fronte al capriccioso alternarsi delle passioni umane.
Grandiosa, ma non indifferente, essa si serve della Liturgia per manifestarsi come Madre sollecita, ravvivando nei suoi figli il senso più elevato dell’esistenza cristiana. E l’apice di questa maternità si esercita nella celebrazione della Pasqua, ricordando l’evento principale dei giorni del suo Sposo Mistico su questa terra: la distruzione della prigione del sepolcro e il passaggio dalla morte alla vita. Che applicazione può avere questo episodio inaudito per la Chiesa di oggi e per ciascuno di noi?
L’empietà dei membri del sinedrio, che credevano che tutto fosse finito sigillando il sepolcro e facendolo custodire da dei soldati dopo il compimento del deicidio, finì per contribuire ad esaltare il più grande miracolo della Storia: la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo fatto, la prova più evidente della sua divinità, è diventato anche il più grande segno di speranza nella promessa di una vita imperitura.
Nel corso dei secoli, la Chiesa Cattolica – Corpo Mistico di Cristo immortale – è sembrata spesso soccombere sotto il peso sepolcrale delle prove più terribili. Si è trovata abbandonata, vilipesa, perseguitata, tradita, e oggi vive momenti di apparente oscurità… Tuttavia, la stessa forza soprannaturale che operò la Resurrezione di Cristo dimora nella Chiesa, assicurandole la costante vittoria sui suoi nemici. Per questo motivo, in modo incomprensibile agli occhi umani, dall’apparente “morte” in cui giace agli occhi dei suoi detrattori, essa è sempre “risorta” e sempre “risorgerà”.
Lo stesso vale per le nostre vite, se considerate da una prospettiva cristiana. Possiamo addolcire le nostre amarezze con molti lenitivi leciti, ma nessuno sarà dolce come l’attitudine ispirata alla figura della Madre – immagine della Chiesa – presso la Croce: Maria Santissima stava lì, in piedi, traboccante di speranza nella Resurrezione.
A volte attraversiamo prove, difficoltà di ogni genere, abbandoni, tradimenti, tenebre… Tuttavia, anche in noi abita una forza restauratrice, “resuscitante”: la grazia di Dio, che deve riempirci di speranza riguardo all’eternità, soprattutto nei momenti di dolore, i quali acquisiscono un nuovo significato, un senso nobile e una ragione di gioia soprannaturale con l’aspettativa di una resurrezione tanto più gloriosa quanto maggiori sono i nostri patimenti.
Così, «la risurrezione di Cristo ci insegna che non c’è storia tanto segnata dalla delusione o dal peccato da non poter essere visitata dalla speranza. Nessuna caduta è definitiva, nessuna notte è eterna, nessuna ferita è destinata a rimanere aperta per sempre. Per quanto possiamo sentirci lontani, smarriti o indegni, non c’è distanza che possa spegnere la forza indefettibile dell’amore di Dio».1
Ecco la grande lezione della Pasqua, il grande conforto per gli uomini retti che amano sopra ogni cosa Dio e la sua Chiesa: Cristo è morto ed è risorto. La Chiesa immortale – e anche i suoi figli, che partecipano di questa immortalità purché non perdano la speranza – risorge sempre dai suoi calvari e dai suoi sepolcri, gloriosa come Cristo nella radiosa aurora della sua Resurrezione. ◊
Note
1 LEONE XIV. Udienza generale, 8/10/2025.

