Quando la Chiesa appare scossa e quasi sommersa dalla più feroce tempesta, risorge più bella, vigorosa e pura, rilucente nello splendore delle più grandi virtù.

 

Certamente è a voi ben noto, Venerabili Fratelli, come la Chiesa, quantunque tribolata continuamente, non è mai lasciata da Dio priva di ogni consolazione. Poiché Cristo l’amò e dette se stesso per lei, affine di santificarla e farsela comparire innanzi gloriosa, senza macchia né ruga né altra cosa tale, ma perché sia santa e immacolata (cfr. Ef 5, 25-27).

Papa San Pio X fotografato nel 1903 da Francesco De Federicis

Dio fa concorrere l’errore al trionfo della verità

Anzi, quando più sbrigliata la licenza dei costumi, più feroce l’impeto della persecuzione, più astute le insidie dell’errore sembrano minacciare a lei rovina estrema, fino a strapparle dal seno non pochi dei suoi figliuoli, per travolgerli nel vortice dell’empietà e dei vizi, allora la Chiesa sperimenta più efficace la protezione divina. Perocché Iddio fa che l’errore stesso, vogliano o no i malvagi, serva al trionfo della verità, di cui la Chiesa è vigile custode; la corruzione serva all’incremento della santità, di cui essa è altrice e maestra, la persecuzione ad una più mirabile liberazione dai nostri nemici.

Così avviene che quando la Chiesa appare agli occhi profani sbattuta da più fiera tempesta e quasi sommersa, allora n’esca più bella, più vigorosa, più pura, rifulgendo nello splendore delle maggiori virtù.

In questo modo la somma benignità di Dio viene confermando con nuovi argomenti, che la Chiesa è opera divina; sia perché nella prova più dolorosa, quella degli errori e delle colpe che s’infiltrano nelle stesse sue membra, le fa superare il cimento; sia perché le mostra attuato il detto di Cristo: “Le porte dell’inferno non prevarranno contro di lei” (Mt 16, 18); sia perché comprova di fatto la promessa: “Ecco io sarò con voi tutti i giorni sino alla consumazione del secolo” (Mt 28, 20); sia infine perché testimonia di quella misteriosa virtù per cui “un altro Paraclito” (Gv 14, 16), promessole da Cristo nel suo sollecito ritorno al cielo, continuamente in lei effonde i suoi doni, e la difende e la consola in ogni tribolazione; “spirito che rimane con lei in eterno; spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede, né lo conosce, perché egli dimorerà fra voi e sarà con voi” (cfr. Gv 14, 17).

Da questa fonte sgorga la vita e il nerbo della Chiesa; e da questa pure il distinguersi da ogni altra società, come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano, per le note manifeste, ond’è segnalata e costituita “quasi un vessillo sollevato fra le nazioni”.1

Indefettibile nella santità della dottrina e delle leggi

E infatti, solo per un miracolo della potenza divina può succedere che tra l’inondare della corruzione e la frequente deficienza delle membra, la Chiesa in quanto è il corpo mistico di Cristo, si mantenga indefettibile nella santità della dottrina, delle leggi, del suo fine; dalle cause stesse tragga del pari fruttuosi effetti; dalla fede e dalla giustizia di molti suoi figliuoli raccolga frutti copiosissimi di salute.

Né meno chiaro apparisce il sigillo della sua vita divina in ciò che fra tanta e così turpe colluvie di perverse opinioni, fra così grande numero di ribelli, fra il tanto multiforme variare degli errori, essa persevera immutabile e costante, quale colonna e sostegno della verità, nella professione di una stessa dottrina, nella comunione degli stessi Sacramenti, nella sua divina costituzione, nel governo, nella morale. […]

Si definivano riformatori, ma erano corruttori

Un tale mirabile influsso della Provvidenza divina nell’opera restauratrice promossa dalla Chiesa appare splendidamente in quel secolo che vide sorgere a conforto dei buoni San Carlo Borromeo. Allora, spadroneggiando le passioni, travisata quasi del tutto e oscurata la cognizione della verità, eravi lotta continua con gli errori, e l’umana società, precipitando al peggio, sembrava correre all’abisso. Fra questi mali insorgevano uomini orgogliosi e ribelli, nemici della croce di Cristo… uomini di sentimenti terreni, il Dio de’ quali è il ventre (cfr. Fil 3, 19).

Costoro, applicandosi non a correggere i costumi, ma a negare i dogmi, moltiplicavano i disordini, allargavano a sé ed agli altri il freno della licenza, o certo sprezzando la guida autorevole della Chiesa, a seconda delle passioni dei principi o dei popoli più corrotti, con una quasi tirannide ne rovesciavano la dottrina, la costituzione, la disciplina. Indi, imitando quegli iniqui, a cui è rivolta la minaccia: “Guai a voi che chiamate male il bene e bene il male” (Is 5, 20), quel tumulto di ribellione e quella perversione di fede e di costumi chiamarono riforma e se stessi riformatori. Ma, in verità, essi furono corrompitori. […]

Rinnovarsi per discernere la volontà di Dio

La Chiesa, infatti, bene intendendo quanto i sentimenti e i pensieri dell’animo umano sono proclivi al male (cfr. Gn 8, 21), mai non cessa di combattere contro i vizi e gli errori, perché sia distrutto il corpo del peccato e più non serviamo al peccato (cfr. Rm 6, 6).

E in questa lotta, come ella è maestra a se stessa e guidata dalla grazia che “è diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, così prende norma al pensare e all’operare dal Dottore delle genti, che dice: Rinnovatevi nello spirito della vostra mente” (Ef 4, 23); e “non vogliate conformarvi a questo secolo, ma riformatevi nel rinnovamento della mente vostra, per accertare quale sia la volontà di Dio buona, accettevole e perfetta” (Rm 12, 2).

Né il figliuolo della Chiesa e riformatore sincero mai si persuade di avere toccato la meta, ma ad essa protesta solo di tendere insieme con l’Apostolo: “Dimenticando quel che sta dietro e stendendomi verso ciò che mi sta davanti, mi avanzo verso il segno, verso il premio della vocazione superna di Dio in Cristo Gesù” (Fil 3, 13-14).

Quindi avviene che noi uniti con Cristo nella Chiesa, “cresciamo per ogni cosa in lui che è il Capo, Cristo, dal quale il corpo tutto prende l’accrescimento proprio per la perfezione di se stesso nella carità” (cfr. Ef 4, 15-16) e la Chiesa madre viene sempre più ad avverare quel mistero della volontà divina, di restaurare nella ordinata pienezza dei tempi tutte le cose in Cristo (cfr. Ef 1, 10).

L’origine delle apostasie è la stessa: il nemico dell’uomo

A queste cose non pensavano i riformatori, a cui si oppose Carlo Borromeo, presumendo riformare a loro capriccio la fede e la disciplina; né meglio le intendono i moderni, contro cui abbiamo noi da combattere, o Venerabili Fratelli. Anche costoro sovvertono dottrina, leggi, istituzioni della Chiesa, avendo sempre su le labbra il grido di cultura e di civiltà, non perché stia loro troppo a cuore questo punto, ma perché con questi nomi grandiosi possono più agevolmente celare la malvagità dei loro intendimenti.

E quali in realtà sieno le loro mire, quali le loro trame, quale la via che intendono battere, nessuno di voi lo ignora, e i loro disegni furono già da Noi denunziati e condannati. Si propongono essi un’apostasia universale dalla fede e dalla disciplina della Chiesa, apostasia tanto peggiore di quell’antica che mise in pericolo il secolo di Carlo, quanto più astutamente serpeggia occulta nelle vene stesse della Chiesa, quanto più sottilmente trae da principii erronei le conseguenze estreme.

Estratto da: SAN PIO X.
Editæ Sæpe, 26/5/1910
Note

1 CONCILIO VATICANO I. Dei Filius, c.III.

 

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