26 aprile – IV Domenica di Pasqua
È commovente osservare come Nostro Signore Gesù Cristo utilizzasse immagini comuni per insegnare a un popolo prevalentemente dedito all’agricoltura e alla pastorizia. In questo senso, le parole raccolte dal Vangelo di questa domenica devono aver toccato in modo speciale determinate corde dell’anima di quella gente.
I recinti, costruiti in pietra o in legno, avevano a quel tempo un’unica porta, che era custodita da un guardiano mentre i pastori riposavano. Il guardiano apriva l’ingresso solo ai pastori legittimi, i quali chiamavano le loro rispettive pecore. Esse, riconoscendo la voce della loro guida, si separavano dalle altre e la seguivano lungo il cammino.
Questa realtà rappresenta bene il modo di agire di Nostro Signore. Come “porta delle pecore” (Gv 10, 7), Egli è il modello da seguire per tutti – poiché siamo stati creati a sua immagine e somiglianza – nonché Colui che, tramite la Redenzione, ci apre l’accesso alla salvezza.
«Le pecore ascoltano la sua voce» (Gv 10, 3), che invita costantemente ad abbandonare le vie del peccato e a intraprendere il cammino della virtù. Ora, Cristo chiama tutte le pecore, ma Lo seguono solo quelle che Lo considerano loro Pastore. C’è, pertanto, una separazione tra quelle che hanno imparato a riconoscere il timbro della sua voce e quelle che seguono altre strade.
Indipendentemente dalle circostanze storiche, in ogni generazione il Buon Pastore chiama, attraverso la voce dei suoi ministri, nuove pecore che dovranno saper discernere il timbro inconfondibile della verità. Non illudiamoci: grazie al dono della fede ricevuto nel Battesimo, i fedeli hanno un senso soprannaturale – che la Teologia chiama sensus fidei – per riconoscere dove si trova la voce da seguire.
Per salvarsi, però, non basta ascoltare la sua voce; occorre seguire il pastore. La lettura degli Atti degli Apostoli ci indica come. Il primo Papa si trova nella sua predicazione inaugurale dopo la Pentecoste, quando il dramma della Passione era ancora vivo in tutta Gerusalemme. Egli, tuttavia, proclama le verità così come sono, senza il minimo timore, provocando un immenso shock, con risultato immediato: «Che cosa dobbiamo fare?» (At 2, 37), chiedono le folle.
Esse ascoltarono la voce del pastore e la loro conversione si manifestò nel cambiamento del modo di agire e di comportarsi! San Pietro chiarisce la necessità di questo cambiamento: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare» (At 2, 38). Ecco il risultato di aver usato la porta della verità e non aver cercato di scavalcare il muro della dissimulazione, come il ladro: quel giorno furono amministrati tremila Battesimi.
E io, posso davvero affermare con il salmista che «il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 23, 1)? Quando mi chiama, riconosco la sua voce? Sono attento alle sue parole? O rimando la mia conversione, fingendo di non ascoltarLo e alimentando la speranza che Egli non mi chieda più nulla?
Se mi trovo in questa situazione, non devo scoraggiarmi: fino all’ultimo respiro Nostro Signore continua a chiamare ciascuno di noi, e oggi mi chiama di nuovo in questa Liturgia. Ci ha affidato, inoltre, una Madre misericordiosa, porta attraverso la quale il Buon Pastore è entrato nella nostra vita, e voce che tante volte invita il mondo alla conversione. Lasciamoci, dunque, guidare da Lei! ◊

