Amore sempre crescente per la Chiesa

Già nella sua infanzia, senza conoscerne il nome e il fenomeno a causa della sua tenera età, il Dott. Plinio contrasse un autentico matrimonio spirituale con la Santa Chiesa, donandosi senza limiti e unendosi a lei con vincoli eterni.

Per conoscere la Chiesa in tutto il suo splendore, è necessario, a un certo momento, sentire nel profondo dell’anima ciò che essa è. E l’Autore usa il termine sentire, perché in effetti sembrerebbe un gradimento mistico, ascoltare, vedere, respirare e persino quasi toccare con mano la Chiesa… Senza una luce dello Spirito Santo tutto si riduce a un teorema di matematica che potrebbe servire come base per lunghe conferenze o spessi libri teorici, sui quali si adagerà solo l’intelletto, ma non il cuore.

Allegoria della Chiesa – Cattedrale di Strasburgo (Francia)

Ricorriamo a una metafora per capire bene la differenza che esiste tra la conoscenza intellettuale e quella esperienziale, cioè quella proveniente da una grazia mistica. Supponiamo che qualcuno non abbia mai mangiato un particolare frutto, ad esempio il mangostano. Lo descrivono come un frutto di medie dimensioni, con una scorza ruvida e color barbabietola, che una volta aperto presenta all’interno gemme bianche come la neve, il cui sapore vellutato ricorda quello di una ciliegia mescolata al miele. Tuttavia, per questa persona la definizione astratta non è sufficiente: dovrà prendere un mangostano tra le mani, metterne la polpa sulle labbra e assaggiare… Poi, in base ai sensi, nella sua mente prenderà forma una sintesi di tutto: scorza, colore e sapore, per cui potrà trarre le sue conclusioni e stabilire un giudizio.

«La Chiesa mi sembra un’anima immensa…»

Con il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira questo fenomeno soprannaturale, alla maniera di un contatto diretto con la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, toccò in tal modo la sua sensibilità che, fin dall’infanzia, egli la considerava addirittura come una persona. Una figura mistica che evidentemente aveva creato per spiegare agli altri ciò che accadeva nel profondo del suo cuore:

«Vedendo tutti questi aspetti della Chiesa, a volte avevo una impressione curiosa. Dicevo: ‘La Chiesa sembra una persona. Non sembra un’istituzione, ma un’anima immensa, che si manifesta in mille modi, che ha movimenti, grandezza, santità, perfezioni; come se fosse un’anima sola, che si è espressa attraverso tutte le chiese cattoliche del mondo, attraverso tutte le immagini, tutte le liturgie, tutti i suoni dell’organo, tutti i rintocchi delle campane… Quest’anima ha pianto ai requiem, ha gioito al festoso scampanio nei sabati di Alleluia e nelle notti di Natale; piange con me, gioisce con me. Vedo nella Chiesa più un’anima che un’istituzione’».

Nel passo successivo il Dott. Plinio si dilunga più profusamente nella descrizione:

«Quello che sto per dire è naturalmente il Divin Spirito Santo, ma quando si è piccoli non si differenzia bene: mi rimaneva l’idea che la Chiesa era un’istituzione viva, con uno spirito proprio, […] che camminava e reagiva come se fosse una persona nel corso della Storia, con tutte le misericordie di una madre, la pazienza di una madre, le dignità di una madre, il savoir-faire di una madre, i modi di una madre; è una Chiesa Madre! […] La Madre più raccolta, più intima, più buona, più ‘perdonante’ che si possa immaginare; ma anche la Regina più degna di lode che si possa immaginare, e la guerriera verginale, alla Santa Giovanna d’Arco, capace di tutte le vittorie, senza perdere la sua delicatezza femminile, con una forza effettiva, che supera tutti i marescialli, ispiratrice di tutti gli eroi!».

Da allora nacque in lui un amore sempre crescente… Amore di devozione, tanto che per tutta la vita la Chiesa fu la sua passione più profonda; un amore purissimo, completamente distaccato; amore di schiavitù che, però, non lo opprimeva, ma gli portava libertà; un amore tale che era quasi un’adorazione della Chiesa. Qualunque cosa accadesse, egli era disposto a servirla!

«La Chiesa Cattolica è per me più di mio padre, più di mia madre, più della mia vita, più di tutto ciò che potrei avere; la Chiesa Cattolica, la amo con un amore tale che ha sfumature di adorazione! Perché essa è il Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo!»

Un connubio mistico con la Santa Chiesa

Fin dalla nascita, o forse anche prima, sul Dott. Plinio operò una grazia che lo portava a effettuare delle nozze mistiche con la Santa Chiesa. Si tratta di un fenomeno singolare, perché questa alleanza soprannaturale quasi sempre si verifica tra l’anima e Dio, che Si presenta, il più delle volte, sotto le sembianze dell’umanità santissima del Salvatore.1

Il Dott. Plinio è uno dei pochi nella Storia ad aver fatto un connubio con la Chiesa. Già nell’infanzia, senza conoscere il nome e il fenomeno a causa della sua tenera età, realizzò questo matrimonio spirituale di una profondità inimmaginabile, donandosi senza limiti e unendosi a lei con vincoli eterni.2 Ecco le sue parole:

Sole riflesso in gocce di rugiada

«Come amo quest’anima! Ho l’impressione che la mia anima ne sia una piccola risonanza o una piccola ripetizione! […] Tutto ciò che mi piace è come quest’anima. E quest’anima è come tutto ciò che mi piace. Mi piace solo quest’anima. E le altre cose non mi piacciono, perché non valgono nulla. So che questo alla maniera di un’anima non è un’anima, ma è l’ideale della mia vita […]. Qualcosa mi fa sentire un po’ come una goccia d’acqua che rispecchia il sole. Io sono la goccia d’acqua, lì c’è il sole, ma guardando la goccia possiamo vedere riflesso il sole intero. Alla maniera di una miniatura e di un riflesso, non sostanzialmente, io contengo quest’anima intera».

Qui si affronta un punto poco commentato, ma ricchissimo, misterioso e apicale all’interno della Chiesa, che l’Autore ritiene essere stato il “trait d’union neurale” con cui il Dott. Plinio si identificò con essa: una visione eccelsa dell’intera creazione, trasmessa da Nostro Signore Gesù Cristo, come Capo, alla sua Sposa Mistica. Questa visione, portata alle sue ultime conseguenze, si traduce nel legame di questo stesso ordine dell’universo con Dio stesso, Padre, Figlio e Spirito Santo, all’interno del quale tutto è e al di fuori del quale nulla esiste.

Infatti, Dio è presente in tutte le cose in vari modi: per essenza, cioè mantenendo in ogni istante ciò che ha creato; per potenza, perché tutto è sottomesso a Lui che ha il potere di annientare ogni creatura; e per presenza, perché dall’eternità tutto è sotto il suo sguardo.3 Eppure questa teoria delle tre presenze, che viene generalmente studiata nei testi dei teologi, si ritrova in forma vivida nella Chiesa!

La visione sacrale riguardo all’ordine dell’universo, trasfusa dalla Chiesa nell’anima del Dott. Plinio, lo definiva completamente e profondamente, e diede consistenza alla sua vocazione, perché ancor prima di conoscere la dottrina sulla Chiesa Cattolica, la grazia e tutto quanto poi venne a sapere, egli amò l’ordine con tutta la forza della sua anima perché ne percepiva la correlazione con Dio. La descrizione che segue è illuminante a questo proposito:

«C’è una cosa che si potrebbe definire la spina dorsale del mio pensiero e che porta con sé un amore graduale per tutto ciò che è verum, bonum e pulchrum – verità, bontà e bellezza. Questo amore costituisce l’elemento fondamentale attraverso il quale sono unito alla Santa Chiesa Cattolica. È perché ho conosciuto la Santa Chiesa Cattolica come fulcro di questo atteggiamento dell’anima e l’ho consigliata in ogni modo e a ogni proposito, che ho amato la Chiesa in questo modo. Ma è perché ho amato questo principio in origine. Questo dà all’anima molto ordine e anche molto distacco. Infatti da quest’ordine deriva il gusto di amare tutte le cose non per il rapporto che hanno con me, ma per il rapporto che hanno con Dio. È la pratica dell’amore di Dio».

Così egli si è sviluppato in piena fedeltà all’alleanza stabilita fin dal primo momento in cui ha sentito la consonanza con l’anima della Chiesa. Il brano che segue è una professione di fede e allo stesso tempo una confessione di questo sentimento:

«L’atteggiamento della mia anima ogni giorno, in ogni minuto, in ogni istante è quello di cercare la Chiesa Cattolica con gli occhi, di essere impregnato del suo spirito, di averla dentro la mia anima, di avere me stesso interamente dentro di lei, […] di vivere solo per lei, in modo tale da poter dire quando morirò: ‘Veramente, sono stato un uomo cattolico e tutto apostolico, romano, romano e romano!’ […] Se volete conoscermi e seguirmi, cercate di vedere in che modo nella mia anima esiste lo spirito della Chiesa. […] Come potrebbe quest’amore essere com’è senza che io veda la Chiesa in un determinato modo? Ciò che si ama, lo si ama perché lo si è visto, lo si ama perché lo si è capito, lo si ama, insomma, perché vi si aderisce con tutta l’anima. Ma in modo tale che la parola aderire è debole; si è radicata, è penetrata, si è lasciata penetrare, ha stabilito un connubio di anime, per quanto la debolezza umana lo permetta, indissolubile e completo, per la vita e per la morte, per il tempo e per l’eternità! Questa è la nostra appartenenza alla Chiesa Cattolica e possiamo dire, in un certo senso, quello che San Paolo ha detto di Nostro Signore Gesù Cristo: ‘Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me’ (Gal 2, 20)! Noi siamo chiamati a realizzarlo in questo modo: ‘Non sono più io che vivo, ma è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana che vive in me’».

«Senza la Chiesa Cattolica non avrei sapienza»

In diverse conferenze nel corso degli anni egli dichiarò tassativamente di aver preso a modello la Santa Chiesa, in una postura di continua obbedienza.

«Fin da piccolo, guardando la Chiesa Cattolica, e non solo essa, ma ciò che da essa si è riversato nella sacra Civiltà Cristiana, ho considerato tutto come certo, infallibile, indiscutibile, punto per punto, cercando di pormi la domanda ogni volta che non capivo qualcosa; e la domanda era: ‘Qual è il principio di sapienza che c’è dietro? Devo intuire e conoscere questo principio di sapienza’. […] E questo è stato l’incanto di tutta la mia vita: la Chiesa operante nei dogmi, nelle leggi, nelle discipline, nelle istituzioni, nelle cose più grandi come in quelle più piccole, persino nella forma del paramento di un sacerdote».

Se il suo sguardo si posava, per esempio, sulla celebrazione della Messa, egli analizzava i gesti, la lentezza con cui il sacerdote e i chierichetti si muovevano nel presbiterio, le riverenze che questi facevano durante la preghiera del Confiteor, gli splendidi colori degli ornamenti… E si chiedeva: «Chi ha inventato questo? Chi è stato l’uomo che, per la prima volta, ha stabilito che la Messa dovesse essere fatta in questo modo? Non è stato un uomo, è stata la Chiesa!». E da una minuzia egli traeva una comprensione densa, che gli permetteva di addentrarsi ulteriormente nello spirito della Chiesa. «Solo in seguito sono venuto a sapere che l’anima della Chiesa Cattolica è lo Spirito Santo. Egli, presente in tutte quelle manifestazioni, ha suggerito agli uomini di Chiesa di selezionare, nel corso dei secoli, quelle meraviglie. È Lui che ha fatto nascere nella Chiesa questi riflessi di Dio».

Gli incanti del Dott. Plinio non si limitavano all’uno o all’altro aspetto della Chiesa, ma tutto ciò che la toccava era per lui divino, e non smetteva mai di amare qualcosa…

«Il mio spirito è diventato fortunatamente incapace di funzionare se non in funzione di Nostro Signore e della Chiesa. Perché quello è uno standard in base al quale tutto si giudica correttamente. […] Ma questa incapacità, noto che è una lucidità: mi accorgo che non vedo, e che quel poco che vedo, lo vedo meglio guardando attraverso di esso; e che attraverso di esso vedo tutto!». «È così che sono riuscito a essere fedele, è così che ho acquisito sapienza. Non è stato per una costituzione della mia testa. Con quale amore lo dico: è stato appreso dalla Chiesa Cattolica, come un figlio impara tra le braccia di sua madre. Senza la Chiesa Cattolica questo figlio non avrebbe alcuna sapienza. Tutto viene da lei: viene la grazia, viene l’insegnamento, viene tutto!»

Una vita segnata dalla fedeltà alla Chiesa

L’Autore ha visto il Dott. Plinio commuoversi fino alle lacrime solo per due motivi nella sua vita: in alcuni momenti, per il ricordo di sua madre, Donna Lucilia, soprattutto subito dopo la sua scomparsa; e in altri, a proposito della Santa Chiesa. Tra questi, i tre più eclatanti furono senza dubbio i seguenti: quando, verso la fine degli anni Cinquanta, si ritirò in una stanzetta della casa dove era solito riunirsi con i suoi seguaci, e pianse a lungo e copiosamente, prevedendo con il discernimento degli spiriti le difficili situazioni attraverso le quali la Chiesa sarebbe passata; durante la Settimana Santa del 1966, parlando ancora una volta delle sue sofferenze; e infine il 7 giugno 1978, anniversario del suo Battesimo, ascoltando il riferimento alla sua persona come figlio e frutto della Santa Chiesa, «vir catholicus, et totus apostolicus, et ‘totissimus’ romanus».4 Questa lode scuoteva il suo cuore, perché era ciò che poteva procurargli l’onore, la gioia e la gloria più grandi!

Celebrazione della Santa Messa nella Basilica di Nostra Signora del Rosario, Caieiras (Brasile)

Le parole pronunciate in quest’ultima occasione non contengono una rigorosa descrizione dottrinale della Chiesa, ma in esse si esprime la poesia di un uomo che parla sotto l’azione dello Spirito Santo, mentre contempla la Chiesa in modo diretto e profondo:

«Quella Chiesa che amo così tanto da non riuscire nemmeno a parlarne. E semplicemente pronunciando il suo nome, sono già incapace di dire poi il mondo di elogi e di amore che esiste nella mia anima […] Finché c’è la Chiesa sulla terra, la mia vita ha una ragione d’essere. Se un giorno dovesse morire, morirei amandola, con un amore che in qualche modo ha ondate di adorazione. Ma se la vedessi morire, morirei anch’io, perché la vita non sarebbe più nulla. Le mie ossa si scollegherebbero, tutta la mia vita si disarticolerebbe, perché non sarebbe più presente il suo sole: la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana».

In quella circostanza cercò di spiegare il motivo di quel pianto. L’Autore ritiene che la forte emozione lo sopraffece perché la grazia dell’unione con lei era così robusta, autentica e irresistibile, che nel suo cuore non c’era spazio per altro, come Santa Teresa di Gesù, il cui amore vivo per Dio la portava a sentire l’anima imprigionata nel corpo. Tale fu l’amore di Plinio Corrêa de Oliveira per la Chiesa durante la sua lunga e luminosa vita, un amore sempre crescente che si dispiegherà in mille faville.

Estratto, con piccoli adattamenti, da:
Il dono della sapienza nella mente, nella vita e
nell’opera di Plinio Corrêa de Oliveira
.
Città del Vaticano-São Paulo: LEV;
Lumen Sapientiæ, 2016, vol.I, pp.211-222

 

Note


1 Cfr. ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. Madrid: BAC, 2006, p.741; ARINTERO, OP, Juan González. La evolución mística. Madrid: BAC, 1952, p.481, nota 1.

2 L’elemento essenziale del matrimonio mistico è l’unione permanente e indissolubile con Dio che ha come principio il semplice possesso dello stato di grazia (cfr. ROYO MARÍN, op. cit., pp.741-743).

3 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.8, a.3.

4 Dal latino: «uomo cattolico, tutto apostolico, pienamente romano».

 

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