Ogni uomo desidera Dio. Come la cerva anela ai corsi d’acqua, l’anima umana anela al Creatore (cfr. Sal 42, 2). Il peccato originale, però, ha introdotto un disordine interiore che confonde questo desiderio naturale, spingendo i figli di Adamo a cercare altri “dei”: fama, beni materiali, piaceri… fino ad arrivare al parossismo di voler uccidere l’Immortale. Così sbraita lo stolto: «‘Dio non esiste’ (Sal 53, 2), poiché, se esistesse, nulla mi sarebbe permesso!»
L’Antico Testamento sintetizza questa contraddizione: la Torre di Babele sfida l’Altissimo (cfr. Gn 11, 4); Sodoma preferisce la lascivia alla conversione (cfr. Gn 19, 4-9); e il popolo, barattando «Colui che è» (Es 3, 14) con il vitello d’oro (cfr. Es 32, 1-6), sceglie “colui che non è”. La malvagità di questo «popolo dal cuore traviato» (Sal 95, 10) non conosce limiti: uccidono persino i profeti (cfr. Mt 23, 37) nel tentativo di eliminare l’Autore della Vita.
In risposta, il Verbo stesso Si incarna e abita con gli uomini. L’Eterno vive in mezzo a noi! E qual è la reazione dell’umanità? Chiamano Gesù «mangione e beone» perché siede a mensa con gente semplice, «amico dei peccatori» perché offre la salvezza (cfr. Mt 11, 19), e «Beelzebùl» perché scaccia i demoni (cfr. Mt 12, 24). L’ostilità del sinedrio culmina nel deicidio: «CrocifiggiLo!».
Tuttavia, la morte non ha potere su di Lui (cfr. Rm 6, 9). IdentificandoSi con «la Risurrezione e la Vita» (Gv 11, 25), Cristo vince la morte. Dopo l’Ascensione, il Redentore non ci abbandona, ma trasfigura la sua presenza, continuando a vivere nel suo Corpo Mistico, la Chiesa, immortale come Lui per promessa divina: «Le porte degli inferi non prevarranno» (Mt 16, 18).
Inoltre, l’Onnipotente abita nell’anima del giusto, dimora della Trinità. Convinti di ciò, una pleiade di martiri ha preferito la morte piuttosto che perdere l’amicizia con Dio. Sia Lorenzo sulle braci ardenti, sia Ignazio divorato dalle fiere, la loro testimonianza grida all’unisono: Dio non muore! E i Santi, allo stesso modo, vivono per sempre, intercedendo per la Chiesa e servendo da esempio; per loro «morire è un guadagno» (Fil 1, 21).
Nel corso dei secoli, un numero infinito di impostori ha cercato di bandire Dio dalla società. La scristianizzazione iniziata alla fine del Medioevo ha condotto a un crescente cambiamento di mentalità, i cui valori, non più imbevuti del Preziosissimo Sangue di Cristo, sono diventati sempre più intrisi di un paganesimo senza precedenti.
Da ciò sono scaturite le tre grandi rivoluzioni e i loro slogan. Dalla Rivoluzione Protestante che proclamò «Cristo sì, la Chiesa no», si è passati alla Rivoluzione Francese con il suo «Dio sì, Cristo no», fino ad arrivare alla Rivoluzione Comunista che alla fine ha lanciato «il grido empio: Dio è morto; anzi, Dio non è mai stato!» (Pio XII. Discorso, 12/10/1952).
Ma come può l’uomo pretendere di sostituire la Chiesa? Ghigliottinare l’Immortale? Decretare i funerali di Dio? Si tenga presente che ciò non è cosa che appartiene al passato: assistiamo ancora all’esclusione del Divin Maestro dalle scuole, del Supremo Legislatore dai tribunali e, infine, del Re dell’Universo dall’intera sfera pubblica…
Di fronte a coloro che, con odio luciferino, mirano a estirpare il sacro, ci saranno sempre uomini fedeli che continueranno a far eco all’invettiva di San Michele: «Chi come Dio?». Se la morte si avvicinerà, risuonerà anche il grido del presidente ecuadoriano García Moreno: «Dio non muore!». E quando i loro cuori non batteranno più, i loro corpi inerti esclameranno in silenzio: «Dio è invincibile!» ◊


