Divina pazienza, giustizia assoluta

Il grano vero non si lascia vincere dalla zizzania; la affronta con pazienza fino alla fine. È quello il momento di procedere alla separazione definitiva.

19 luglio – XVI Domenica del Tempo Ordinario (Sap 12, 13.16-19; Sal 85; Rm 8, 26-27; Mt 13, 24-43)

Quanto è facile correggere con eccessivo rigore, soprattutto quando si tratta di un difetto altrui che ci causa fastidio! Nella parabola della zizzania e del grano, tuttavia, Nostro Signore Gesù Cristo ci indica una via diversa. La vera autorità non si esercita solo con il potere, ma è fecondata dalla carità e dalla pazienza, come ricorda il Libro della Sapienza: «La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti» (12, 16).

Nel racconto evangelico, il nemico – il diavolo – cerca di rovinare il raccolto seminando la zizzania. Di fronte a questa avversità, Dio non agisce con precipitazione: esercita la longanimità, nella speranza di una conversione. Per prima cosa, riflette: «non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano»; poi, attende con clemenza: «Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura». Se la zizzania persevera nel suo inganno e non si pente, sarà sradicata e legata in fastelli per essere bruciata (cfr. Mt 13, 29-30).

L’insegnamento contenuto in questa parabola divina ha dato i suoi frutti nei secoli d’oro della Cristianità, fungendo da paradigma per re santi come San Luigi di Francia e San Ferdinando di Castiglia. Questi sovrani compresero che l’autorità deve essere esercitata secondo i precetti divini: con la loro bontà, proteggevano e incentivavano il bene con paterna sollecitudine; mediante una giusta fermezza, reprimevano in modo esemplare il male che minacciava il grano dei loro regni.

Si potrebbe obiettare che, lasciandoli crescere insieme, si corre il rischio che la zizzania, essendo più aggressiva, finisca per soffocare il grano. Eppure, il proprietario del campo, con divina prudenza, attende la maturazione dei frutti. Con il passare dei mesi, la differenza si fa evidente: le spighe di grano, cariche di chicchi, si chinano umili; la zizzania si erge con arroganza, ma senza produrre frutto. Il grano vero non si lascia vincere dalla zizzania; la affronta con pazienza fino alla fine. È quello il momento di procedere, con fermezza e senza esitazione, alla separazione definitiva.

Applicando tutto questo al contesto della Chiesa, molti passano per buoni cattolici mentre nel loro intimo agiscono come erbacce nel giardino del Signore… Infatti, al momento del raccolto appare evidente l’abisso che separa gli uni dagli altri: il grano porta in sé il sigillo della carità; la zizzania vive solo per se stessa, è sterile. Per questo merita il fuoco.

La sentenza finale del padrone del campo è, quindi, di una giustizia assoluta: separare chi vive nello spirito di servizio e nella pazienza delle buone opere da coloro che, mossi dallo spirito di superbia, hanno consumato la propria vita alla ricerca delle apparenze innalzandosi al di sopra del grano.

Quanto tempo manca alla mietitura finale? Non lo sappiamo. In ogni caso, anche se a volte ci sentiamo soffocati dalla zizzania e indeboliti dalle avversità, siamo certi che «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» (Rm 8, 26). Attraverso di Lui rimaniamo salde spighe di grano sotto la protezione della Vergine Maria. Così, non saremo mai consumati dal fuoco infernale destinato a coloro che hanno abbracciato la zizzania del demonio.  

 

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