Il dono di profetismo – Eco perpetua della voce di Dio

«Quando verrà meno la profezia, il popolo si corromperà» (Prv 29, 18 Vulg.). Allora, in un mondo così corrotto come quello di oggi, manca la profezia?

Spesso associato a riti esoterici, indovini, magia e occultismo nel paganesimo antico, il profetismo era una funzione oscura non solo per l’atmosfera misteriosa che lo circondava, ma anche per la familiarità con cui i suoi detentori consideravano certe forze estranee al mondo visibile. Era così che tutti i popoli dell’antichità si sottomettevano ad autentici portavoce del demonio, servitori di religioni – ora più, ora meno – terrificanti e disumane.

Tutti i popoli… tranne uno: Israele, la stirpe eletta, il piccolo gregge del vero Dio. Lì, sì, c’erano profeti per davvero.

Uomini interamente consacrati alla missione di uomini-simbolo, portatori dei messaggi del Signore degli Eserciti, araldi di castighi e ricompense, di rimproveri e promesse; in una parola, uomini che personificavano, per così dire, il pensiero e i desideri di Dio.

La tradizione cristiana definisce profeta colui che parla in nome di Dio, l’interprete attraverso il quale Dio comunica al popolo i suoi disegni

Basti ricordare Sant’Elia, profeta che sorse come fuoco, le cui parole ardevano come una fiaccola. Dopo aver gettato i re nella rovina ed essere stato «designato a rimproverare i tempi futuri per placare l’ira prima che divampi, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe» (Sir 48, 10), non predisse nulla o quasi nulla riguardo al futuro. Tuttavia, nella Trasfigurazione del Signore sul Monte Tabor, apparvero, come sintesi di tutto l’Antico Testamento, Mosè a rappresentare la Legge ed Elia a rappresentare la profezia.

Chi, dunque, percorre le pagine dell’Antico Testamento si rende conto che essere profeta è molto più che predire il futuro.

La voce di Dio per il suo popolo

La tradizione cristiana definisce profeta colui che parla in nome di Dio, l’interprete attraverso il quale Dio comunica al popolo i suoi disegni e le sue verità.

È ciò che troviamo, ad esempio, nel Libro dell’Esodo. Nonostante i vari tentativi di liberare Israele dal giogo egizio, la schiavitù degli ebrei si inaspriva. Di fronte al fallimento, Mosè dice a Dio: «Ecco ho la parola impacciata e come il faraone vorrà ascoltarmi?» (Es 6, 30). E il Signore gli risponde: «Vedi, Io ti ho posto a far le veci di Dio per il faraone: Aronne, tuo fratello, sarà il tuo profeta» (Es 7, 1). Tale affermazione chiarisce in modo inequivocabile che il profeta è colui che funge da voce dell’Altissimo.

Più della metà dei libri dell’Antico Testamento narra avvenimenti legati alla vita dei profeti. La Teologia ha potuto trovare in essi abbondante materiale su cui basare spiegazioni riguardo al profetismo, spesso sconosciute a gran parte dei cattolici dei nostri giorni.

Sembra quindi opportuno riportare alla ribalta questo tema così vasto e importante, studiandolo soprattutto alla luce di un grande luminare della Teologia cattolica, San Tommaso d’Aquino.

Il dono di profezia negli scritti del Dottore Angelico

In primo luogo, dobbiamo considerare che il dono di profezia fa parte di quelle grazie dette gratis datæ, e si riferisce sia alla conoscenza dei fatti futuri sia al discernimento degli spiriti e ai misteri che trascendono le verità comuni della Fede.1

Il Dottore Angelico divide la profezia in tre categorie: di predestinazione, di prescienza e di minaccia.

La prima si riferisce a quei vaticini che devono necessariamente compiersi, poiché sono stati predisposti da Dio a tal fine; in essa non influiscono le azioni degli uomini, poiché i disegni divini sono immutabili. Consiste, in sintesi, in una rivelazione di ciò che l’Onnipotente realizzerà. Come esempi, possiamo ricordare le profezie relative alla venuta del Messia nell’Antico Testamento.

Se in questo tipo di profezia all’individuo è dato di conoscere ciò che Dio farà, in quella di prescienza egli contempla gli eventi futuri determinati dalle decisioni degli uomini. Si tratta, ad esempio, dei vaticini relativi alle guerre o alle invasioni al tempo dei re d’Israele.

Infine, la profezia di minaccia è quella che annuncia le conseguenze delle azioni presenti, senza trascurare la possibilità di un cambiamento qualora vi siano conversione e pentimento da parte degli uomini. L’annuncio della distruzione di Ninive fatto da Giona, che ebbe come risultato il pentimento dei Niniviti, è un tipico esempio di questo genere di profezia. Sottolinea infatti la Scrittura: «Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece» (Gio 3, 10).

Il profetismo va oltre il semplice sguardo sugli eventi futuri, si estende a tutto ciò che è utile e che deve essere conosciuto per la salvezza

Tuttavia, come abbiamo detto sopra, il profetismo va oltre il semplice sguardo sugli avvenimenti futuri, estendendosi a tutto ciò che è utile e deve essere conosciuto per la salvezza. Il carisma profetico giudica, secondo la prospettiva divina, anche i costumi, le tendenze e le dottrine. Le sue sentenze sono infallibili poiché, essendo infuse da Dio nell’anima del profeta, non possono indurre all’errore.2

Nell’Antico Testamento, il profeta era come la legge vivente, il polo verso il quale il popolo eletto doveva rivolgersi per essere gradito al Signore
Da sinistra a destra: i profeti Geremia, Mosè ed Elia – Museo di Santa Maria della Scala, Siena

Per questo motivo, nell’Antico Testamento i profeti erano sempre al fianco dei monarchi: più dei re, gli uomini di Dio possedevano il «criterio divino» per valutare in modo infallibile gli avvenimenti. Al sovrano che accoglieva i consigli del profeta venivano concesse le benedizioni del Cielo; a chi disobbediva, non c’era calamità che non potesse abbattersi su di lui.

Il profeta esercitava un ruolo centrale, era come la legge vivente, il polo verso cui tutta la gerarchia del popolo eletto doveva rivolgersi per essere gradita al Signore. D’altra parte, nell’Antico Testamento toccare un profeta era come toccare Dio.

Solo nell’Antico Testamento?

Il carisma profetico nella Chiesa

Così come tendiamo a limitare il dono della profezia alla semplice predizione del futuro, allo stesso modo abbiamo la tendenza a circoscrivere l’opera dei profeti al periodo che precede l’Incarnazione del Verbo. In realtà, «lungi dall’eliminare il carisma di profezia, la venuta di Cristo ha provocato, al contrario, l’espansione predetta da Mosè: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!” (Nm 11, 29)».3

Tale confusione può spiegarsi con il fatto che normalmente associamo la comunicazione profetica a grandi slanci mistici, con visioni di esseri misteriosi o immagini di proporzioni gigantesche, come quelle di celebri passi veterotestamentari. Ebbene, San Tommaso d’Aquino ci spiega che «la profezia è tanto più eccellente quanto meno necessita di tale visione dell’immaginazione».4 In altre parole, il carisma profetico è tanto più perfetto quanto più le verità si traducono in pensieri e ispirazioni, e meno in immagini materiali.

Era logico che i profeti successivi alla Redenzione fossero particolarmente onorati con questo modo superiore di profezia. Tuttavia, si parla poco del carattere profetico nella vita della Chiesa, sebbene spesso sia proprio questo il punto attorno al quale si chiariscono grandi e complesse agiografie: In verità, «sarà difficile comprendere la missione di molti Santi della Chiesa senza fare riferimento al carisma profetico».5

Il carisma profetico è tanto più perfetto quanto più le verità si traducono in pensieri e ispirazioni, e meno in immagini materiali

Lo stesso San Paolo riconosce questa centralità dello spirito di profezia quando afferma che la Chiesa, la cui pietra angolare è Cristo, ha solo due pilastri come fondamento: gli Apostoli e i profeti (cfr. Ef 2, 20). Questo perché il profeta «è colui che sa leggere nella trama degli avvenimenti il disegno di Dio e sa interpretare il senso religioso dei fatti».6

Come spiega il Cardinale Charles Journet, la Chiesa non conosce solo il deposito rivelato. A essa spetta la conoscenza dello stato del mondo e il discernimento degli spiriti, per mezzo dei profeti. Essi sapranno discernere, alla luce divina, i mali della loro epoca e prescrivere i veri rimedi: «Mentre la massa sembrerà colpita da cecità, mentre persino i migliori esiteranno o brancoleranno nel buio, essi, con istinto soprannaturale e infallibile, andranno dritti al bersaglio».7

Il profetismo non è morto

Contro il fatto che il profetismo sussista ai nostri giorni, si potrebbe sollevare la seguente obiezione: i profeti dell’Antica Legge trasmettevano al popolo le parole che Jahvè voleva rivolgere loro; tuttavia, essendoSi incarnato il Verbo stesso, cos’altro avrebbe da dire al mondo l’Altissimo? È già stato detto tutto…

È proprio vero. Ma l’umanità ha sempre avuto bisogno – e ne ha bisogno oggi più che mai – di uomini e donne che attualizzino il messaggio di Dio in base ai problemi di ogni epoca. Per questo l’Aquinate chiarisce che in nessuna fase della Storia è mai mancato alla Chiesa qualcuno dotato dello spirito di profezia per guidare l’attività umana secondo i disegni del Creatore.8

Così, fondandosi sulla dottrina cristiana plurisecolare, Mons. João Scognamiglio Clá Dias spiega che, «oltre al profetismo ufficiale esistente nell’Antico Testamento, nel percorso bimillenario della Sposa Mistica di Cristo ci sono sempre stati uomini e donne che, alla maniera dei profeti di un tempo, sono stati eletti da Dio per influenzare l’umanità secondo i disegni dell’Altissimo. Sono i fondatori e le fondatrici degli Ordini Religiosi; i Santi e le Sante di maggiore rilevanza, che hanno lasciato un segno indelebile nella società civile e religiosa della loro epoca; i Pontefici impavidi, che hanno saputo esercitare con polso fermo il potere loro conferito da Cristo stesso. Che fossero chierici, religiosi o laici, in loro risplendeva una luce divina che rapiva le anime e le conduceva lungo i sentieri scelti dalla Provvidenza».9

Nel percorso bimillenario della Chiesa ci sono sempre state anime elette da Dio, alla stregua dei profeti di un tempo, per influenzare e guidare l’umanità
Santa Caterina da Siena al cospetto di Papa Gregorio XI – Santuario di Santa Caterina, Siena

Non è forse vero che possiamo discernere una missione profetica nell’azione di San Benedetto, patriarca dell’Europa Cristiana, o nell’impresa evangelizzatrice dei figli di Sant’Ignazio nelle Americhe, così come nella loro battaglia contro la pseudo-riforma protestante? O ancora nelle infuocate predicazioni di San Francesco di Paola, San Vincenzo Ferrer e San Luigi Grignion de Montfort, e nelle severe ammonizioni che Santa Caterina da Siena rivolgeva ai Papi del suo tempo? Che dire, allora, del luminoso percorso di Santa Giovanna d’Arco, la pastorella della Lorena che comandò eserciti, vinse battaglie, incoronò il re di Francia e più volte ridusse un tribunale di dotti al silenzio, guidata da voci angeliche e da mozioni interiori?

La vita di coloro che, condotti da una chiara mozione dello Spirito Santo, hanno lottato per i diritti della Chiesa contro i suoi nemici interni ed esterni, velati o dichiarati, presenta molto spesso tratti inconfondibili di autentico profetismo.

I grandiosi giorni in cui viviamo

Tutto ciò ci svela un orizzonte imponente: quanto è grandiosa la Storia della Chiesa! Alcuni pensano che ai nostri giorni i fatti gloriosi non accadano più, che le prodezze dei grandi uomini del passato non si ripetano. Si sbagliano!

Partecipi della missione profetica di Cristo grazie al Battesimo, siamo chiamati a esercitare il profetismo nel nostro tempo, ciascuno secondo il proprio stato
Nostro Signore mentre insegna – Cattedrale di Notre-Dame, Parigi

A dire il vero, viviamo in uno dei periodi più decisivi della Storia. In questo secolo in cui la distinzione tra bene e male sembra abolita, in cui vengono messe in dubbio le verità più elementari, in cui ciascuno presume di ridefinire i principi fondamentali della morale e di reinterpretare la legge di Dio secondo il proprio criterio egoistico, in questi tempi, insomma, in cui il mondo cammina, come mai prima d’ora, verso la propria distruzione, Dio sarebbe rimasto in silenzio?

«La voce di Dio», assicura Mons. João, «si fa sentire oggi, come nel corso di duemila anni, attraverso il Magistero della Santa Chiesa»

No! «La voce di Dio», assicura Mons. João, «si fa sentire oggi, come nel corso di duemila anni, attraverso il Magistero della Santa Chiesa. […] Ma è presente anche attraverso coloro che si distinguono per la fedeltà a questo Magistero».10

Non sfuggiamo a questa immensa, ma gloriosa, responsabilità: partecipi della missione profetica di Cristo grazie al Battesimo, noi – e non altri – siamo chiamati a esercitare il profetismo nel nostro tempo, ciascuno secondo il proprio stato e la propria condizione. Basta solo questo: che siamo cattolici, non solo di nome, ma di fatto; cattolici ferventi, con una vita sacramentale intensa e una pietà ardente. Se questa condizione sarà da noi abbracciata con tutta l’anima, Dio non mancherà mai di mostrarci la strada da seguire. Potremo così camminare con sicurezza alla luce della sua divina volontà e condurre molti altri alla salvezza. 

 

Note


1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. II-II, q. 171. Le grazie «gratis datæ» sono doni che non sono destinati propriamente alla santificazione personale di coloro che li ricevono, ma sono concessi in vista del bene di terzi. La profezia rientra in questa categoria poiché è diretta al beneficio della comunità.

2 Cfr. ibid., a.6.

3 BEAUCHAMP, SJ, Paul. Prophète. In: LÉON-DUFOUR, Xavier (a cura di). Vocabulaire de Théologie Biblique. 13ª ed. Paris: Du Cerf, 2009, p.1056.

4 SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., q. 174, a. 2, ad 2.

5 BEAUCHAMP, op. cit., p. 1057.

6 CIARDI, Fabio. Los fundadores, hombres de espíritu. Para una teología del carisma de fundador. Madrid: Paulinas, 1983, p.271.

7 JOURNET, Charles. L’Église du Verbe Incarné. Saint-Maurice: Saint-Augustin, 1998, vol. I, pp.282-283.

8 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., a. 6, ad 3.

9  CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Plinio Corrêa de Oliveira. Um profeta para os nossos dias. São Paulo: Lumen Sapientiæ, 2017, p.13.

10 Ibid., p.14.

 

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