La grandiosa gerarchia della creazione

Come nei campi e tra i semi, così anche tra gli uomini esistono legittime differenze di doni, capacità e influenze. Una società egualitaria impoverirebbe l’armonia della creazione.

12 luglio – XV Domenica del Tempo Ordinario (Is 55, 10-11; Sal 64; Rm 8, 18-23; Mt 13, 1-23)

Viviamo in una società permeata da principi egualitari. In misura maggiore o minore, siamo influenzati da una profonda tendenza a rifiutare o, quanto meno, a provare risentimento di fronte a qualsiasi autorità o superiorità altrui.1 Tuttavia, tale atteggiamento si oppone alla dottrina evangelica, come possiamo constatare nella parabola di questa domenica.

Il racconto simbolico inizia con la figura del seminatore, senza la cui azione il seme non potrebbe germogliare e la terra fertile non potrebbe produrre frutti. La tradizione cristiana riconosce in lui l’immagine di Cristo, che semina nelle anime la sua grazia e la sua parola. Questa allegoria richiama però anche tutti coloro che sono investiti di una missione di autorità, di insegnamento o di esempio. Contrariamente alle ideologie egualitarie, il vero superiore non esiste per opprimere gli inferiori, ma per aiutarli, proteggerli, spronarli alla pratica del bene e condurli alla perfezione. Così ha disposto Dio quando ha impresso nell’universo i principi della gerarchia e della mediazione: «Il Re e Signore dei Cieli ha istituito fin dall’eternità questa legge: che i doni della sua Provvidenza giungessero alle realtà inferiori per mezzo di quelle intermedie».2

Subito dopo, il Divin Maestro presenta quattro terreni radicalmente disuguali in termini di fertilità: il ciglio della strada che simboleggia i cuori induriti; il terreno sassoso, i superficiali e gli incostanti; il suolo pieno di spine, coloro che sono soffocati dalle passioni sfrenate; e, infine, la terra buona che evoca le anime docili all’azione divina. Solo i semi gettati sul terreno propizio hanno prodotto frutto, e ciascuno in misura diversa: alcuni hanno reso il cento per uno; altri, il sessanta; altri ancora, il trenta.

Ecco un’ulteriore prova dell’inopportunità dell’egualitarismo: come una causa non può produrre effetti al di là della propria misura, così livellare i terreni significherebbe degradare i migliori e renderli infruttuosi, mentre uniformare i semi equivarrebbe a ridurre la fecondità di quelli più fruttuosi. In maniera analoga, anche tra gli uomini esistono legittime differenze di doni, capacità e influenze. Ciascuno può, in misura diversa, ricevere dagli altri ed esercitare su di essi un influsso benefico. L’uniformità assoluta non esiste; una società egualitaria impoverirebbe l’armonia della creazione e non farebbe che edificare rovine.

Si potrebbe obiettare: non vi è ingiustizia nella disuguaglianza? È il Dottore Angelico a rispondere: «Era conveniente che la diversità delle cose fosse istituita secondo un certo ordine, in modo che alcune fossero migliori di altre. […] Affinché la somiglianza con Dio delle cose create fosse più perfetta, era necessario che alcune fossero costituite migliori di altre, e che alcune agissero sulle altre, conducendole alla perfezione».3 Tutta la creazione, pertanto, si trova disposta secondo gradi differenti, e così dovrebbe essere anche l’organizzazione sociale: una gerarchia armoniosa, fondata sui principi della carità.

Infine, la diversità dei frutti ci invita a un serio esame di coscienza: che specie di seme siamo noi nell’adempimento dei nostri doveri di stato e di pietà? Produciamo opere da cento per uno, o solamente da sessanta o da trenta? Cerchiamo di offrire a Dio il meglio, secondo le nostre concrete possibilità? O ci accontentiamo di opere mediocri, dedicando al Creatore solo una parte del nostro amore e del nostro impegno?

Chiediamo a Nostro Signore, il Divino Seminatore, di trasformare il nostro cuore in una terra fertile, umile, pura e capace di ammirare le qualità altrui. In questo modo, produrremo frutti generosi fino al cento per uno. 

 

Note


1 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Roma: Araldi del Vangelo, 2025, pp.83-107.

2 SAN TOMMASO D’AQUINO. Principium Rigans montes, prœmium.

3 Idem. Compendio di Teologia, c.73.

 

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