26 luglio – XVII Domenica del Tempo Ordinario (1 Re 3, 5.7-12; Sal 118; Rm 8, 28-30; Mt 13, 44-52)
Le parabole insegnate da Nostro Signore costituiscono un invito al Regno dei Cieli – espressione utilizzata più di trenta volte da San Matteo. Nel Vangelo di oggi, questo Regno viene paragonato a un tesoro accessibile, splendido, ma pieno di sfide: la sua conquista richiede una trasformazione della mentalità.
Nella prima parabola, un uomo scopre un tesoro nascosto in un campo. Trovarlo in modo del tutto inatteso è simbolo della gratia gratis data – la grazia concessa gratuitamente. Ciò dimostra che Dio vuole concedere il meglio, in modo abbondante, senza alcun merito da parte nostra. Questo tesoro abbondante e prezioso fa riferimento alla ricchezza della sapienza, la stessa che Salomone chiese e ricevette per governare il popolo eletto (cfr. 1 Re 3, 5-12). Simboleggia, in sintesi, il Sacro Cuore di Gesù, nel quale sono racchiusi «tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3).
La seconda parabola esprime l’impegno del mercante che va in cerca di perle preziose. Questo tesoro, considerato di particolare bellezza, non deve mai essere gettato ai porci (cfr. Mt 7, 6) – cioè, deve essere custodito con zelo. Ora, secondo San Tommaso,1 la bellezza comprende tre elementi: integrità o perfezione, proporzione o armonia, e chiarezza. Tali attributi si trovano pienamente in Cristo, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45, 3), del cui splendore partecipa Maria, la «tutta bella» (Ct 4, 7).
Infine, l’ultima parabola, quella della rete gettata nel mare, introduce una nota diversa: mentre le precedenti evocano la gioia di trovare il Regno, quest’ultima sottolinea il giudizio inesorabile tra i pesci buoni e quelli cattivi: gli uni vengono collocati nei cesti; gli altri, gettati via. I giusti saranno salvati, mentre gli Angeli «getteranno i cattivi nella fornace ardente» (cfr. Mt 13, 50). Di fronte a questa realtà, è necessario avere fiducia, poiché «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno […]. Quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Rm 8, 28.30).
I primi Apostoli furono pescatori di uomini che, gettando le reti della vera dottrina salvifica in un «mare» ora calmo, ora agitato, hanno offerto ai loro contemporanei un «modo di vivere» (cfr. At 5, 20), già qui su questa terra, come autentici «cittadini del Cielo» (cfr. Fil 3, 20).
Dio ci invia gratuitamente le grazie per amarLo e generosamente gli stimoli per cercarLo. Ci concede la forza di rinunciare alle cattive abitudini e di staccarci dalle cattive inclinazioni. Questo costituisce un vero tesoro che, custodito nel cuore, trasforma la nostra esistenza e, in mezzo alle vicissitudini di questa vita, ci fa già pregustare il Regno dei Cieli.
Il più grande tesoro che Cristo ci ha lasciato è sua Madre. Per questo, eleviamo a Lei i nostri cuori con una supplica: O Maria Santissima, Regina del Cielo, Discepola perfetta, che hai custodito nel tuo Cuore tutte le meraviglie operate dal tuo Divin Figlio, intercedi per noi e fa’ che i nostri cuori siano trasformati, affinché possiamo già vivere su questa terra la realtà del Regno dei Cieli! ◊
Note
1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.39, a.8.

