Il pericolo viene da dentro, e anche la soluzione

Le insidie più grandi per la vigna di Dio non sono esterne, ma scaturiscono dal cuore degli stessi vignaioli.

4 ottobre – XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Is 5, 1-7; Sal 79; Fil 4, 6-9; Mt 21, 33-43)

Martedì della Settimana Santa. Il Redentore rivolge una parabola incisiva ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, nel tentativo di distoglierli dalle loro iniquità. Racconta la storia di una vigna – simbolo della «casa d’Israele» (Is 5, 7) e prefigurazione della Chiesa – data in affitto a dei vignaioli.

A prima vista, l’allegoria sembra suggerire che il pericolo maggiore per la vigna sia l’intrusione di ladri. Per respingerli, la piantagione è protetta da siepi, allusione alla potente protezione dell’esercito angelico. Tali siepi, tuttavia, sono insufficienti: i briganti sono astuti e non badano a nulla pur di intrufolarsi di nascosto nei campi. È necessario erigere anche una torre di guardia. Ecco l’eterno monito: «Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione» (Mt 26, 41), poiché Eva, Sansone, Davide e molti altri caddero per mancanza di vigilanza.

In questo scenario, tutto promette prosperità: le «viti scelte» (Is 5, 2) sono custodite da siepi, vedette e sentinelle, il terreno è stato preparato e il torchio produce i vini migliori. Ora è possibile partire per l’estero: i vignaioli si occuperanno della vendemmia e tutto andrà per il meglio…

Invece no. Il proprietario – Dio – affida la responsabilità della vigna ad alcuni prescelti. Costoro, tuttavia, se ne impadroniscono e maltrattano i suoi messaggeri. Alla fine, come estremo tentativo, questo padre di famiglia manda il proprio figlio per raccogliere i frutti. Il seguito è spaventoso: i vignaioli lo accolgono con inaudita ferocia, picchiandolo a morte con una verga di ferro, come presagio della Passione Redentrice che sarebbe sopraggiunta pochi giorni dopo.

Così, il Divin Maestro suggerisce che la principale minaccia per la sua vigna non proviene dai nemici esterni, ma da quelli interni, soprattutto da coloro ai quali sono state affidate delle responsabilità. Non sono i Diocleziani e le loro persecuzioni ad affliggere maggiormente la Chiesa; né i Robespierre e le loro ghigliottine; né tantomeno gli Stalin e i loro gulag. La minaccia più grave risiede nei traditori interni. Tra questi, il più funesto è colui che tradisce se stesso. Giuda era stato chiamato fin dall’inizio a essere ministro di Dio, coltivatore della vigna. Prima di tradire Gesù, però, tradì la sua stessa vocazione. Per questo, sarebbe stato meglio che non fosse mai nato (cfr. Mt 26, 24) …

La conclusione della parabola evidenzia il dinamismo della grazia, che non va mai sprecata: il Regno di Dio viene tolto al Sinedrio – i vignaioli infedeli – e affidato al nuovo popolo eletto «che lo farà fruttificare» (Mt 21, 43), cioè ai battezzati, partecipi della stessa invincibilità della Chiesa.

E i nemici della vigna? Ne usciranno indenni? La risposta sgorga dalle labbra del Salvatore – pietra scartata dai costruttori – nel versetto successivo al brano di questa domenica: «Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà» (Mt 21, 44). Cristo e il suo Corpo Mistico non solo resistono ai nemici, ma li riducono in polvere.

Se Giuda avesse fatto ricorso all’ausilio materno della Santissima Vergine, la storia sarebbe stata diversa. Lei è la «torre di guardia» che non solo vigila su di noi e ci circonda di affetto e protezione, ma schiaccia in ogni momento la testa del Serpente (cfr. Gn 3, 15). Uniti a Lei, il trionfo sui nemici – compresi quelli più intimi – sarà sempre garantito! ◊

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Altro dall'autore

Articoli correlati