La grande piccola via

Le immagini di Santa Teresa di Gesù Bambino sono frequentemente intrise di sentimentalismo: sguardo languido, postura affettata, lineamenti addolciti… Eppure, basta contemplare le sue fotografie, come quella sulla copertina di questo numero, per rendersi conto che la santità del “piccolo fiore del Carmelo” non ha nulla dell’ingenuità che certe illustrazioni cercano di inculcare.

Qualcuno ricorderà anche che Teresina è la Santa della “piccola via”, dell’umiltà e della semplicità. In effetti, secondo San Tommaso, l’orgoglio è il più grande ostacolo alla santità e la Madonna è stata e sarà chiamata beata solo perché Si è fatta «serva del Signore» (Lc 1, 38).

Sì, tutto questo è vero, ma si tratta solo di uno degli aspetti della triade teresiana per raggiungere la santità. Ella riteneva, anche, che «per diventare una santa bisognava soffrire molto e cercare sempre il massimo della perfezione» (Manoscritto A, 10r).

Va notato in anticipo che la piccola via è ben diversa dai vicoli oscuri dei pusillanimi. In realtà, questi ultimi si aggrappano alle inezie mentre la proposta teresiana consisteva proprio nell’opposto: lo svuotamento di se stessa affinché Cristo potesse occupare la sua anima ed elevarla. Era un percorso per cercare di raggiungere quanto prima la meta – il Cielo –, per mezzo di un “ascensore” spirituale.

Inoltre, la ricerca della perfezione nella Santa di Lisieux era particolarmente magnanima: per lei lo «zelo di una carmelitana deve incendiare il mondo» (Manoscritto C, 33v) e, ispirandosi all’Apostolo, la sua vocazione la sfidava a cercare doni sempre più grandi. Più volte proclamò di voler essere una «grande santa». Per questo aspirava a essere “sacerdote” per portare Cristo nelle sue mani, martire per donarsi interamente a Lui, crociata per combattere per il suo nome, profeta e dottore per illuminare le anime con la sua verità e missionaria per percorrere tutto il mondo predicando il suo Vangelo. Tutto questo pur riconoscendo che la sua vita si sarebbe consumata dietro le grate di una clausura…

In breve, Teresa voleva realizzare per Cristo tutte le azioni possibili ai Santi. Senza timidezza, chiese a Gesù «TUTTO, TUTTO, TUTTO», come scrisse chiaramente in una lettera a sua sorella Celina.

Va anche notato che «soffrire molto» per raggiungere la santità è un aspetto che viene frequentemente omesso nelle cerchie pusillanimi. Come ha sottolineato una volta il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira, quanto a lavorare, molti lavorano; quanto a pregare, alcuni pregano; quanto a soffrire, nessuno vuole… Così, Teresina confuta le concezioni mediocri di santità, ispirata dall’amore di vittima espiatoria: «La santità non consiste nel dire cose belle, e nemmeno nel pensarle o sentirle!… Consiste nel soffrire e nel soffrire di tutto» (Lettera 89, 2v). Nella stessa missiva a Celina, aggiunge: «La santità! Bisogna conquistarla con la punta della spada, bisogna soffrire… bisogna agonizzare!».

In punto di morte, la lancia in resta di Teresa non consistette nell’intraprendere la crociata di Santa Giovanna d’Arco, la cui vita l’aveva tanto ispirata. Al posto di un’arma da combattimento le fu dato un letto d’infermeria; al posto del vessillo, il crocifisso che impugnava ben saldo. La sua missione si sarebbe vanificata?

Certo che no. Ci ha insegnato che l’importante non è quello che si fa, ma come lo si fa. Una piccola via percorsa con vero amore sacrificale è sempre sublime agli occhi di Dio. Teresa di Lisieux, proprio perché fu autenticamente piccola, è stata anche, secondo le parole di San Pio X, «la più grande Santa dei tempi moderni». ◊

 

Santa Teresa di Gesù Bambino il 15/4/1895

 

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