Catechismo della Chiesa Cattolica
§ 2480 È da bandire qualsiasi parola o atteggiamento che, per lusinga, adulazione o compiacenza, incoraggi e confermi altri nella malizia dei loro atti e nella perversità della loro condotta. L’adulazione è una colpa grave se si fa complice di vizi o di peccati gravi. Il desiderio di rendersi utile o l’amicizia non giustificano una doppiezza del linguaggio. L’adulazione è un peccato veniale quando nasce soltanto dal desiderio di riuscire gradito, evitare un male, far fronte ad una necessità, conseguire vantaggi leciti.
Il brano del Catechismo indica tre peccati correlati: la lusinga, l’adulazione e la compiacenza. Si concentra sul primo, il cui significato è «seduzione per mezzo di falsi elogi».1 La sua etimologia latina adulari rimanda all’atto di fare carezze – specialmente agli animali. In fondo, l’adulatore è colui che accarezza l’ego altrui.
Sorge tuttavia una questione fondamentale: ogni lode è forse un atto peccaminoso? San Tommaso d’Aquino insegna che le lodi possono essere lecite o illecite, a seconda delle circostanze.
Elogiare qualcuno con l’obiettivo di dargli conforto nelle tribolazioni, incoraggiarlo nei suoi sforzi o favorirne il progresso nel bene costituisce un atto di carità, in linea con la virtù dell’amicizia.2 Allo stesso modo, è conforme alla ragione onorare i superiori per la loro dignità o le loro eccellenze, in virtù della dulia, che rende l’onore dovuto a coloro ai quali spetta.3 Il riconoscimento dei meriti altrui non solo è consentito, ma, in certi casi, costituisce un dovere di giustizia.
Infatti, l’amicizia e la dulia derivano dalla virtù cardinale della giustizia, definita come la «volontà costante e perpetua di dare a ciascuno ciò che gli spetta» o «di dare a ciascuno ciò che è suo».4
Da questo punto di vista, è possibile comprendere la malizia dell’adulatore, il quale, pur sembrando agire secondo giustizia nel rendere onori, in realtà la viola cercando di ottenere vantaggi personali in modo fraudolento. Favorisce la menzogna, attribuendo al prossimo qualità inesistenti, esagerandone altre o, peggio ancora, approvando comportamenti discutibili. Inoltre, lede quella giustizia che esige la sincerità come fondamento per una convivenza armoniosa tra gli uomini. Il rovescio della medaglia è la diffamazione, che altera la verità per colpire la reputazione altrui.
Viceversa, «pur avendo come scopo principale quello di procurare gioia a coloro con cui si vive», la virtù dell’amicizia «non teme di causare dolore, quando ciò si rende necessario per conseguire un bene o evitare un male».5
Secondo la visione tomista, ripresa dal Catechismo, l’adulazione è sempre peccato mortale quando va contro la carità, approvando o incentivando il peccato grave del prossimo. Sarà peccato veniale se è motivata dal desiderio di compiacere, di evitare il male o di ottenere qualcosa di necessario.6
Sotto la maschera della cortesia, l’adulazione si insinua nella convivenza umana in modo subdolo, quasi impercettibile. È fondamentale agire con circospezione, perché «l’uomo che adula il suo prossimo gli tende una rete per i suoi passi» (Prv 29, 5). E le conseguenze possono essere molto pericolose: «La lingua dell’adulatore fa più danno della mano dell’assassino».7 L’adulatore non uccide il corpo, ma uccide la verità e l’anima. ◊
Note
1 SANT’AGOSTINO. Sermone 353, c.1.
2 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.115, a.1, ad 1.
3 Cfr. ibid., q.103, in toto.
4 Ibid., q.58, a.1.
5 Ibid., q.115, a.1.
6 Cfr. ibid., a.2.
7 SANT’AGOSTINO. Enarrationes in Psalmos. Psalmum LXIX, n.5.

