Catechismo della Chiesa Cattolica
§904 Cristo adempie la sua funzione profetica non solo per mezzo della gerarchia, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni e forma nel senso della fede e nella grazia della parola.
In questo paragrafo, il Catechismo insegna che il Salvatore esercita la sua missione profetica non solo attraverso i ministri ordinati, ma anche attraverso i laici, i quali, mediante il Battesimo, si incorporano a Nostro Signore e partecipano al suo triplice munus: sacerdotale, profetico e regale.
Cosa significa partecipare al munus profetico di Cristo? Seguendo l’esempio degli antichi profeti e il modello supremo del Divin Redentore, il laico esercita questo munus in due aspetti complementari.
In primo luogo, spetta a lui la proclamazione dei diritti di Dio e della piena obbedienza che a Lui è dovuta. Esortando i suoi contemporanei alla conversione, promuove il regno di Cristo nei cuori e in tutta la società.1
In secondo luogo, per il raggiungimento di tali obiettivi, questa missione si realizza attraverso la denuncia degli ostacoli, in particolare del peccato. Come sottolinea lo stesso Catechismo, “agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero”.2 È necessario sfatare l’equivoco secondo cui il profeta sia un mero previsore del futuro; in realtà, come attestano le Scritture e le agiografie, l’essenza del profetismo consiste nel tradurre la “voce di Dio” per il presente, indicando l’errore ed esortando gli uomini alla conversione.
Ecco un vero e autentico programma di vita. Sebbene le circostanze in cui si opera nel secolo siano innumerevoli, due ambiti si rivelano di capitale importanza nella vita “profetica” dei laici:
1) La testimonianza di coerenza nel contesto sociale: il laico glorifica Dio osservando i Comandamenti nel tessuto delle relazioni quotidiane. L’annuncio più eloquente è l’integrità, ovvero l’armonia tra il dire e il fare, come esorta San Giovanni: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3, 18).
2) La testimonianza nella Chiesa domestica: in seno alla famiglia, il laico esercita il proprio profetismo edificando un focolare domestico permeato di fede e di pietà. In esso deve regnare la carità reciproca tra i coniugi, dalla quale scaturirà il buon esempio per i figli, affinché imparino ad essere il sale della terra e la luce del mondo (cfr. Mt 5, 13-14).
I profeti, in quanto messaggeri prediletti dell’Altissimo, furono innanzitutto uomini di profonda preghiera. Nel colloquio intimo con il Signore, ricevettero lumi per discernere la verità e forza per proclamarla. In modo analogo, soltanto attraverso suppliche assidue – in particolare tramite la mediazione della Regina dei Profeti – e la frequenza ai Sacramenti, i laici riceveranno le grazie necessarie per rendere la vita secolare conforme al loro compito profetico, come autentica eco della Parola di Dio. ◊
Note
1 Cfr. PIO XI. Quas primas, n.34.
2 CCC 1488.

