Catechismo della Chiesa Cattolica
§488 «Dio ha mandato suo Figlio» (Gal 4,4), ma per “prepararGli un corpo” ha voluto la libera collaborazione di una creatura. Per questo, Dio, da tutta l’eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d’Israele, una giovane ebrea di Nazaret in Galilea, «una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1,26-27).
Questo paragrafo del Catechismo, intitolato La predestinazione di Maria, presenta una serie di attributi mariani tratti dalla Bibbia, incentrati in particolare sul privilegio della Maternità Divina.
Dei quattro dogmi mariani – Verginità Perpetua, Immacolata Concezione, Assunzione e Maternità Divina –, quest’ultimo è il più sublime, poiché è il fondamento degli altri. Durante il Concilio di Efeso, celebrato nell’anno 431, la Chiesa definì che la Vergine Maria è veramente Madre di Dio, poiché concepì per opera dello Spirito Santo e diede alla luce, secondo la carne, Colui che possiede due nature – quella umana e quella divina –, unite in un’unica Persona, il Verbo Eterno.
Questo quadro teologico, che la Chiesa non ha ancora finito di approfondire, rende manifesto che il Padre volle predestinare la Madonna, fin dall’eternità, alla realizzazione dell’opera sublime e infinitamente grandiosa dell’Incarnazione. Si tratta di una dignità ineffabile, confermata da San Tommaso d’Aquino1 quando insegna che tutto ciò che il Creatore ha fatto avrebbe potuto essere migliore, salvo tre eccezioni: l’umanità di Cristo, in quanto unita ipostaticamente alla Persona del Figlio; la Santissima Vergine, in quanto Madre di Dio; la visione beatifica, in quanto consiste nella visione di Dio stesso.
Alla luce di queste considerazioni, si comprende meglio il motivo per cui San Luigi Grignion de Montfort2 sottolinea che il mistero dell’Incarnazione è centrale nella pratica della consacrazione totale di se stessi a Gesù Cristo per mezzo di Maria.
L’Incarnazione dimostra che Dio Padre, sebbene non avesse bisogno di Nostra Signora, volle servirSi di Lei per dare al mondo il Salvatore. L’Onnipotente avrebbe potuto operare in altro modo la Redenzione dell’umanità. Tuttavia, il suo piano infinitamente sapiente ha contemplato da sempre l’Incarnazione del Figlio Unigenito. Così, il disegno divino di eleggere e predestinare Maria ad essere Madre di Dio risulta perfettissimo, anche se la nostra intelligenza umana è incapace di coglierne tutta la profondità.
Da questo punto di vista, si può concludere che il “sì” della Santissima Vergine nell’Annunciazione sia stata la decisione più splendida e grandiosa della Storia, che è rimasta, così, divisa in due parti: prima e dopo Cristo. Allo stesso tempo, è stata una manifestazione eloquente della sua pienezza di grazia, amore e donazione di sé: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1, 38).
Ogni fedele è ugualmente chiamato a rispondere con il proprio “sì” alla vocazione universale alla santità. Per questo, non c’è nulla di meglio che seguire l’esempio di Colei che tutte le generazioni chiameranno beata, perché in Lei l’Onnipotente ha compiuto meraviglie (cfr. Lc 1, 48-49). Anche in noi, mediante la grazia, Egli potrà compiere grandi cose. ◊
Note
1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I, q.25, a.6, ad 4.
2 Cfr. SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Trattato della vera devozione alla Santissima Vergine, nn.16; 139; 243.

