3 maggio – V Domenica di Pasqua
San Giovanni è l’unico Evangelista che si sofferma sul discorso pronunciato da Nostro Signore durante l’Ultima Cena, immediatamente prima di recarSi nell’Orto degli Ulivi, luogo dove viene catturato. Il Vangelo di questa domenica riporta l’inizio di questo discorso, nel quale il Divin Maestro cerca di infondere fiducia e fermezza nei discepoli che, di lì a poco, sarebbero stati flagellati dalle contraddizioni e dal rinnegamento.
Rispondendo all’Apostolo Tommaso, Gesù Si rivela in una sintesi che illuminerà i secoli: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14, 6). In effetti, le folle avevano visto in Lui un rabbino o un grande profeta; alcuni Lo avevano persino chiamato Messia. Quanto erano lontani, però, dal dedurre che Egli era proprio il Verbo Incarnato!
Avvolta nel mistero, la nuova rivelazione viene approfondita da Nostro Signore nei versetti successivi, senza tuttavia toglierle del tutto il velo. Solo dopo la Pentecoste, gli Apostoli scopriranno tutta la profondità di quel messaggio.
Egli si rivela «Via» e poi aggiunge: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14, 11). Tutti gli insegnamenti di Gesù indicavano la santità come mezzo per raggiungere la comunione con il Padre nella vita eterna. Tuttavia, il Padre, puro spirito, è invisibile agli occhi umani… Come giungere a Lui? Proprio per questo il Verbo Si è incarnato: essendo il Padre in Lui, Egli rende visibile il Padre. Così, la «Via» consiste nell’imitare, in tutto, l’esempio dato da Nostro Signore: si tratta, in sostanza, di porre i propri passi sulle Sue orme.
In seguito, il Redentore Si rivela «Verità» e spiega: «Le parole che Io vi dico, non le dico da Me; ma il Padre che è con Me compie le sue opere» (Gv 14, 10). Il Figlio è la Parola del Padre, incapace di mentire. Pertanto, ciò che dice è Verità assoluta, indubitabile, dalla quale scaturiscono tutte le azioni realmente buone.
Infine, Egli Si rivela «Vita» e conclude: «Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi» (Gv 14, 12). Infatti, nessuna opera è efficace senza la grazia, partecipazione alla vita stessa di Dio. E questa Vita perfettissima, infinita, eterna, lo Spirito Santo la infonde in noi proprio affinché realizziamo le sue opere. Questa divinizzazione mediante la grazia, però, si perde a causa del peccato mortale, che letteralmente esclude la Vita da noi.
Ora, non siamo stati creati per la morte, ma per la vita eterna, formando un edificio spirituale di cui dobbiamo essere pietre vive, secondo l’espressione di San Pietro (cfr. 1 Pt 2, 5). Condizione per questo è non perdere mai lo stato di grazia, la Vita stessa in noi; aderire sempre, mediante la fede, alle parole della Verità; e imitare il Redentore nella Via che ha tracciato: portare la Croce di ogni giorno, morire al mondo e a se stessi, conquistare la santità!
Nessun altro messaggio potrebbe darci maggiore fiducia in mezzo alle afflizioni che soffriamo su questa terra, purché i nostri occhi siano fissi sul «posto» che Nostro Signore prepara per noi (cfr. Gv 14, 2). Ed è per questo motivo che Egli afferma: «Non sia turbato il vostro cuore» (Gv 14, 1)! ◊

