Esempio vivo di autentico distacco e della più pura modestia, San Francesco brillò per la povertà di spirito: ebbe il cuore libero da ogni affezione, convinto che la scena di questo mondo passa.

 

Negli ultimi bagliori del XII secolo, in una ricca famiglia della città di Assisi, venne alla luce un uomo mandato da Dio, il cui nome, inizialmente, era Giovanni (cfr. Gv 1, 6).

Sua madre, una donna molto pia, di nome Pica, gli diede quel nome all’insaputa del padre, Pietro di Bernardone, impegnato in un viaggio d’affari in Francia. Secondo alcuni autori, il padre fu così felice di tornare da quel paese e di conoscere il figlio che volle chiamarlo Francesco.1  E, in effetti, finì per essere conosciuto così.

Giovane dallo spirito forte e allegro

L’infanzia e la giovinezza di Francesco trascorsero nella più completa spensieratezza. Figlio di ricchi mercanti, ebbe sempre a sua disposizione molto denaro che spendeva quasi senza pensarci. Dotato di un modo di essere estremamente liberale, godeva tranquillamente di tutto ciò che poteva in materia di buon cibo, vestiti e beni personali.

Presto si notò che egli “apparteneva alla classe degli spiriti forti e allegri”,2 diventando rapidamente, nella sua costante espansività, un leader dei suoi coetanei. Sebbene fosse un burlone, era molto simpatico e cortese con chiunque gli rivolgesse la parola, non insultava mai nessuno e non pronunciava parole volgari, nemmeno quando veniva offeso. Così, viveva circondato da amici con i quali si divertiva in feste e passeggiate per la città, al suono di canzoni.

Presto brillò nel suo spirito anche la virtù della generosità. A tutte le richieste dei poveri e dei bisognosi rispondeva con costante sollecitudine e un giorno arrivò al punto di riproporsi di non negare mai una richiesta che gli fosse presentata in nome del Signore.3 L’avarizia non trovò mai casa nel suo cuore, forse come un segno dell’enorme predilezione che la Provvidenza aveva depositato nella sua anima.

San Francesco d’Assisi –
Convento di Sant’Antonio, Rio de Janeiro

L’inizio della conversione

Curiosamente, fu all’apice di questa frivola gioventù che Dio cominciò a rivelarSi a Francesco e a parlare al suo cuore. Due volte gli fece visita attraverso i sogni, i quali, pur non avendo un chiaro carattere mistico, lo commossero profondamente e lo indussero a riflettere sulla vita che stava conducendo.

Il primo fatto evidente della sua conversione avvenne in una circostanza particolare, mentre camminava e cantava con i suoi compagni per le strade di Assisi. Improvvisamente, si vide rapito dal Signore “e il suo cuore fu ricolmo di così tanta dolcezza che non poteva né parlare né muoversi, né sentire o udire altro che quella dolcezza che lo aveva allontanato così tanto dai sentimenti mondani che, come lui stesso disse più tardi, anche se fosse stato fatto a pezzi non avrebbe potuto muoversi da quel luogo”.4

A partire da quel giorno, qualcosa cambiò dentro di lui. “Cominciò a considerarsi vile e a disprezzare quelle cose che prima aveva amato, ma non ancora pienamente, perché non era ancora completamente distaccato dalle vanità di questo mondo”.5 Sottraendosi, allora, gradualmente alle sue vecchie preoccupazioni mondane, cominciò a sforzarsi di condurre una vita santa. Tutti i giorni si ritirava a pregare in solitudine e cercava di donare ai poveri con più prodigalità e frequenza di prima.

La via alla quale la Provvidenza lo chiamava non gli era però del tutto chiara. Desiderava la povertà sopra ogni cosa, ma, poiché il suo cuore non trovava un’eco negli ambienti da lui frequentati, si asteneva dal chiedere consigli agli altri a questo proposito, tranne che a Dio.

L’Altissimo aveva designato Francesco a personificare la povertà come mai prima era stata compresa o vissuta dagli uomini. Le fonti da cui doveva attingere gli archetipi celesti che era chiamato a rappresentare provenivano – e lui così desiderava – da Dio stesso.

La volontà divina si rende manifesta

Un giorno, passando davanti alla chiesa di San Damiano, Francesco udì una voce interiore che gli ordinava di entrare e pregare. Obbediente, entrò e si mise davanti al Divino Crocifisso, che, improvvisamente, cominciò a parlargli: “Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.6

All’inizio, il giovane converso recepì alla lettera la richiesta del Redentore e, in tutta prontezza, provvide alla completa ristrutturazione di quella chiesetta. Tuttavia, le parole di Cristo possedevano una portata di gran lunga più ampia, che Francesco riuscì a comprendere solo nel corso del tempo: doveva essere un rinnovatore della Santa Chiesa Cattolica, riconducendola al vero cammino da cui, purtroppo, si era allontanata.

Tale manifestazione divina fu di grande ausilio al Poverello per la comprensione della sua vocazione. Essa si chiarì definitivamente durante una Messa in cui ascoltò dalle labbra del sacerdote le parole di Nostro Signore: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone” (Mt 10, 9-10). Udendo questo, esclamò emozionato: “Questo è ciò che desidero realizzare con tutto il mio cuore!”

A partire da quel momento, “seppe con certezza assoluta ciò che voleva, non vacillò né esitò più. […] Traboccante di gioia, tutta la sua anima anelava a seguire la parola del Signore e a concretizzarla”.7

Opposizioni da parte della famiglia

Come accade solitamente a coloro che si consegnano con radicalità al servizio di Dio, la persecuzione non tardò ad arrivare nella vita di Francesco. Deciso ad abbandonare case, campi, padre, madre e fratelli per amore di Dio, ben presto ricevette la ricompensa promessa dal Salvatore: il centuplo, con persecuzioni (cfr. Mc 10, 29-30).

Suo padre, Pietro di Bernardone, oppose una ferrea resistenza alla decisione del figlio di seguire Cristo. Un giorno, non sapendo cos’altro fare per dissuaderlo dalle sue intenzioni, lo denunciò al Vescovo con pesanti accuse. Ma il Vescovo, discreto e saggio, consigliò a Francesco di comparire dinanzi a lui e di rispondere alle accuse del padre. E così fece.

Nel giorno stabilito, si presentò dal Vescovo e dopo essere stato confortato dalle sue ardenti parole, il santo giovane assunse un atteggiamento inaspettato: si spogliò dei suoi vestiti e depositò i suoi abiti e tutto il denaro che aveva con sé ai piedi di suo padre, in segno di completa rottura con il mondo. Pietro di Bernardone, stupito e preso dalla rabbia, raccolse gli effetti personali del figlio “impazzito” e se ne andò senza dire una parola.

Nostro Signore Gesù Cristo e San Francesco d’Assisi –
Cattedrale di Palma di Maiorca (Spagna)

Il prelato allora, con le lacrime agli occhi, si avvicinò al ragazzo e lo rivestì col suo stesso mantello, nascondendo, nelle ampie pieghe di questo, la sua penosa nudità; in seguito, lo strinse fortemente al cuore.8

Questa scena straordinaria, giudicata secondo criteri umani, può essere certamente considerata una follia; le anime di fede, tuttavia, ne comprendono facilmente la bellezza. Infatti, “l’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito” (1 Cor 2, 14).

A partire da questo episodio, San Francesco sposò per sempre  “Madonna Povertà”. Da quel momento in poi egli sarebbe stato, per la Cristianità del suo tempo, “il simbolo e il ricordo vivo di Cristo. […] Quando il mondo era in pericolo di diventare gelido, giunse l’ora di questo Santo dell’amore. Egli merita il nome di ‘trasformatore del mondo!’”9

Perché “trasformatore del mondo”?

Per comprendere bene lo spirito e l’opera di San Francesco, è necessario considerare che l’umanità del XIII secolo era corrosa da una profonda crisi, radicata soprattutto negli strati più alti della società, clero compreso. C’era un “entusiasmo crescente per i piaceri del mondo, effetto diretto del miglioramento delle condizioni di vita e dello sviluppo delle relazioni tra le persone”.10 Traducendosi presto nei costumi, questo desiderio di godimento terreno si diffuse in tutte le classi sociali e diede libero sfogo agli eccessi del lusso e all’avidità di profitto; di conseguenza, i cuori si svincolarono gradualmente dall’amore per il sacrificio e dalle aspirazioni alla santità.11

Il grande errore del Medioevo ha una radice metafisica: gli uomini cominciarono a servirsi dei mezzi materiali soltanto per i benefici che questi portavano a loro stessi, e non più come strumenti per conoscere, amare e glorificare il loro Creatore. Cominciarono ad appropriarsi di ciò che era di Dio per la loro fruizione personale.

In queste circostanze storiche, San Francesco fu inviato dallo Spirito Santo per essere un esempio vivo di autentico distacco e della più pura modestia. Il carisma dell’opera da lui fondata riflette la povertà di spirito di cui ci parla il Vangelo (cfr. Mt 5, 3): avere il cuore libero da ogni attaccamento, fare uso dei beni come se non si stessero usando, “perché passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7, 31); rallegrarsi delle creature per la gioia di trovare in esse un riflesso delle perfezioni del Creatore e non per il desiderio di un meschino piacere individuale.

Questa è l’ammirazione senza pretese che risplende in maniera incomparabile nel famoso Cantico delle Creature, “il sermone nuovo che il Santo ha mandato a predicare ai suoi frati in tutto il mondo per conquistarlo all’amore di Dio”.12

San Francesco d’Assisi taglia i capelli di Santa Chiara – Monastero di Santa Maria de La Rábida (Spagna)

I primi seguaci e la fondazione dell’Ordine

Già totalmente illuminato sulla sua missione, Francesco cominciò ad annunciare la verità nel pieno ardore dello spirito di Cristo, e invitò altri ad associarsi a lui nella ricerca della santità. Quando riuscì a riunire intorno a sé dodici discepoli, decise che da quel momento in poi si sarebbero chiamati Frati Minori. Il gruppo si riuniva intorno alla piccola chiesa della Porziuncola, usando sempre vili indumenti.

Ispirato da Dio, il Poverello partì per Roma per ottenere da Innocenzo III l’approvazione della sua prima regola, che prescriveva una povertà assoluta a imitazione della vita di Cristo e degli Apostoli. Il Santo Padre, che pochi giorni prima aveva visto in sogno la Santa Chiesa miracolosamente sostenuta da un omino piccolo e dall’aspetto miserabile, riconobbe subito San Francesco e gli concesse non solo l’approvazione che desiderava, ma tutti i segni di benevolenza e di ammirazione.

Nuovo cammino di salvezza

Muniti della benedizione e della protezione papali, i religiosi si recarono a coppie nelle città, proclamando a tutti quella nuova via di salvezza che Dio si era degnato di rivelare al loro padre spirituale.

Nelle sue prediche, San Francesco possedeva “qualcosa di insinuante che persuadeva. […] Era un moralista inesorabile, che non taceva su tutto ciò che gli sembrava sbagliato”, e per questo risvegliava “intorno a sé non solo ammirazione ma anche timore: aveva in sé un po’ dell’anima terribile di San Giovanni Battista”. Il suo discorrere era paragonabile “a una spada che trafiggeva i cuori”.13

Questo immenso apostolato ben presto conquistò al servizio di Dio una nobildonna di diciassette anni di nome Chiara, che, rapita dalla santità di Francesco, decise di seguirlo con tutto il cuore. Divenne, allora, la fondatrice del ramo femminile dell’Ordine.

In poco tempo furono così tanti a sentirsi attratti dal carisma francescano che Francesco si vide obbligato a fondare anche un Terzo Ordine, al quale sarebbero appartenuti perfino San Luigi IX di Francia, Santa Elisabetta d’Ungheria e Santa Isabella del Portogallo.

Perseguitato dai suoi stessi discepoli…

San Francesco d’Assisi –
vetrata della Cattedrale di San José (Costa Rica)

Nonostante i tanti successi, il Santo di Assisi non  sfuggì al dramma dei conflitti interni. Fu tradito da uno dei suoi più stretti discepoli, Elia di Cortona, che gli strappò dalle mani il governo dell’Ordine. Questo figlio infedele trascinò altri dietro di sé e fece dei Frati Minori un’istituzione appariscente davanti al mondo, che ben presto occupò cattedre nelle università. Con immenso dolore nel cuore, Francesco dovette rinunciare alla sua opera più amata…

I discepoli ribelli contavano sull’appoggio della Curia romana, che giudicava la regola evangelica di San Francesco troppo dura per essere osservata dai “più deboli”. Lo stesso Pontefice una volta aggiunse che era necessario “pensare a coloro che sarebbero venuti dopo”.14

Ma un bel giorno, mentre camminava angosciato e preoccupato per il futuro della sua “famiglia povera”, gli apparve un Angelo che gli fece questa promessa consolante: “Ti dico, in nome di Dio: il tuo Ordine non cesserà mai di esistere, fino all’ultimo giorno”!15

Allontanato dalla direzione della sua Opera, il Poverello decise di rifugiarsi nella solitudine, accompagnato solo da pochi discepoli fedeli. Durante questo periodo benedetto, fu ricompensato con la più grande grazia mistica della sua vita: ricevette dal Redentore stesso, nella sua carne, le sacre stigmate della Passione!

Ultimi anni su questa terra

Non passò molto tempo prima che lasciasse questo mondo. Negli ultimi anni della sua vita era malato e, indebolito dalla dura ascesi e dalle stigmate, riusciva a malapena a camminare. Quando, a quarantadue anni, sentì avvicinarsi la fine dei suoi giorni, benedisse la città di Assisi e chiese ai suoi discepoli che intonassero un cantico a “Sorella Morte”. A lei si consegnò, cantando, il 3 ottobre del 1226.

Il mondo rimaneva privo della sua dolcissima presenza, ma il tesoro inestimabile dei suoi insegnamenti, dei suoi esempi e del suo spirito rimase per sempre. Questa sacra eredità ha indubbiamente oltrepassato le necessità del Medioevo ed è diventata una lezione per l’intera umanità, fino alla fine dei tempi.

Ai nostri giorni, mentre tanti uomini rifiutano la Fede e sprofondano nei peccati più vergognosi, Dio chiede a quelle anime che ancora lo amano: “Non vedi che la mia casa è in rovina?”. E le invita a ricostruirla.

Di fronte a questa grandiosa chiamata, quale attitudine assumeremo? Ci alzeremo come altri “Francesco” per difendere la sua gloria?

Chiediamo alla Madonna le forze per imitare il Santo di Assisi. Spogliamoci delle vesti del relativismo e del peccato e lanciamoci senza esitazione nel combattimento che ci viene proposto, con il cuore pieno dell’amore che ha pervaso la vita, l’opera e la memoria del Poverello

 

Note

1 Cfr. A VIDA DE SÃO FRANCISCO DE ASSIS. Nós Que convivemos com ele…
Assisi: Minerva, 2014, pp.21-22.
2 JOERGENSEN, Johannes. São Francisco de Assis. Petrópolis: Vozes, 1957, p.111.
3 Cfr. A VIDA DE SÃO FRANCISCO DE ASSIS, op. cit., p.23.
4 Idem, p.27.
5 Idem, p.28.
6 DA CELANO, Tommaso. Vita seconda di San Francesco d’Assisi, n. 593
7 Idem, p.14.
8 Cfr. JOERGENSEN, op. cit., pp.104-105.
9 NIGG, op. cit., p.19.
10 CROUZET, Maurice (Dir.). História Geral das Civilizações. A Idade Média. 2.ed. São Paulo: Difusão Europeia do Livro, 1958, t.III, pp.151-152.
11 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Revolução e Contra-Revolução. 5.ed. São Paulo:: Retornarei, 2002, pp.26-27.
12 FÉLIX LOPES, Fernando. Opúsculos de São Francisco de Assis. Braga: Editorial Franciscana, 1968, p.139.
13 JOERGENSEN, op. cit., p.211.
14 Cfr. NIGG, Op. cit., pp.34-35.
15 Idem, p.35.

 

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