14 giugno – Sant’Eliseo – Un altro Elia

A distanza di più di due millenni e mezzo, in che modo la storia di Sant’Eliseo ci riguarda? In tutto. Egli è per noi un fratello maggiore che ci ha preceduto nel cammino della schiavitù a Maria.

Sant’Eliseo, chi è? Il padre e signore dei profeti del Monte Carmelo. Il predicatore che moltiplicò i pani. L’uomo a cui obbedivano gli orsi. Il dominatore dei re del suo tempo. Il veggente per il quale il futuro non era un enigma. Il più taumaturgo dei profeti. Il generale che sconfisse eserciti da solo. Colui che, da vivo, resuscitò un bambino e, da morto, restituì la vita a un adulto. Il Santo con cui l’Altissimo parlava al suono dell’arpa.

È questo Eliseo? No.

Queste sono le gesta di Eliseo. La sua vera storia non si trova in ciò che fece, ma in ciò che fu. Ed egli fu molto più grande delle grandezze sopra menzionate. Egli divenne un altro Elia.

Un nuovo padre

Torniamo all’incirca all’860 a.C.1 Un giovane, con le sue dodici coppie di buoi, ara la terra di Abel-Mecola, in Israele: Eliseo, uomo mediamente ricco, individuo ben sistemato nella vita. Avrà forse vent’anni e ha davanti a sé un cammino tracciato secondo la legge, tranquillo, senza grandi sconvolgimenti e, quindi, senza grande gloria.

Ma all’improvviso tutto cambia! Eliseo nota che si avvicina l’uomo di Dio: Elia, il profeta che solo due mesi prima aveva affrontato, da solo, il re e la regina, nonché gli ottocentocinquanta sacerdoti di Baal e di Asera. Li aveva sconfitti in nome del Signore, facendo scendere il fuoco dal cielo sulla terra.

Quando è vicino, senza dire una parola, getta il mantello su Eliseo. Egli comprende che il profeta lo ha appena requisito simbolicamente e, abbandonando immediatamente i suoi buoi, corre dietro a Elia (cfr. 1 Re 19, 20). Ma la nostalgia di una vita facile avrebbe potuto tradire Eliseo. Non, però, la nostalgia di una vita offerta in olocausto. Prende una coppia di buoi e li immola. Con la legna dell’aratro cuoce la carne e la dà da mangiare alla sua gente (cfr. 1 Re 19, 21). Non resta né animale né aratro. Rinunciava quindi ai suoi beni materiali.

E mentre i suoi si godono il banchetto, egli li saluta per sempre per dedicarsi a una missione più grande di lui. Rinunciava, così, ai beni affettivi e familiari. Sono i primi due passi di sangue indispensabili per essere un discepolo perfetto: subito dopo «si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio» (1 Re 19, 21).

Per circa sei anni Eliseo accompagna da vicino il suo nuovo padre spirituale nelle sue rischiose avventure: è il periodo in cui Elia affronta il re Acab (cfr. 1 Re 21), denuncia l’idolatria del re Acazia (cfr. 2 Re 1, 1-4) e distrugge, con fuoco dal cielo, due schiere di militari venuti ad arrestarlo (cfr. 2 Re 1, 9-17). Assorbendo e ammirando ogni gesto del maestro, Eliseo è lì.

Sordo al mondo

Ma giunge per Elia l’ora di partire, e per il discepolo la prova suprema: sarebbe stato disposto a seguire il maestro, nonostante l’opinione contraria di quest’ultimo e quella di tutta la società?

La prova inizia dalla parte più ardua. Elia gli proibisce di fare ciò per cui è stato chiamato, cioè seguire il profeta: «Rimani qui, perché il Signore mi manda fino a Betel». Eliseo rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò» (2 Re 2, 2). E così vinse: aveva saputo ascoltare nelle parole del padre non ciò che esse dicevano, ma ciò che Elia desiderava realmente. Comprendeva bene il cuore ardente del maestro.

Segue allora la seconda tappa. «I figli dei profeti che erano a Betel andarono incontro a Eliseo e gli dissero: “Non sai tu che oggi il Signore ti toglierà il tuo padrone?”» (2 Re 2, 3). Ora doveva affrontare il proprio ambiente… Eliseo aveva rinunciato ai legami di sangue. Viveva in completa opposizione al mondo. In quel momento, però, doveva ignorare le pressioni dei suoi fratelli di vocazione, di coloro che vivevano con lui. Doveva rinunciare al suo mondo. E lo fa: «Lo so anch’io, ma non lo dite» (2 Re 2, 3), risponde.

E continua ad accompagnare Elia. Mentre maestro e discepolo si allontanano conversando, i cinquanta figli dei profeti scuotono la testa, come a dire: «Questo Eliseo radicale… quando imparerà ad avere buon senso?».

Il doppio spirito

Nel frattempo, Elia si rivolge a Eliseo: «Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito lontano da te» (2 Re 2, 9). La risposta è esplosiva e diretta, sgorgata come un geyser da un’anima tutta consumata dall’ammirazione: «Due terzi del tuo spirito diventino miei», esclama Eliseo (2 Re 2, 9).

«Due terzi del tuo spirito diventino miei»: ecco il grido della vittoria finale di colui che, svuotato di se stesso, era pronto a ricevere il profetismo

Era il grido della vittoria finale sull’orgoglio! Eliseo aveva abbattuto, uno ad uno, tutti i bastioni dell’amor proprio man mano che rinunciava meticolosamente a tutto. Ormai vuoto di sé, è diventato un otre d’elezione pronto a ricevere i vini preziosi e sempre nuovi del profetismo.

Così, nell’istante in cui cavalli di fuoco rapivano Elia in un vortice, scende su Eliseo il mantello ripiegato del suo maestro e, in misura doppia, lo spirito eliatico. E il discepolo si congeda con acclamazioni che invocano protezione: «Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e suo cocchiere!» (2 Re 2, 12).

Sant’Elia viene rapito su un carro di fuoco davanti ad Eliseo – Convento del Monte Carmelo, Haifa (Israele)

Tornando sui propri passi, Eliseo giunge sulle rive del Giordano, divide le acque e attraversa il fiume a piedi asciutti. I figli dei profeti, contemplando tale scena, non possono fare a meno di constatare: «Lo spirito di Elia si è posato su Eliseo» (2 Re 2, 15). E si prostrano a terra davanti a Elia in Eliseo.

Da questo momento iniziano i miracoli sbalorditivi e sorprendenti del discepolo perfetto. Già all’inizio renderà salubri le acque prima malsane di una città (cfr. 2 Re 2, 19-22) e, subito dopo, ordinerà a due orsi di punire quarantadue ragazzetti che lo deridevano (cfr. 2 Re 2, 23-25). A una vedova moltiplicherà l’olio prezioso, otterrà da Dio un figlio per una donna sterile e, quando questi morirà, lo restituirà alla vita e alle braccia della madre (cfr. 2 Re 4, 1-37). Tale apprezzamento per la maternità lo renderà “padre” e “madre” per i figli dei profeti, che guarirà da un’intossicazione alimentare collettiva e, in un’altra occasione, sazierà cento uomini con venti pani, i quali, moltiplicati oltre misura, avanzeranno ancora (cfr. 2 Re 4, 38-44).

Cominciano i miracoli sorprendenti del discepolo perfetto. In tutti, si notano due aspetti significativi: signoria e schiavitù

Potremmo elencare molte altre azioni meravigliose di Eliseo che riempiono vari capitoli del Secondo Libro dei Re. Prendiamo, tuttavia, solo due degli aspetti più significativi della vita del profeta: la sua signoria e la sua schiavitù.

 

Gli eserciti di Eliseo

Ai tempi di Eliseo, non c’era un piano segreto del re di Aram, nella regione della Siria, contro Israele che non venisse sventato. L’unica spiegazione, ipotizzava l’arameo, era che qualcuno del suo seguito fosse dalla parte degli israeliti. Riunì gli uomini del consiglio e li minacciò: «Non mi potreste indicare chi dei nostri è per il re di Israele?». Uno degli ufficiali rispose: «No, re mio signore, perché Eliseo profeta di Israele riferisce al re di Israele quanto tu dici nella tua camera da letto» (2 Re 6, 11-12). La misura fu estrema: per sconfiggere il profeta dell’Onnipotente fu mobilitato un esercito intero.

“Il profeta Eliseo maledice i ragazzetti che lo hanno deriso”, di Willem Willemsz van den Bundel – Gemäldegalerie, Berlino

Quando il servo di Eliseo vide le truppe che arrivavano per arrestare il suo signore, si disperò. Ma l’uomo di Dio lo tranquillizzò: «Non temere, perché i nostri sono più numerosi dei loro» (2 Re 6, 16). E, pregando l’Onnipotente, implorò che si aprissero gli occhi del servo. Alla fine, questi contemplò la realtà: «Ecco, il monte era pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno a Eliseo» (2 Re 6, 17). La stessa cavalleria ardente che aveva portato via Elia, ora faceva da guardia d’onore a Eliseo. Il santo di Jahvè aveva ai suoi ordini le innumerevoli legioni dei Serafini.

Aperto un nuovo orizzonte davanti al servo, Eliseo consegnò all’oscurità la vista dei persecutori. Da un momento all’altro, l’esercito arameo divenne una burlesca combriccola di ciechi che guidavano ciechi. Il discepolo di Elia scese verso di loro e prese il comando di coloro che volevano arrestarlo. Ora disponeva non solo degli eserciti del Cielo, ma anche di quelli della terra straniera. E, poiché attraverso le tenebre li aveva appena vinti e convinti di questa verità, restituì loro la vista e li persuase a tornare in patria: «Le bande aramee non penetrarono più nel paese di Israele» (2 Re 6, 23).

Da dove gli veniva tanta sovranità? Cosa lo elevò al di sopra degli imperatori? La schiavitù.

Schiavo d’amore

Elia se n’era andato, ma il discepolo perfetto non smise di servirlo. «Eliseo, figlio di Safat, che versava l’acqua sulle mani di Elia» (2 Re 3, 11) – tipica funzione dello schiavo in quei tempi –, continuò a esercitare il suo vassallaggio anche in assenza fisica del maestro. E con tutte le manifestazioni proprie di tale stato.

Gli onori e la fama li disprezzava come fango. Quando Naaman, celebre generale di Aram, cercò il profeta per chiedere la guarigione dalla lebbra, Eliseo nemmeno uscì per accoglierlo. Non aveva bisogno di essere adulato per purificare la pelle putrida del pellegrino.

Come sfuggiva al prestigio, sfuggiva anche ai tesori. Naaman, guarito per intercessione di Eliseo, gli offrì oro e vesti: «Accetta un dono dal tuo servo», lo supplicò. «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò» (2 Re 5, 15-16), replicò Eliseo.

“Eliseo rifiuta i doni di Naaman”, di Pieter de Grebber – Collezione privata

Perché non voleva nemmeno il minimo segno di ricompensa? Perché serviva.

Anche da solo non era meno austero. Lo testimoniò una coppia di Sunem che era solita ospitarlo in casa. Marito e moglie decisero di costruire una stanza per l’ospite con tutto ciò di cui aveva bisogno: «un letto, un tavolo, una sedia e una lampada» (2 Re 4, 9-10). Era questo il lusso dell’uomo che dirigeva le sorti di Israele, comandava le truppe nemiche e si faceva obbedire dai Cherubini. Dove erano i tappeti? Dove i quadri? Dove i bellissimi manufatti d’oro? Tutto questo lo aveva immolato insieme ai buoi di Abel-Mecola.

Così era il servo di Elia.

La morte e la ricompensa

I decenni trascorsero movimentati nella vita di Eliseo, fino all’incirca all’anno 790 a.C. In quel periodo lo colpisce l’ultima malattia. Accanto al letto in cui egli prepara il viaggio supremo, è inginocchiato il re d’Israele, Ioas, afflitto e costernato.

Eliseo, che «durante la sua vita non tremò davanti ai potenti» (Sir 48, 12), ascolta allora, dalle labbra del re, l’elogio che non si aspettava, le parole supreme di lode, che aveva rivolto a Elia vedendolo tra vortici infuocati: «Padre mio! Padre mio!», esclama in lacrime il re Ioas, «Carro d’Israele e sua cavalleria!» (2 Re 13, 14).

Era stato detto tutto. Elia ed Eliseo, uniti nella vita terrena, inseparabili nonostante la morte, si sarebbero ritrovati nell’aldilà sfoggiando lo stesso titolo, la stessa aureola, lo stesso spirito.

«È sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro» (Mt 10, 25). A Eliseo bastava e avanzava…

Ottant’anni dopo la sua nascita e sessant’anni dopo aver incontrato Elia, Eliseo poteva chiudere tranquillamente gli occhi al mondo, poiché «nulla fu troppo grande per lui; nel sepolcro il suo corpo profetizzò. Nella sua vita compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere» (Sir 48, 13-14). Persino un cadavere, gettato sopra «le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi» (2 Re 13, 21).

Altri Eliseo

A più di due millenni e mezzo di distanza da questi fatti, in che modo la storia di Sant’Eliseo ci riguarda?

In tutto. Egli è per noi un esempio, un ideale, un fratello maggiore che ci ha preceduto nel cammino, che ha già percorso alla perfezione le vie che noi ora attraversiamo.

Eliseo fu un altro Elia. Noi dobbiamo essere tanti altri Eliseo. Perché, così come «Eliseo fu fedele a Elia, così noi dobbiamo essere fedeli alla Madonna».2 Elia, primo devoto della Vergine, in qualche modo La prefigurò. Così anche Eliseo annunciò i futuri schiavi d’amore di Maria.

Egli ha insegnato che chi si affida alla Madre di Dio deve dare tutto e donarsi interamente, rinunciando ai propri beni e al proprio mondo, se non materialmente, almeno affettivamente. Ha proclamato che sarà servo di Maria solo chi La seguirà nonostante l’opinione contraria degli altri, chi La accompagnerà anche nelle aridità dell’anima e nelle apparenti contraddizioni della vita spirituale.

Egli ha insegnato che chi si affida alla Madre di Dio deve dare tutto, rinunciando ai propri beni e al proprio mondo, almeno affettivamente

Ma ha anche dimostrato ai posteri che chi si distacca da tutto avrà ai suoi ordini la cavalleria del Cielo e – tesoro immenso, inconcepibile – riceverà in doppia misura lo spirito della sua Signora: «Forse prima di quanto si pensi», profetizzava in tal senso San Luigi Grignion de Montfort, «Dio susciterà grandi uomini pieni dello Spirito Santo e dello spirito di Maria […]; ed è attraverso questa devozione [della schiavitù d’amore] alla Santissima Vergine, che io ho solo abbozzato e ridotto per mia debolezza, che questi santi personaggi supereranno ogni cosa».3

Imitiamo Sant’Eliseo. E, se saremo per Maria ciò che egli fu per Elia, egli diventerà una nostra prefigurazione: «Cerchiamo di avere lo spirito di Maria come Eliseo ebbe quello di Elia, e tutto sarà compiuto».4  

 

Note


1 I dati storici riportati in questo articolo sono stati ricavati, oltre che dalle Sacre Scritture, dalle seguenti opere: SPADAFORA, Francesco. Eliseo. In: SPADAFORA, Francesco (Dir). Diccionario Bíblico. Barcellona: Editorial Litúrgica Española, 1959, p. 184; MARCONCINI, B. Eliseo. In: LEONARDI, C.; RICCARDI, A.; ZARRI, G. (Dir.). Diccionario de los Santos. Madrid: San Pablo, 2000, vol. I, pp. 678-680.

2  CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Omelia. São Paulo, 17/6/2006.

3 SAN LUIGI MARIA GRIGNION DE MONTFORT. Le Secret de Marie, n. 59. In: Œuvres Complètes. Paris: Du Seuil, 1966, p. 468.

4 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 26/2/1966.

 

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