Anche Gesù ci scaraventa nella tempesta!

In obbedienza alla voce del Maestro, i discepoli si trovano in una terribile tempesta. Tutto va di male in peggio… Perché Dio lo permette?

9 agosto – XIX Domenica del Tempo Ordinario(1 Re 19, 9.11-13; Sal 84; Rm 9, 1-5; Mt 14, 22-33)

L’idea che Dio ci salvi nelle tempeste della vita è molto bella, piuttosto diffusa e del tutto reale. Ma è molto meno comune considerare la bontà divina che ci strappa dalla bonaccia e ci scaraventa nella tempesta, con il rischio di affondare…

Subito dopo aver moltiplicato i pani per una folla immensa, Gesù «ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda» (Mt 14, 22). In quanto Dio, Egli aveva predisposto, fin dall’eternità, ciò che sarebbe accaduto: «La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario» (Mt 14, 24).

Le tempeste sul Mar di Galilea sono molto violente poiché, trovandosi quelle acque a oltre duecento metri sotto il livello del mare, sono esposte ai forti venti provenienti dal Mediterraneo, in grado di generare onde superiori a due metri di altezza. Nonostante fosse guidata da pescatori esperti, la barca degli Apostoli era molto vulnerabile – come tutte quelle dell’epoca – e la loro angoscia doveva essere immensa.

E il Signore? Per intervenire, attende «verso la fine della notte» (Mt 14, 25), il periodo compreso tra le tre e le sei del mattino, lasciando i discepoli a lungo nella tribolazione.

La scena è caratterizzata da un dramma intenso e sublime: obbedendo al Maestro, si trovano in una terribile tempesta; attendono quasi tutta la notte, senza alcun sollievo; finché, invece di placare la tempesta, Gesù va incontro ai discepoli «camminando sul mare» (Mt 14, 25). Essi non Lo riconoscono, pensano che sia un fantasma e cominciano a gridare per la paura. Tutto va di male in peggio…

Alla fine il Buon Pastore Si rivela: «Coraggio! Sono io. Non abbiate paura!» (Mt 14, 27). Chiamato dal Signore, Pietro cammina sulle acque, ma… quando sente il vento, si spaventa e comincia ad affondare. Viene afferrato per mano, rimproverato per la sua mancanza di fede e, infine, accompagna Nostro Signore sulla barca. Solo allora, una volta saliti a bordo, il vento si placa. E «quelli che erano sulla barca Gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”» (Mt 14, 33).

Una delle lezioni che si possono trarre da questo Vangelo è che ogni discepolo di Nostro Signore – ossia, ogni battezzato – si troverà un giorno nel mezzo di una grande tempesta senza alcuna colpa propria, ma per obbedienza alla voce di Gesù! In questo scenario, non sappiamo cosa stia accadendo, tutto sembra peggiorare, il Cielo appare chiuso e sentiamo che stiamo per affondare. Ecco, letteralmente, la notte oscura…

Perché Dio lo permette? Per farci crescere nell’amore, nella fiducia e nella fede. Nell’amore, perché il nostro orgoglio viene completamente spezzato. Nella fiducia, poiché nella tempesta possiamo essere certi della protezione divina e, anche se stiamo affondando come Pietro, saremo afferrati per mano: basterà aspettare! Nella fede, perché sappiamo che, nonostante le apparenze contrarie, tutto è guidato dalla Provvidenza.

Ma oggi possiamo fare qualcosa che agli Apostoli non era concesso: affidare la barca delle nostre vite alla Santissima Vergine. Guidati da Lei, arriveremo incolumi nel porto del Cielo! 

 

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