16 agosto – XX Domenica del Tempo Ordinario(Is 56, 1.6-7; Sal 66; Rm 11, 13-15.29-32; Mt 15, 21-28)
C’è qualcosa di enigmatico nel Vangelo di questa domenica. Una cananea – quindi non ebrea, pagana – grida dietro a Gesù implorando la liberazione di sua figlia, tormentata dal demonio. Nostro Signore, però, non risponde… La donna diventa così insistente nella sua supplica che gli stessi discepoli intercedono presso il Maestro ed Egli sembra rifiutarSi di compiere il miracolo: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele» (Mt 15, 24).
Lungi dal perdersi d’animo, la pagana raddoppia la sua audacia prostrandosi ai piedi divini del Salvatore, che la mette nuovamente alla prova: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (Mt 15, 26).
Suspense… Possibile che, per la prima volta, Gesù respinga l’appello di un’anima angosciata? Agirebbe secondo dei favoritismi, discriminando una pagana? No, poiché la donna, prostrata, si umilia e implora solo delle briciole… Mostrandosi pieno di compassione, grazie alla grande fede della madre, Nostro Signore libera la figlia.
Nelle attitudini della cananea si nota che il Maestro le fa compiere un percorso dal paganesimo alla manifestazione della fede, passando dalle tenebre alla luce.
Dopo aver riconosciuto la messianicità di Gesù – «Signore, Figlio di Davide» (Mt 15, 22) –, chiede compassione. Nonostante un certo distacco iniziale, si prostra davanti a Lui, assumendo un atteggiamento di umiltà, di riconoscimento della superiorità del Redentore, di adorazione… Non bastava considerarLo il Messia, era necessario riconoscerLo come Dio.
In effetti, quella donna era già uscita dal paganesimo, poiché si era prostrata davanti al vero Dio.
Nostro Signore, però, chiarisce la Sua missione: chiama in primo luogo i figli d’Israele – anche se smarriti. È allora che ella implora le briciole, come a dire: «Accettami, Signore, tra coloro che Ti riconoscono come loro padrone, anche solo come i cagnolini. Voglio appartenere a Te e ricevere ciò che mi darai».
Dinanzi a ciò: miracolo! Guarigione e liberazione per la figlia, e allo stesso tempo conferma di una fede così nuova, ma già così profonda!
Ebbene, in questo contesto, Gesù avrebbe fatto preferenze di persone?
Il profeta Isaia, nella prima lettura, chiarisce che la casa di Dio «si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli» (56, 7). Tutti? Sì, a condizione che chi sale alla casa di Dio rispetti il diritto e pratichi la giustizia.
Chiunque desideri i miracoli del Divin Taumaturgo – indipendentemente dalla propria situazione – proceda come la cananea: abbandoni le tenebre e cerchi la Luce; si prostri davanti al Salvatore, ma rispetti anche il diritto e viva secondo la giustizia che Egli stesso ci ha insegnato. Da parte del Redentore, non ci sarà mai preferenza di persone. Tuttavia, colui che non vuole abbandonare né le tenebre né il paganesimo con le sue opere, è costui che si allontana dal Maestro, è costui che fa preferenze di persone a discapito di Gesù, il vero Dio.
Ipotizziamo che la cananea non avesse cercato il Signore… Quale sarebbe stata la sua situazione? Sarebbe rimasta nelle tenebre del paganesimo e sua figlia avrebbe continuato ad essere tormentata dal demonio. Facciamo come lei, senza timore di “favoritismi”: cerchiamoLo! ◊

