Egli non ci congederà mai

In questo Vangelo ciò che colpisce di più è ovviamente il miracolo della moltiplicazione dei pani. Tuttavia, si possono cogliere altre meraviglie anche nelle parole e nei gesti di Nostro Signore Gesù Cristo.

2 agosto – XVIII Domenica del Tempo Ordinario(Is 55, 1-3; Sal 145; Rm 8, 35.37-39; Mt 14, 13-21)

Desiderando offrire riposo ai discepoli, Nostro Signore naviga sul Mare di Galilea, dirigendoSi con loro in un luogo deserto, vicino alla città di Betsaida Giulia. Ma la folla non permetterà loro di riposare: partendo da Cafarnao e dalle località vicine, percorre in poco tempo una distanza di circa dieci chilometri e arriva prima di loro. Quando Gesù sbarca, è circondato.1

Cosa fa? «Sentì compassione per loro» e «guarì i loro malati» (Mt 14, 14). Se ricordiamo che «quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini» (Mt 14, 21), possiamo immaginare il fermento che regnava in quei momenti: malati trasportati dai familiari, suppliche ad alta voce, grida di giubilo dopo le guarigioni, commozione, lacrime, braccia alzate al cielo…

Nel frattempo, calava la sera. In mezzo a quell’intensa movimentazione, la stanchezza degli Apostoli deve aver raggiunto i limiti dell’esaurimento e forse per questo dissero a Gesù: «Il luogo è deserto» – pensavano che Egli non lo avesse notato? – «ed è ormai tardi» – immaginavano che avesse perso il senso del tempo? – «Congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare» (Mt 14, 15).

Cosa avranno pensato della risposta? Non dimentichiamo che questa fu la prima moltiplicazione dei pani. Nessuno poteva immaginare la soluzione che il Maestro avrebbe dato alla situazione: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare» (Mt 14, 16). Che atteggiamento bello, nobile e affettuoso! Meditiamo su queste parole del Salvatore.

Da tempi immemorabili si mantiene una certa consuetudine sociale che regola il comportamento delle persone quando fanno una visita o la ricevono: i padroni di casa – gli anfitrioni – non sollecitano mai la partenza di chi fa loro visita, poiché è l’invitato che prende l’iniziativa di congedarsi. Educazione e cortesia? Sì, ma soprattutto pratica della carità. Il padrone di casa si trova in una situazione che fa pensare a Dio, al quale tutti accorrono per essere beneficiati, come afferma il Salmo di questa domenica: «La sua tenerezza si espande su tutte le creature. […] Gli occhi di tutti sono rivolti a Te in attesa, e Tu provvedi loro il cibo a suo tempo» (145, 9.15).

Quando è nata questa usanza? Probabilmente non lo sapremo mai, ma possiamo ipotizzare che sia stato proprio lì, nel deserto di Betsaida: il Divino Anfitrione non volle congedare i visitatori, ma li trattenne presso di Sé, preparando loro una nuova manifestazione della Sua tenerezza. Cristo stesso dava uno dei primi esempi di civiltà… cristiana.

Da questo passo del Vangelo possiamo quindi trarre:

– Una convinzione: Nostro Signore non ci congederà, non ci manderà mai via né respingerà le nostre richieste. Il Sacro Cuore palpita di compassione per noi e ci darà aiuto in sovrabbondanza, alla maniera del pane moltiplicato, di cui avanzarono «dodici ceste piene» (Mt 14, 20).

Un proposito: cerchiamo Gesù con tutta la nostra fiducia! Egli attende la nostra visita, non solo nella Comunione sacramentale, ma anche nell’ostensorio o nel tabernacolo, da dove ci inonderà con l’effusione della sua misericordia. Egli ci attende nel confessionale, per «guarire coloro che sono malati», purificando le nostre anime da ogni miseria del peccato.

Accanto a Lui Si trova Maria Santissima, celeste anfitriona, dalle cui mani materne giungerà sempre a noi il torrente inesauribile della grazia e del perdono. 

 

Note


1 Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, vol. V, pp.337-338.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Altro dall'autore

Articoli correlati