Il segreto dell’amore e il seme dell’eternità

Gesù ci invita a seguirLo sulla via del Calvario. Come portare a buon fine questo proposito? Due sono i punti fondamentali.

30 agosto – XXII Domenica del Tempo Ordinario(Ger 20, 7-9; Sal 62; Rm 12, 1-2; Mt 16, 21-27)

Il Divin Maestro interrogò gli Apostoli sulla sua identità, al che Pietro rispose prontamente: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). Gesù, allora, lo benedisse: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei Cieli» (Mt 16, 17).

Subito dopo Nostro Signore rivela, per la prima volta, la sua Passione, Morte e Risurrezione. Il Vangelo prosegue: «Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: ‘Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai’. Ma Egli, voltandosi, disse a Pietro: ‘Va’ dietro a me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!’» (Mt 16, 22-23).

Un severo rimprovero al primo Vicario di Cristo… Perché? Sebbene Pietro – non ancora santo – avesse riconosciuto la divinità del Maestro per ispirazione divina, parlava come un uomo legato ai concetti del mondo. Non ammetteva il dolore nel cammino del Messia atteso, che avrebbe restaurato – in una visione terrena – il potere di Israele. Gesù, invece, rivela il lato soprannaturale della sua venuta: il riscatto dell’umanità e l’apertura delle porte del Cielo.

Così, il Divin Redentore ci insegna qualcosa di fondamentale: occorre cautela nei confronti delle elucubrazioni personali o dei consigli che ci distolgono dai nostri doveri spirituali, anche se provengono da un amico, poiché egli sarà un cattivo consigliere, ossia, satana!

Gesù esorta quindi: «Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua» (Mt 16, 24). «Rinnegare se stessi» significa dire «no» a tutto ciò che io voglio ma che Dio non vuole, accettando con gratitudine ciò che la Provvidenza ci riserva. Tale compito si rivela arduo. E Nostro Signore lo sa bene… poiché ci invita a seguirLo sulla via del Calvario. Come portare a buon fine questo proposito? Due sono i punti fondamentali.

In primo luogo, tenere presente che «l’amore è la capacità di una persona di soffrire per l’altra, con gioia», secondo la definizione del Dott. Plinio Corrêa de Oliveira. Senza un amore profondo per il Salvatore – che si dimostra nell’osservanza dei Comandamenti e nella pratica delle virtù –, non avremo il coraggio necessario per soffrire per Lui.

In secondo luogo, è essenziale tenere lo sguardo fisso sulla promessa dell’eternità, dove Nostro Signore «renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt 16, 27). In questo sta la chiave per accettare, con coraggio e fede, le prove che Egli permette nella nostra vita. Le sofferenze, quando ben accolte, ci purificano e ci preparano alla gioia della felicità senza fine.

Nelle tribolazioni del mondo, è necessario percorrere la Via Crucis già compiuta da tanti Santi che oggi abitano nel Regno dei Cieli. Chiediamo dunque alla Madre di Misericordia grazie speciali per confidare pienamente in Lei, che ha accompagnato il suo Divin Figlio nei dolori della Passione e nella gloria della Risurrezione. Questo è il segreto del vero amore su questa terra e il seme della felicità eterna. 

 

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