Le domande dei lettori

Qual è il vero significato di Atti 17, 24?

Waldir R. – tramite e-mail

Il versetto degli Atti degli Apostoli che suscita dubbi sulla sua interpretazione è il seguente: «Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo».

Innanzitutto, è necessario comprendere il contesto del passo in questione. San Paolo si trovava nell’Areopago di Atene. In qualità di insigne evangelizzatore, non avrebbe potuto denunciare gli errori dei Greci già all’inizio del discorso; era necessario prima conquistare i loro cuori.

San Beda (cfr. Super Acta Apostolorum expositio, cap.XVII) commenta che l’Apostolo delle Genti agì con gradualità: prima spiegò che solo Dio è il Creatore del mondo; poi combatté apertamente la credenza nell’idolatria; infine, insegnò che Dio, a immagine e somiglianza del quale è stato fatto l’uomo, non deve essere misurato secondo il valore dei metalli. Nonostante gli sforzi di San Paolo, la maggior parte degli Ateniesi respinse il messaggio; solo «alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro» (At 17, 34). Così, il seme del Vangelo fu piantato.

Nel caso in questione, l’Apostolo fa eco alle parole del Re Salomone nel giorno della dedicazione del Tempio di Gerusalemme: «Ecco i cieli e i Cieli dei cieli non possono contenerTi, tanto meno questa casa che io ho costruita!» (1 Re 8, 27).

San Tommaso d’Aquino, con logica e chiarezza senza pari, spiega che il culto esteriore a Dio è effettivamente necessario. Infatti, essendo gli uomini dotati di corpo, anche il loro culto deve servirsi di elementi materiali; per questo si svolge in un luogo concreto, cioè, nel tempio. In questo modo, si rende maggiore riverenza a Gesù Cristo, sia nella sua divinità, sia nella sua umanità. Inoltre, nei luoghi sacri le preghiere diventano più degne di essere ascoltate. Per l’Aquinate, sono altresì necessari tempi, luoghi, vasi sacri e ministri specifici per il culto divino, al fine di onorare meglio Dio (cfr. Somma Teologica. I-II, q.102, a.4).

Vale la pena ricordare che, quando il Bambino Gesù aveva dodici anni e Si era smarrito, Maria e Giuseppe Lo cercarono angosciati e «dopo tre giorni Lo trovarono nel Tempio» (Lc 2, 46). Già all’inizio della sua vita pubblica, Nostro Signore dichiarò: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2, 19), riferendosi «al tempio del suo Corpo» (Gv 2, 21). A sua volta, San Luca racconta che, poco prima di sottoporSi alla Passione redentrice, «durante il giorno insegnava nel tempio, la notte usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo veniva a Lui di buon mattino nel tempio per ascoltarlo» (Lc 21, 37-38). Per un mistero insondabile, lo stesso «Tempio di Dio» – Cristo – volle manifestarSi in modo speciale in un tempio materiale.

In modo sublime, va inoltre affermato che anche la Madre di Dio fu tempio per il Bambino Gesù. Ella Lo generò per opera dello Spirito Santo e racchiuse in sé Colui che neppure i Cieli possono contenere… 

 

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